La guerra al terrorismo islamico e il fallimento dell'integrazione dei musulmani al centro dello scontro elettorale tra Macron e Le Pen

(Il Giornale, 24 aprile 2017) - La Francia come l'Iraq, la Siria, l'Afghanistan. Si è votato con l'incubo del terrorismo islamico. I seggi elettorali blindati perché considerati “obiettivi sensibili”, cioè possibili bersagli di attentati dei fanatici che uccidono urlando “Allah è il più grande”. Apparentemente hanno fallito, considerando che la percentuale di chi è andato a votare è rimasta sostanzialmente immutata rispetto alle precedenti elezioni del 2012. I francesi non si sono fatti intimidire, hanno reagito superando la paura di ritrovarsi vittime della ferocia sanguinaria di chi disconosce la sacralità della vita propria e altrui, ha prevalso la volontà di salvaguardare la libertà di voto che è il fulcro della democrazia. Ma di fatto la paura del terrorismo islamico c'è, si è radicata nel vissuto dei francesi. Così come è per gli svedesi, i britannici, i belgi, i tedeschi, gli olandesi. La paura del terrorismo islamico, più in generale la paura dell'islamizzazione delle nostre società, è ormai parte integrante della quotidianità degli europei, è una presenza innegabile con cui siamo costretti a confrontarci e a scontrarci.

Al tempo stesso le elezioni francesi sono le prime in Europa in cui ci si è affrancati dalla paura di denunciare l'islam, non ancora come religione, ma come ideologia sì, declinandolo come “islam radicale”. Laddove ovunque in Europa, resta un tabù abbinare la parola “islam” al concetto di per sé criminalizzante di “terrorismo” o “totalitarismo”, finalmente in Francia è stata sdoganata la denuncia dell'islam, finalmente i candidati alle presidenziali francesi hanno smesso di raggirare i cittadini, permettendo loro di potersi identificare con un linguaggio della politica che rappresenta correttamente la realtà del loro principale incubo.

Ed è del tutto evidente che nel ballottaggio tra la Le Pen e Macron emergeranno come centrali sia il tema del terrorismo islamico, con circa 16 mila “islamici radicalizzati” francesi che minano costantemente la sicurezza dei cittadini, sia il tema del fallimento del modello di convivenza denominato “assimilazionismo”, perché sostanzialmente molti musulmani non si integrano, s'identificano nell'islam non nella laicità, si riconoscono nelle moschee più che nello Stato, in parte aspirano a imporre la sharia, la legge di Allah. Sul nastro di partenza del ballottaggio si delineano due prospettive radicalmente diverse: liberare con il pugno duro la Francia non solo dai potenziali terroristi islamici ma anche dall'ideologia islamica che li anima, o affidare ai “musulmani moderati” il compito di isolare i “fanatici” promuovendo comunque la diffusione dell'islam e delle moschee. 

Ma non è da escludere che Macron, pur di bloccare la vittoria della Le Pen, assuma delle posizioni assai vicine alle sue, come hanno già fatto i candidati centristi in Austria e in Olanda per fermare il successo della destra. Comunque vada, la guerra al terrorismo islamico e il fallimento dell'integrazione dei musulmani sono ormai le priorità della Francia e dell'Europa.

magdicristianoallam@gmail.com

 

Postato il 24/04/2017 15:49:31 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

Marine Le Pen ce l'ha fatta. Ma ci vorrà un miracolo per vincere Macron al ballottaggio e diventare la prima Presidente di destra della Francia

Cari amici, Marine Le Pen, Presidente del Fronte Nazionale, ce l'ha fatta. Sarà lei a sfidare al ballottaggio Emmanuel Macron, il socialista dissidente che si è presentato con una propria lista "En marche!". 

Per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica in Francia, non andrà  al ballottaggio un candidato delle due formazioni che dal 1958 hanno monopolizzato la scena politica: i Repubblicani e i Socialisti. 

Sia il candidato dei Repubblicani, Francois Fillon, sia il candidato socialista Benoit Hamon, hanno subito annunciato che al ballottaggio tra 15 giorni, domenica 7 maggio, voteranno a favore di Macron. 

Solo un miracolo potrebbe consentire a Marine Le Pen di vincere al ballottaggio e diventare la prima Presidente di destra della storia della Francia. In teoria tutto è possibile considerando il discredito che grava sui partiti tradizionali e sulla trasversalità del consenso della Le Pen sul tema della sicurezza e del riscatto dell'identità nazionale. I prossimi 15 giorni saranno decisivi per il futuro non solo della Francia ma di tutt'Europa.

Postato il 23/04/2017 22:00:47 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Alle Presidenziali in Francia sono con la Le Pen e in alternativa con Fillon

Buona domenica amici. Aspettiamo trepidanti il risultato delle elezioni in Francia. Il cuore è con la Le Pen. Ma la ragione ci dice che ci vorrà un miracolo. L'alternativa accettabile sarebbe Fillon. I sondaggi danno il socialista Macron, sostenuto dalla grande finanza, in vantaggio. 

Si ripeterà il miracolo della vittoria di Trump, della Brexit e del "No" in Italia?

Postato il 23/04/2017 08:54:58 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

I miei 65 anni

Da bambino avrei pensato ai miei 65 anni come alla vecchiaia, in cui ci si mette in un angolo della vita, lasciando che siano i più giovani a governare anche il tuo mondo.

Oggi mi sento colmo di linfa vitale che mi proietta naturalmente al centro della vita, investito della missione di governare anche il mondo dei giovani.

Da bambino avrei pensato ai miei 65 anni come alla schiena ricurva e al capo chino, che ti obbligano a ritirarti in buon ordine perché non puoi competere nella maratona della Storia.

Oggi il mal di schiena è un male comune, ma la mia è sempre dritta sul campo di battaglia; la fatica del vivere è un male diffuso, ma la mia testa è sempre alta di fronte alle avversità. 

Da bambino avrei pensato ai miei 65 anni come alla parlata lenta e allo sguardo remissivo,  di chi man mano perde lucidità ed è travolto dall'irruenza delle emergenze nella quotidianità.

