Abbiamo il diritto e il dovere di difenderci dagli

L’ “islam-falso” dalle nostre parti è una specie di moda male intesa che attrae gli intelletti deboli e allo sbando. Tipicamente, gli intelletti deboli “de sinistra” ottusi e pronti ad accodarsi alla nuova utopia che più li seduca. E l’ “islam-falso” offre loro l’occasione cercata. Quelli “de sinistra” notoriamente si baloccano con le idee su come vorrebbero che il mondo fosse (sognano un “islam-moderato”), a differenza -ad esempio- di noi "contro-jihadisti" che intendiamo principalmente regolarci in base a quel che il mondo è. E non tutto quel che è bello è vero; non tutto quel che è vero è bello.

Il FALSO-ISLAMICO, in sostanza, dalle nostre parti o è una sorta di patetico Fanfulla indigeno, oppure -e qui il discorso si fa più serio- è un soggetto allogeno il quale pur dichiarandosi “musulmano” (per una sorta di scusabile riflesso condizionato) in realtà nulla osserva dei tantissimi compulsivi e crudeli precetti di tale “religione” che esige dai suoi praticanti un bigottismo cieco.

Ha abbandonato quelle deprecabili incrostazioni sub-culturali e vive normalmente perseguendo dignità di lavoro e libertà di esistenza. “io sono un musulmano-finto” = mi disse in una conversazione tempo fa un turco che vive da anni in Italia per lavoro. Bene.

Il FALSO-ISLAMICO è una persona degna, amichevole, laboriosa, rispettosa, leale. La verità si deduce dai fatti; le persone si giudicano -e se necessario si discriminano- in base ai loro comportamenti, non certo in base alle loro “credenze” o “fedi”.

“Puoi inserirti nella nostra società, e ti accettiamo in base al principio della eguaglianza di diritti e doveri e della parità legale di tutte le persone; da noi la Legge sta sempre sopra ogni e qualsiasi “religione” e non sono ammessi privilegi o deroghe basati su queste ultime; la nostra Società si evolve e si sforza di progredire sotto tanti aspetti, col contributo di ogni persona civile e bene intenzionata; sappi inoltre che i nostri valori fondamentali di civiltà sono inalienabili.”

L’ “islam-vero” dalle nostre parti è una infezione esogena. L’ “islam-vero” è intrinsecamente violento ed incompatibile con la nostra civiltà e col nostro ordinamento giuridico attuale. Tre volte ci attaccò e tre volte venne sconfitto da una “religione” (il cristianesimo) che aveva raccolto attorno a sé forze superiori. Ma era un’altra civiltà, un’altra società; erano altri tempi. Adesso che ci attacca per la quarta volta, se gli opponiamo di nuovo una qualsifosse “religione” (non parliamo poi del “comunismo” ... per carità! = “religione” morta seppure con troppi adepti ancora vivi) saremo quasi certamente sconfitti.

Oggi l’ “islam-vero” si combatte con la nostra superiorità etica. Dobbiamo indurre gli islamici-veri ad attaccarci là dove noi siamo molto più forti di loro (e dove loro ci odiano maggiormente, accecati dall'invidia e dal senso di inferiorità) = sul terreno della civiltà moderna che si evolve.

Il VERO-ISLAMICO, in fondo, dalle nostre parti è una persona svantaggiata. Ha qualcosa che non va nella sua mente, nel suo “imprinting”, nel suo condizionamento. Rimane legato ai livelli elementari e in un certo senso “bestiali” degli aggregati sociali pre-umani o quanto meno primitivi, tipicamente regolati da gretti, turpi codici ancestrali. Così entra in conflitto con una società umana giunta ad un modello di vita più evoluto e la maggior parte delle volte finisce col pagarla cara. Certo non ha una vita felice.

Vive coi suoi correligionari in un rancoroso auto-isolamento e medita di distruggere e fare regredire per poi dominare, la società moderna dove si è voluto introdurre (prevalentemente da non desiderato ospite) odiandola, tuttavia godendone i benefici:

paradossalmente = porta con sé i mali, gli abomini, gli stenti  -fisici e psicologici-  dai quali egli fugge… e i suoi guai rischiano di diventare i nostri.

Le leggi per tenerlo a bada le abbiamo. Il punto è di esigerne e ottenerne il rispetto: è un problema di auto-tutela della nostra moderna civiltà valoriale.

Il VERO-ISLAMICO è un ritardato, nel percorso dell’evoluzione sociale. Un disadattato torvo e ostile. Forse possiamo non disprezzarlo perché, di fatto, non può essere diverso da ciò che è. Ma se teoricamente la nostra società evoluta non avesse il diritto di condannarlo, praticamente ha il diritto/dovere di difendersene.

“Non puoi non voler uccidere, e per questo non ti condanniamo; ma poiché noi non vogliamo essere aggrediti e tantomeno uccisi, non possiamo non controllarti, o respingerti / espellerti.”

Inevitabile ( -e inutile?- ) predicozzo finale :

guai a consentire violazioni della Legge adducendo il pretesto di tutelare una presunta “libertà religiosa”. Si rischia di regredire irreversibilmente al livello degli Islamici-Veri.

Il rispetto dei nostri valori fondamentali si deve esigerlo, e se necessario si deve imporlo. Altrimenti, addio civiltà progredita. Ma soprattutto addio libertà, la già non molta che abbiamo conquistato a caro prezzo lungo generazioni di progresso sociale.