Oggi so che è la forza della saggezza che ti dona la sintesi in grado di mettere ordine nel frastuono dell'impulsività degli istinti, che ispira la semplicità espressiva di chi si è liberato dell'affanno delle mille contingenze, frequentando con profitto la scuola della vita.

Da bambino avrei pensato ai miei 65 anni come ormai prossimo al capolinea di un'esistenza consumata nella consuetudine, lasciato solo a fronteggiare il momento dell'addio.

Oggi vivo con estrema serenità nella consapevolezza che la morte è l'unica certezza scontata, mentre è la vita la grande incognita da scoprire e conquistare giorno dopo giorno. 

Da bambino immaginavo di cambiare il mondo immedesimandomi nei super-eroi mitizzati sui libri o nei film, confondendo ingenuamente la realtà con la fantasia.

Oggi a 65 anni so bene che il mondo lo dobbiamo cambiare davvero, anche volando alto oltre il seminato, e sono fiducioso che il miracolo si compirà, ma rimboccandoci le maniche e stringendoci per mano.

A 65 anni sento che ho ancora una vita davanti a me, per dare il mio contributo al cambiamento necessario per salvaguardare la nostra umanità, illuminando le menti e fortificando gli animi, fino al giorno in cui mi sentirò appagato contemplando in estasi il sorriso dei miei figli.

Postato il 22/04/2017 07:08:53 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

L'attentato di Parigi era prevedibile: si sapeva che il terrorista islamico Karim Cheurfi poteva colpire ma lo si è lasciato libero

L'attentato che ha nuovamente colpito ieri notte Parigi è definibile "la cronaca di un attentato preannunciato", nel senso che era prevedibile ma non lo si è impedito.

Karim Cheurfi, 39 anni, è il terrorista islamico che armato di kalashnikov ha sparato sugli Champs-Elysees a Parigi uccidendo un poliziotto e ferendone altri due, prima di venire abbattuto.

Cheurfi era nato il 31 dicembre 1977 a Livry-Gargan a Seine-Saint-Denis ed era residente a Chelles (a Seine-et-Marne, vicino Parigi).

Nella sua auto, dopo la sparatoria, insieme ad un fucile a pompa e ad alcuni coltelli, c'erano un Corano e fogli scritti inneggianti all'Isis. A casa sua a Chelles, dove viveva con la madre, sono stati trovati «elementi della radicalizzazione tra cui un libretto salafita».

Cheurfi era stato arrestato il 23 febbraio di quest'anno per avere minacciato la polizia. Gli agenti si resero conto che l'uomo non aveva rispettato i domiciliari e l'obbligo di cure psichiatriche, decisi dal tribunale in relazione al suo precedente arresto. Il giudice responsabile dell'applicazione delle pene non ritenne però che ci fossero motivi sufficienti perché l'uomo tornasse in carcere.

Il 6 aprile 2001 sparò contro due agenti ferendoli gravemente, mentre viaggiava su un'auto rubata a Roissy-en-Brie (Seine-et-Marne). L'8 aprile, due giorni dopo, ferì gravemente in carcere un guardiano, dopo averlo chiamato con il pretesto di aver bisogno di medicinali, riuscendo a sfilargli la pistola e a sparare, ma l'agente riuscì a metterlo a terra ed immobilizzarlo.

Nel 2003 fu condannato a 20 anni di reclusione, ridotti a 15 anni in appello nel 2005. Uscito dal carcere in libertà vigilata, è stato nuovamente condannato nel 2014 a 4 anni di carcere per furto aggravato, di cui 2 anni con la condizionale. Era appena uscito dal carcere sempre in libertà vigilata.

Eppure sembra che Cheurfi non fosse schedato con la "Fiche S", la categoria degli islamici radicalizzati che potrebbero compiere degli attentati terroristici.

È il caso di dirlo: non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.

Postato il 21/04/2017 15:31:37 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Ennesimo attentato terroristico islamico a Parigi. È una guerra persa se abbiamo paura dell'islam

Ennesimo attentato terroristico islamico a Parigi. Al momento sono stati uccisi un poliziotto e il terrorista islamico che ha sparato per primo. Era conosciuto alle forze dell'ordine ed era classificato come radicalizzato che avrebbe potuto compiere attentati. Eppure lo si è lasciato fare. Nonostante che in Francia sia in vigore lo stato d'emergenza. Nonostante che il presidente francese Hollande il 13 novembre 2015 dopo una serie di attentati terroristici islamici che provocarono 317 morti disse "Siamo in guerra". 

Ebbene la verità è che non si vuole prendere seriamente atto che siamo in guerra. Non ci si comporta come se fossimo in guerra. Non si è compreso che in guerra si deve combattere per vincere. Non si ha soprattutto l'onestà intellettuale e il coraggio umano di prendere atto che il nemico da sconfiggere è l'islam, perché è l'islam che avvelena le menti e snatura i cuori delle persone trasformandole in robot della morte.

È ora di dire basta al terrorismo islamico e basta alla viltà dell'Europa che ha paura di guardare in faccia la realtà dell'islam.

Postato il 20/04/2017 23:13:20 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Il 25 aprile: la guerra finita e quella che continua

La ricorrenza annuale della “liberazione” mi riporta a confrontarmi con la memoria di eventi vissuti. Capita a molti della mia generazione: ci riscopriamo testimoni di storia, e per la nostra parte, protagonisti di un’epoca. Testimoni e protagonisti: attivi, o secondari, o minimali, inconsapevoli. Abbiamo percorso, passo passo, forse non una sola, ma  più epoche successive, comprese in poco più di tre quarti di secolo: così tante, tanto diverse. E nel confronto con quel che succede oggi, tanto terribilmente simili. 

Comincio da una riflessione, recente. Visito un cimitero di guerra alleato, alla periferia di Milano. Lì riposano 417 militari del Commonwealth, caduti  nel periodo 1943-44. Leggo su una lapide: “Known unto God”. Significa “conosciuto da Dio”. Noi, in italiano, avremmo scritto “ignoto”. E non è proprio la stessa cosa.

Penso ad un più denso significato, e  a tanti altri combattenti della seconda guerra mondiale, militari e non. A chi è morto su un fronte o sull’altro, per un’idea o per il suo contrario, consapevoli  o no di essere nel giusto,  forse dubbiosi  o pentiti. Penso a scelte e drammi di coscienze diverse svanite nel nulla, a noi ignote come quel caduto. “Known unto God”. Solo Dio lo sa. 

E  mi rivedo bambino. Con la mia sorellina assisto  a distanza ad un evento di cui non posso cogliere la portata. Sono a Vigolante, presso Parma. Con la mia famiglia siamo sfollati per la guerra nella casa di campagna dei nonni. E’ posta al termine d’una stradetta campestre, ora intitolata al mio nonno materno: via Chierici. Oggi posso  individuare con precisione il giorno e l’anno dell’evento, anche perché ho un archivio domestico di documenti, foto e cimeli, cui attingere per ricostruire e verificare i ricordi. Con la mia sorellina sono nel giardino di quella casa, presso la siepe che lo chiude sul lato che guarda verso Parma. Da lì assisto in pieno giorno ad un bombardamento aereo sulla città, laggiù, lontano, oltre i campi. E’ il 25 maggio del 1944. Nell’eco dei boati, vedo alzarsi alte dense nubi di fumo di color rosso mattone. Mesi dopo quei fatti, girando per la città, imparerò anche l’odore dei bombardamenti: un sentore acre e pungente, mai dimenticato, che si sprigiona dalle macerie, mentre le facciate delle case hanno le occhiaie vuote di finestre senza infissi, che mostrano l’azzurro del cielo dall’altra parte, perché non c’è più il tetto, né la casa dietro. 

Immagini simili a quelle che ancora oggi vediamo in tv, nei reportage di guerra, da Aleppo e dalle città distrutte della Siria. Ma tornando a ciò che osservo dal giardino, in quel giorno di maggio del 44, noto fra le lontane nuvole rosse il volteggiare di aerei dalla singolare architettura. Sono aerei a “doppi travi di coda”, mai visti prima, pur avendo visto già tanti altri aeroplani che mio padre, allora sergente maggiore dell’aeronautica, in più occasioni mi aveva indicato e insegnato a conoscere, lasciandomi così una passione per gli aerei che dura tutt’ora. Anche quegli aerei, che erano caccia Lightning americani in dotazione anche alla RAF, e la loro presenza nel cielo di Parma, mi portano poi, da adulto, ad individuare la data, perché in quel giorno si pone un evento significativo in cui radica la riflessione su cui qui mi soffermo. 

I fatti che ora racconto li conobbi poi, negli anni. Nella tarda mattinata di quel 25 maggio 1944, scortati da 40 caccia Lightning, comparvero ad alta quota su Parma  100 bombardieri angloamericani “Liberator”. Erano tanti quanti ne bastavano per cancellare la città e i suoi abitanti. Curiosamente si chiamavano proprio “Liberator”, liberatori, e in coerenza col nome preparavano la Liberazione, dovuta infatti in parte preponderante al massiccio intervento alleato. Un intervento che aveva già inferto incalcolabili danni e lutti a tante città d’Italia, come ad esempio Milano, distrutta al 40% dai massicci bombardamenti “liberatori” del luglio ’43, con spezzoni incendiari. Orbene di fronte all’imponente comparsa nel cielo di Parma di quegli aerei, una decina di aerei da caccia in parte italiani, della RSI, e in parte tedeschi di stanza negli aeroporti della  zona, si alzarono in volo per contrastare i 140 aerei alleati ,nel disperato tentativi di ritardare ed evitare la distruzione totale della città, in un impari e disperato confronto. E ci riuscirono: in 10 contro 140, in un lungo, feroce e insistito combattimento limitarono i danni dell’incursione alleata, altrimenti letale per la città e i preziosi monumenti del suo centro storico. 

Tra i piloti italiani si distinse Vittorio Satta, 24 anni, che sul suo Macchi 205, non limitandosi ad attaccare i bombardieri, affrontò direttamente la caccia nemica. Nell’impari lotta, iniziata alle 12,50, rimanevano in cielo alle 13,15 solo tre aerei italiani che continuavano a duellare. L’aereo di Vittorio Satta fu colpito dal pilota di un Lightning, il tenente americano Jack D. Lewis, la cui testimonianza fu preziosa per confermare l’eroismo di Satta. Il pilota italiano, raccontò Lewis, avrebbe potuto lanciarsi col paracadute, invece fu visto manovrare l’aereo trafitto da decine di colpi per non lasciarlo cadere sulla città, pilotandolo in una velocissima discesa verso i campi esterni all’area urbana. Voleva riuscire a condurre il velivolo, danneggiato al limite estremo della  governabilità, prima che diventasse incontrollabile, oltre l’abitato benché i Lightning  ancora lo inseguissero mitragliandolo. L’impatto sul terreno a velocità pazzesca lasciò solo alcuni frammenti metallici sul terreno morbido e acquitrinoso presso San Prospero, ma dell’aereo i cittadini accorsi sul luogo non videro praticamente nulla. Ritrovarono l’aereo a sette metri di profondità sotto terra solo 56 anni dopo, nel novembre del 2000. Sette metri sotto terra, a testimonianza della velocità e della violenza dell’impatto. C’erano ancora i resti del pilota, seduto al suo posto. Dopo tutti quegli anni era stato deciso di effettuare uno scavo nel punto d’impatto, perché era rimasta viva nei testimoni oculari di quella battaglia  l’impresa dell’eroico pilota. Ma nessuno, per tanto tempo, aveva sostenuto la proposta dei suoi commilitoni di ricercarne i resti. Comprensibilmente, direi, perché la città  restava e resta  saldamente legata al ricordo dell’epopea partigiana, e ai suoi martiri. Parma, da sempre rossa e certo poco disponibile nei confronti di chi aveva vestito una divisa della RSI, rese però alla fine  dignitosamente onore a Satta. La memoria di chi aveva difeso la sua terra e la sua gente fino all’ultimo attimo di vita era stata tramandata oralmente dai vecchi ai giovani per mezzo secolo, pur nell’ovvio silenzio delle annuali celebrazioni ufficiali in memoria dei caduti della guerra e della Resistenza. Sarebbe stato difficile, prima, riconoscere i meriti di chi, difendendo  tanti inconsapevoli parmigiani al prezzo del proprio personale sacrificio, aveva  salvato la città dai suoi “liberatori”. I grandi, quelli veri, lo furono “a loro insaputa”, e nostra. Quale la loro coscienza, gli ultimi pensieri, il loro credo ? “Known unto God” . Solo Dio sa.

La Liberazione segnò una separazione cronologica dalla guerra e dal totalitarismo, ma non la loro scomparsa dal mondo. Né avrebbe potuto, o voluto. Oggi, in tempi tanto diversi e così simili, altri bambini, quelli sopravvissuti in paesi tormentati da conflitti, guardano a distanza scene di guerra, turbati o incoscienti, come il piccolo Vittorio Z., 73 anni fa , a Vigolante. Incombono sull’umanità le minacce d’una guerra mondiale di nuovo genere, mentre presente e passato paiono confondersi. A quelli come me gli eventi dicono tristemente che bisogna ricominciare daccapo, ciascuno forse più solo di fronte a scelte e drammi della coscienza disillusa, e  Dio solo sa quanto. Ma battere la disillusione è la  sfida di oggi. E altro non ci resta da fare. Contro la sottomissione, per un’altra Liberazione.                    

                                                                                                        

 

 

 

Postato il 20/04/2017 18:22:10 in Cittadinanza attiva di Vittorio Zedda

Ci vuole una nuova Resistenza e una nuova Liberazione contro l'invasione di africani voluta da chi ci governa

Stanno scaricando sulle coste italiane migliaia di africani, prelevati a breve distanza dalla Libia. Vengono sospinti in mare dalle coste libiche su centinaia di gommoni insicuri, fabbricati apposta e in economia per il criminale mercato dei negrieri.

I  continui annegamenti di migranti, spesso coatti, sono da addebitare a chi fornisce quei gommoni e a chi li carica all'inverosimile di gente. Ai trafficanti di carne umana non interessa che i "passeggeri" dei gommoni arrivino vivi o morti. Ma che fine hanno fatto gli accordi di Minniti con le tribù libiche?

Basta con questo governo che ci prende in giro, si fa prendere in giro, ci obbliga a subire un'invasione e non ci rende conto del suo operato, né ci consulta in merito. Noi paghiamo e ci sentiamo pure colpevolizzare per gli annegamenti. Paghiamo di tasca nostra come contribuenti cooperative e organizzazioni ingaggiate per l'accoglienza, mentre abbiamo sempre più italiani in povertà assoluta. 

E lo chiamiamo aiuto umanitario. A chi? Agli africani? Agli italiani? O sosteniamo un nuovo crimine epocale di cui chi ci governa è complice? Ma come cittadini non siamo capaci di organizzare dei flash-mob di protesta, visto che manifestazioni autorizzate per questi problemi nessuno ne organizza? Continuando così gli italiani finiranno per ribellarsi. La Resistenza e anche la Liberazione non sono solo quelle del passato. Aggiorniamole.       

 

Postato il 19/04/2017 17:28:17 in Cittadinanza attiva di Vittorio Zedda

Abbiamo il diritto e il dovere di difenderci dagli "islamici veri" che ci vogliono sottomettere e calpestare la nostra civiltà

L’ “islam-falso” dalle nostre parti è una specie di moda male intesa che attrae gli intelletti deboli e allo sbando. Tipicamente, gli intelletti deboli “de sinistra” ottusi e pronti ad accodarsi alla nuova utopia che più li seduca. E l’ “islam-falso” offre loro l’occasione cercata. Quelli “de sinistra” notoriamente si baloccano con le idee su come vorrebbero che il mondo fosse (sognano un “islam-moderato”), a differenza -ad esempio- di noi "contro-jihadisti" che intendiamo principalmente regolarci in base a quel che il mondo è. E non tutto quel che è bello è vero; non tutto quel che è vero è bello.

Il FALSO-ISLAMICO, in sostanza, dalle nostre parti o è una sorta di patetico Fanfulla indigeno, oppure -e qui il discorso si fa più serio- è un soggetto allogeno il quale pur dichiarandosi “musulmano” (per una sorta di scusabile riflesso condizionato) in realtà nulla osserva dei tantissimi compulsivi e crudeli precetti di tale “religione” che esige dai suoi praticanti un bigottismo cieco.

Ha abbandonato quelle deprecabili incrostazioni sub-culturali e vive normalmente perseguendo dignità di lavoro e libertà di esistenza. “io sono un musulmano-finto” = mi disse in una conversazione tempo fa un turco che vive da anni in Italia per lavoro. Bene.

Il FALSO-ISLAMICO è una persona degna, amichevole, laboriosa, rispettosa, leale. La verità si deduce dai fatti; le persone si giudicano -e se necessario si discriminano- in base ai loro comportamenti, non certo in base alle loro “credenze” o “fedi”.

“Puoi inserirti nella nostra società, e ti accettiamo in base al principio della eguaglianza di diritti e doveri e della parità legale di tutte le persone; da noi la Legge sta sempre sopra ogni e qualsiasi “religione” e non sono ammessi privilegi o deroghe basati su queste ultime; la nostra Società si evolve e si sforza di progredire sotto tanti aspetti, col contributo di ogni persona civile e bene intenzionata; sappi inoltre che i nostri valori fondamentali di civiltà sono inalienabili.”

L’ “islam-vero” dalle nostre parti è una infezione esogena. L’ “islam-vero” è intrinsecamente violento ed incompatibile con la nostra civiltà e col nostro ordinamento giuridico attuale. Tre volte ci attaccò e tre volte venne sconfitto da una “religione” (il cristianesimo) che aveva raccolto attorno a sé forze superiori. Ma era un’altra civiltà, un’altra società; erano altri tempi. Adesso che ci attacca per la quarta volta, se gli opponiamo di nuovo una qualsifosse “religione” (non parliamo poi del “comunismo” ... per carità! = “religione” morta seppure con troppi adepti ancora vivi) saremo quasi certamente sconfitti.

Oggi l’ “islam-vero” si combatte con la nostra superiorità etica. Dobbiamo indurre gli islamici-veri ad attaccarci là dove noi siamo molto più forti di loro (e dove loro ci odiano maggiormente, accecati dall'invidia e dal senso di inferiorità) = sul terreno della civiltà moderna che si evolve.

Il VERO-ISLAMICO, in fondo, dalle nostre parti è una persona svantaggiata. Ha qualcosa che non va nella sua mente, nel suo “imprinting”, nel suo condizionamento. Rimane legato ai livelli elementari e in un certo senso “bestiali” degli aggregati sociali pre-umani o quanto meno primitivi, tipicamente regolati da gretti, turpi codici ancestrali. Così entra in conflitto con una società umana giunta ad un modello di vita più evoluto e la maggior parte delle volte finisce col pagarla cara. Certo non ha una vita felice.

Vive coi suoi correligionari in un rancoroso auto-isolamento e medita di distruggere e fare regredire per poi dominare, la società moderna dove si è voluto introdurre (prevalentemente da non desiderato ospite) odiandola, tuttavia godendone i benefici:

paradossalmente = porta con sé i mali, gli abomini, gli stenti  -fisici e psicologici-  dai quali egli fugge… e i suoi guai rischiano di diventare i nostri.

Le leggi per tenerlo a bada le abbiamo. Il punto è di esigerne e ottenerne il rispetto: è un problema di auto-tutela della nostra moderna civiltà valoriale.

Il VERO-ISLAMICO è un ritardato, nel percorso dell’evoluzione sociale. Un disadattato torvo e ostile. Forse possiamo non disprezzarlo perché, di fatto, non può essere diverso da ciò che è. Ma se teoricamente la nostra società evoluta non avesse il diritto di condannarlo, praticamente ha il diritto/dovere di difendersene.

“Non puoi non voler uccidere, e per questo non ti condanniamo; ma poiché noi non vogliamo essere aggrediti e tantomeno uccisi, non possiamo non controllarti, o respingerti / espellerti.”

Inevitabile ( -e inutile?- ) predicozzo finale :

guai a consentire violazioni della Legge adducendo il pretesto di tutelare una presunta “libertà religiosa”. Si rischia di regredire irreversibilmente al livello degli Islamici-Veri.

Il rispetto dei nostri valori fondamentali si deve esigerlo, e se necessario si deve imporlo. Altrimenti, addio civiltà progredita. Ma soprattutto addio libertà, la già non molta che abbiamo conquistato a caro prezzo lungo generazioni di progresso sociale.                 

 

Postato il 19/04/2017 15:21:20 in il polemista polemologo di Giancarlo Matta

La follia dell'Europa che vuole “recuperare” i propri terroristi islamici dopo aver sgozzato e decapitato

(Il Giornale, 18 aprile 2017) - La nuova follia di quest'Europa è l'illusione che i terroristi islamici possano essere “recuperati”, così come avviene con i drogati, gli alcolizzati e i criminali comuni. Innanzitutto è persino impossibile parlare di “recupero”, se in partenza ci si rifiuta di indicarli come “terroristi islamici” e li si definisce “foreign fighters”, che significa “combattenti stranieri”, termine neutrale che non comporta di per sé una negatività, sempre pronunciato in inglese affinché risulti il più possibile incomprensibile. Ancor di più se li si indica “jihadisti”, che in arabo significa “combattenti della guerra santa islamica”, sconosciuto alla maggioranza dei non arabofoni.

I “foreign fighters” o “jihadisti” sono spesso associati al concetto di “lupi solitari”, presentati come schegge impazzite, che non avrebbero assolutamente nulla a che fare con l'islam. Sono “pazzi”, “squilibrati”, “disadattati”. Le cause sono l'emarginazione sociale, la conflittualità etnico-confessionale, la crisi valoriale e identitaria, i trascorsi nella droga e nella criminalità, l'arruolamento in carcere da parte di cattivi predicatori islamici, i contatti con l'Isis via Internet. Ma è tassativamente vietato verificare se sussista o meno un problema insito nell'islam. Perché i precari, i disoccupati, i senzatetto, i drogati, gli alcolizzati, i criminali comuni, i detenuti per reati vari, non sgozzano, decapitano, massacrano e si fanno esplodere? Perché non aspirano a morire dopo aver ucciso il maggior numero possibile di “nemici”? Perché lo fanno solo i musulmani?

È semplicemente impossibile confrontarsi con la realtà del terrorismo islamico fintantoché ci si rifiuterà di guardare in faccia alla realtà dell'islam, che significa conoscere correttamente, letteralmente e integralmente ciò che Allah prescrive nel Corano e soprattutto ciò che ha detto e ancor di più ciò che ha fatto Maometto. È in Allah e in Maometto che si annida la radice del male, senza che ciò debba tradursi nella discriminazione o nella criminalizzazione dei musulmani come persone. È un'Europa ingenua, ignorante, pavida, sottomessa e ideologicamente collusa quella che la porta a chiudere gli occhi di fronte alla realtà della guerra scatenata dal terrorismo islamico globalizzato. Che s'illude che per sconfiggere il terrorismo dei tagliagole, si debba legittimare e sostenere il terrorismo dei taglialingue, di chi ci obbliga a riconoscere l'islam a prescindere dai suoi contenuti, consentendo loro di edificare uno “stato islamico” in nuce che si sostanzia di imam, moschee, velo, sharia, banche islamiche, alimenti halal, islamofobia.

Piaccia o meno la verità è che siamo in guerra. Ed è una guerra autoctona, endogena, che ci è stata imposta. Non la potremo mai vincere ignorandone l'esistenza. Cullandoci di fronte al fatto che i “foreign fighters” sono numericamente esigui rispetto al totale delle nostre popolazioni. Perché loro sono solo la punta dell'iceberg. E noi abbiamo paura di guardare in faccia alla realtà dell'iceberg: l'islam.

magdicristianoallam@gmail.com

 

Postato il 18/04/2017 16:24:20 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

VIDEO - In Europa ci stiamo abituando a convivere con il terrorismo islamico autoctono ed endogeno

In Europa ci stiamo abituando a convivere con il terrorismo islamico autoctono ed endogeno. I terroristi islamici con cittadinanza europea che all’interno stesso dell’Europa massacrano altri cittadini europei da loro condannati indiscriminatamente come “nemici dell’islam”, li chiamiamo con l’eufemismo “Foreign fighters”, i “combattenti stranieri”, che è un concetto del tutto neutrale, come se non ci riguardasse. Siamo arrivati al punto in cui in Belgio i terroristi islamici belgi rilasciano delle interviste a volto scoperto qualificandosi come “soldati dell’Isis”, impegnati a combattere la loro “Guerra santa” contro il Belgio, l’Europa, l’Occidente, il Cristianesimo, gli ebrei e Israele. Mentre la Svezia finanzia con denaro pubblico il rientro in patria dei terroristi islamici con cittadinanza svedese, dopo aver combattuto con l’Isis in Siria e in Iraq, dopo aver sgozzato e decapitato gli infedeli e gli apostati, o lapidato o comunque ucciso gli adulteri e gli omosessuali. E in tutto questo, ed è il paradosso nel paradosso, l’islam non c’entra. Si afferma che i terroristi islamici sono dei pazzi e degli squilibrati, ma guai a parlare dell’islam. Si possono denunciare l’emarginazione sociale e la discriminazione etnico-confessionale in cui sarebbero cresciuti, ma guai a evocare la responsabilità dell’islam nel modificare la mente e il cuore delle persone trasformandole in robot della morte. Chi lo afferma, come faccio io, deve essere allontanato dalle sedi dove si diffonde informazione al grande pubblico, deve essere trattato con diffidenza e ostilità, deve essere considerato ancor più pericoloso degli stessi terroristi islamici perché diffamano l’islam e criminalizzano tutti i musulmani. Quando riusciremo in Europa, nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, a guardare in faccia alla realtà dell’islam, a poter vagliare criticamente i contenuti di ciò che Allah prescrive nel Corano e di ciò che ha detto e ha fatto Maometto?

 

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Postato il 14/04/2017 17:23:47 in Video di Magdi Cristiano Allam

Nella guerra contro il terrorismo islamico globalizzato l'Occidente sbaglia perché ha paura di guardare in faccia all'islam

(Il Giornale, 8 aprile 2017) - Nella guerra contro il terrorismo islamico globalizzato l'Occidente sta sbagliando tutto. Trump ha esordito come “Comandante in capo” dell'America con un bombardamento della Siria, che anche al di là del fatto che è da dimostrare che sia stato Assad a uccidere i propri civili con armi chimiche e del fatto che si è comunque trattato di una violazione del diritto internazionale non essendoci stato l'avallo dell'Onu, è certamente un'auto-sconfessione della strategia che aveva indicato in pompa magna nel suo discorso di insediamento. Lo scorso 20 gennaio Trump promise: «Rafforzeremo vecchie alleanze e ne formeremo di nuove e uniremo il mondo civilizzato contro il terrorismo del radicalismo islamico, che faremo scomparire dalla faccia della terra.» Ebbene a due mesi e mezzo di distanza Trump ha attaccato il regime laico che governa legittimamente la Siria, anche se si tratta di una brutale dittatura come lo sono gran parte dei regimi mediorientali, e ha di fatto dato man forte ai terroristi islamici che da cinque anni hanno scatenato una sanguinosissima guerra civile con il sostegno di Turchia, Arabia Saudita, Qatar, l'America di Barack Hussein Obama e quest'Europa da sempre islamofila.  

In parallelo l'Europa registra l'ennesimo attentato terroristico islamico con il camion che si scaglia all'impazzata contro la folla. È evidente che l'obiettivo non è di natura militare ma psicologico. Si vuole inculcare e diffondere la paura. Perché nel momento in cui ciascuno di noi sarà sopraffatto dalla paura, finiremo per subire senza reagire, per sottometterci senza combattere. Il terrorismo islamico avrà vinto con il minor costo possibile. Una vittoria che si consolida e si accelera nel momento in cui l'Europa immagina che per sconfiggere i terroristi tagliagole, dobbiamo allearci con i terroristi taglialingue, coloro che ci impongono di legittimare l'islam a prescindere dai suoi contenuti violenti, di concedere loro sempre più moschee e scuole coraniche, di corrispondere alle “comunità islamiche” la prerogativa di auto-amministrarsi con le proprie regole e persino con le proprie leggi coraniche.

Non è un caso che gli attentati terroristici islamici si perpetrano solo dove ci sono le “comunità islamiche”, le moschee, i quartieri islamizzati, le moschee. E il colpo di grazia verrà dal sorpasso demografico: grazie al nostro buonismo gli islamici fanno sempre più figli, che manteniamo noi, e che finiranno per sostituirci come società e per seppellirci come civiltà.

Dopo gli attentati di Londra e Stoccolma si tocca con mano come l'Europa si stia “israelizzando”, nel senso di abituarsi a convivere con il terrorismo islamico, con la differenza che non si dichiara in guerra e non ha un fronte interno coeso. Inoltre, mentre per Israele il nemico è esterno, anche nel caso di Hamas, per l'Europa il nemico è interno, essendo gran parte degli attentati perpetrati da cittadini europei di fede musulmana che massacrano all'interno stesso dell'Europa. Ebbene o l'Europa si affranca dalla paura di guardare in faccia l'islam e fa prevalere la nostra civiltà laica e liberale, o avrà scelto di suicidarsi sottomettendosi alla nuova barbarie islamica.

magdicristianoallam@gmail.com

 

Postato il 08/04/2017 11:06:08 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

Ennesimo attentato nel Paese più accogliente del mondo. È ora che l'Europa apra gli occhi.

Cari amici, ennesimo attentato terroristico islamico a Stoccolma, con un camion che si è scagliato contro la folla provocando almeno 3 morti. Anche la Svezia, al pari della Gran Bretagna che ha subito un analogo attentato il 22 marzo sul Ponte di Westminster con l'auto che si è scaraventata sulla recinzione del Parlamento del Regno Unito, è un Paese che coltiva il multiculturalismo. Significa elargire a piene mani diritti e libertà alle "comunità islamiche", accordando loro la prerogativa di auto-amministrarsi sulla base di proprie regole e talvolta delle proprie leggi. La Svezia è uno dei Paesi più generosi al mondo sul piano della "accoglienza" di rifugiati o profughi veri o presunti. La Svezia è tradizionalmente filo-araba, filo-palestinese, filo-islamica, filo-terzomondista. Quando cominceremo a guardare in faccia la realtà dell'islam e ad avere l'onestà intellettuale e il coraggio umano di denunciare l'ideologia islamica che trasforma le persone in robot della morte? Quando decideremo di porre un argine alla follia immigrazionista, relativista, globalista e buonista?

Postato il 07/04/2017 18:05:43 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Trump sbaglia a bombardare Assad. Così rafforza i terroristi islamici

Buongiorno amici. Donald Trump si è comportato come avrebbe fatto Barack Hussein Obama o Hillary Clinton. Si è fidato ciecamente della versione dei fatti data dai terroristi islamici che occupano la città siriana di Idlib, sostenuta a viva voce dal presidente-aspirante Califfo turco Erdogan che ha invocato la vendetta di Allah, accreditata dalle Ong che campano con i fondi delle Nazione Unite e di magnati globalisti, dall’Unione Europea che è da sempre islamofila. 

Questa notte Trump ha ordinato di colpire con 59 missili Tomahawk, lanciati dalle navi americane nel Mediterraneo, la base aerea siriana da dove sarebbero partiti gli aerei che avrebbero lanciato delle bombe con armi chimiche, che avrebbero provocato 86 morti tra cui 30 bambini e 20 donne. I video prodotti dai terroristi islamici mostrano i bambini allineati mentre esalano l’ultimo respiro o sono morti asfissiati. Questa versione dei fatti è stata smentita dalla Russia, che sostiene che i gas che hanno stroncato la vita dei civili siriani si sono sprigionati da un deposito di armi chimiche dei terroristi islamici, colpito dagli aerei siriani. Già in passato le Nazioni Unite avevano dovuto prendere atto che le armi chimiche, che erano in possesso del regime di Assad e che sono state distrutte con la supervisione internazionale, sono state invece utilizzate dai terroristi islamici contro i civili siriani.

Trump ha definito Assad un “dittatore” e ha così spiegato la sua decisione di bombardare la Siria:

«Questa notte ho ordinato un’azione militare mirata sull’aeroporto in Siria da cui è partito l’attacco chimico. È nell’interesse vitale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti prevenire e scoraggiare la diffusione di armi chimiche letali. Non c’è alcun dubbio che la Siria abbia queste armi terribili, violando i suoi impegni previsti dalla Convenzione sulle armi chimiche e ignorando gli inviti del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Non sono serviti anni di tentativi per indurre Assad a cambiare atteggiamento. E’ stato un fallimento e un fallimento molto drammatico. Il risultato è che la crisi dei rifugiati continua ad aggravarsi e le regione continua a destabilizzarsi, minacciando gli Stati Uniti e i suoi alleati. Questa sera faccio appello a tutte le nazioni civilizzate a porre fine alle stragi e allo spargimento di sangue in Siria e a porre fine al terrorismo di ogni tipo».

Se la strategia di Trump in Siria fosse basata sull’equidistanza tra il regime di Assad e i terroristi islamici, sarebbe un errore storico. Piaccia o meno Assad è il detentore della legalità internazionale ed è soprattutto l’unico riferimento laico in grado di riscattare la sovranità, l’unità territoriale e la stabilità della Siria qualora fosse adeguatamente sostenuto militarmente e politicamente. A me non piace Assad e credo che non piaccia nemmeno a Putin. Ma oggi la priorità deve essere sconfiggere il terrorismo islamico nella sua globalità, senza continuare nell’assurda e infondata distinzione tra presunti terroristi islamici “moderati”, come i Fratelli Musulmani, e terroristi islamici “radicali” come l’Isis o il Fronte Al Nusra legata ad Al Qaeda presente a Idlib. Una volta sconfitto il terrorismo islamico e ripristinato uno Stato laico, allora si potrà procedere con la sostituzione di Assad. Ma se Assad dovesse soccombere ora, la Siria farebbe la fine dell’Iraq del dopo Saddam Hussein o della Libia del dopo Gheddafi, piombando nelle grinfie del terrorismo islamico.

Ci auguriamo che la decisione di Trump sia un incidente di percorso. Ci auguriamo che Trump mantenga fede alla promessa di “eliminare dalla faccia della terra il terrorismo islamico”, fatta nel suo discorso di investitura il 20 gennaio scorso. Ci auguriamo che Trump unisca le forze con Putin per ristabilire nel Mediterraneo dei governi laici con cui noi italiani ed europei potremo dialogare e convivere, combattendo con maggiore efficacia il terrorismo islamico autoctono ed endogeno che si è radicato all’interno stesso dell’Europa.

 

 

 

Postato il 07/04/2017 10:31:53 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

È ora di dire basta! Putin e Trump si uniscano per eliminare dalla faccia della terra il terrorismo islamico

Buongiorno amici. Almeno 14 morti è il tragico bilancio dell'ennesimo attentato terrorista suicida islamico nella metropolitana di San Pietroburgo. Ci auguriamo che Putin e Trump uniscano le forze per eliminare dalla faccia della terra la piaga infernale del terrorismo islamico. È ora che il mondo intero prenda atto che siamo in guerra. È ora che il mondo intero si mobiliti per vincere la guerra. È ora che che il mondo intero abbia l'onestà intellettuale e il coraggio umano di individuare il nemico da combattere. E di comprendere che i singoli terroristi sono solo la punta dell'iceberg, ma che l'iceberg è il lavaggio di cervello che trasforma le persone in robot della morte. E che ciò che consente e legittima il lavaggio di cervello è l'islam, è ciò che Allah prescrive nel Corano e soprattutto ciò che ha detto e ha fatto Maometto. 

Postato il 04/04/2017 08:59:18 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Fino a quando dobbiamo consentire che in Italia una donna islamica subisca violenze dalla propria famiglia perché sceglie di vivere da italiana?

(Il Giornale, 1 aprile 2017) - L'ennesimo caso di violenza domestica su una ragazzina islamica a Bologna, vittima di soprusi da parte della propria madre, ripropone l'annosa questione della possibilità o meno della convivenza con i musulmani che ottemperano letteralmente e integralmente a ciò che Allah prescrive nel Corano e a ciò che ha detto e ha fatto Maometto.
Sono molti, in quest'Italia e in quest'Europa tenacemente islamofile nonostante l'imperversare dentro casa nostra del terrorismo perpetrato o pianificato nel nome di Allah e di Maometto, a ritenere che le donne musulmane potrebbero essere le vere protagoniste di un riscatto dall'oscurantismo di chi nega il primato della ragione e del cuore, per affermare un "islam moderato", un islam sostanzialmente laico, che condivida i valori fondanti della nostra comune umanità, la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta individuale. 
Si tratta per la verità di una speranza che si fonda sull'immaginare che il soggetto più represso in seno alle società islamiche sia maggiormente incentivato a emanciparsi e a porre fine ad una schiavitù ideologica che trova la sua legittimità in ciò che Allah prescrive nel Corano:
"Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini, ma gli uomini sono superiori. Allah è potente, è saggio". (2, 228).
"Le vostre spose per voi sono come un campo. Venite pure al vostro campo come volete….". (2, 223).
Maometto ha sentenziato che le donne sono antropologicamente inferiori, sostenendo che sono "manchevoli sul piano dell'intelletto". Allah nel Corano ha prescritto che la testimonianza della donna vale la metà della testimonianza dell'uomo, che la donna eredita la metà di ciò che spetta all'uomo. L'uomo può sposare fino a quattro mogli contemporaneamente, le può ripudiare a piacimento, le può picchiare se disobbediscono ai suoi ordini e in un versetto del Corano si precisa che le può segregare dentro casa fino alla morte. 
Si ripropone ugualmente la questione dell'obbligatorietà o meno del velo, se possa coprire solo il capo o se debba occultare tutto il corpo della donna, concepito come di per sé peccaminoso. Il dilemma è insito nella diversa spiegazione del versetto coranico:
"E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano." (24, 31).
Ebbene fino a quando dovremmo riporre sulle spalle delle principali vittime di questa dittatura maschilista e misogina la speranza di un riscatto di stampo illuminista dell'islam? Non possiamo più continuare ad assistere inerti alla violenza inflitta alle ragazzine e alle donne musulmane che scelgono o comunque aspirano a vivere a casa nostra. 
È arrivato il momento di dire in modo fermo che chiunque condivida questo nostro spazio, che non è solo fisico ma anche giuridico e valoriale, debba rispettare le leggi laiche dello Stato senza accordare deroghe ed eccezioni nel nome di qualsivoglia vera o presunta specificità religiosa o culturale, debba ottemperare alle regole della civile convivenza, debba condividere i valori che sostanziano la nostra civiltà, tra cui primeggia la pari dignità tra uomo e donna. Basta con l'affidarci al mito dell'islam moderato. Esigiamo da tutti, musulmani compresi, di comportarsi né più né meno come tutti gli altri cittadini italiani.
magdicristianoallam@gmail.com

 

Postato il 02/04/2017 12:33:29 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

Vogliono farci credere che i terroristi islamici sono solo degli psicopatici. Ma è l'islam che li trasforma in robot della morte

(Il Giornale, 26 marzo 2017) - Sembra proprio che la percentuale dei malati mentali tra i musulmani sia in assoluto la più elevata al mondo. È pressoché scontato che ogni qualvolta c'è un attentato terroristico islamico, sia gli imam delle moschee e i musulmani moderati, sia i responsabili della sicurezza occidentali che orientano l'opinione pubblica, focalizzano l'attenzione sul profilo personale dell'attentatore, per approdare alla conclusione che soffriva di disturbi psichici. 
E considerando che ormai sono all'ordine del giorno gli attentati terroristi islamici perpetrati, quelli sventati sul nascere, quelli semplicemente pianificati, quelli che gli aspiranti “martiri” islamici hanno manifestato la volontà di compiere così come emerge dalle intercettazioni, dovremmo concludere che tra i musulmani è esplosa un'epidemia di psicosi suicida-omicida. 
La prassi consueta e consolidata nelle analisi degli esperti veri o presunti è di evidenziare le cause familiari, sociali ed economiche che attestano lo stato di emarginazione che connotava l'esistenza del terrorista islamico, ponendo l'accento sulla sua persistente frustrazione per le conseguenze delle guerre o delle sanzioni messe in atto dai nuovi “crociati” occidentali ai danni dei musulmani. Si colloca il quadro psico-sociale nel contesto della realtà della criminalità comune, enfatizzando il fatto che il terrorista era fondamentalmente dedito allo spaccio di droga, era lui stesso un drogato, era instabile sul piano relazionale. 
Soprattutto si sostiene a viva voce che non frequentava le moschee, che non si comportava così come si converrebbe a un fedele musulmano. Infine si ricorda che è soltanto quando è finito in carcere, dove è stato soggiogato da predicatori estremisti, che il personaggio psicotico è stato plagiato trasformandolo in un robot della morte. Tutto ciò porta alla conclusione che coloro che uccidono urlando “Allah è il più grande” non avrebbero nulla a che fare con l'islam, che addirittura non sarebbero neppure musulmani.
Pur ammettendo che tutto ciò sia vero, è lecito domandarsi perché mai questi soggetti psicotici perpetrano degli efferati crimini esclusivamente nel nome di Allah? Perché non ci sono ebrei o cristiani che sgozzano, decapitano, massacrano e si fanno esplodere nel nome di Dio? 
È del tutto evidente che c'è una ferma volontà, sia da parte dei musulmani sia da parte degli occidentali, di assolvere l'islam costi quel che costi, ignorando deliberatamente la legittimazione dell'odio, della violenza e della morte contenuta in ciò che Allah prescrive nel Corano e in ciò che ha detto e ha fatto Maometto. Si perviene alla conclusione che il terrorismo islamico sarebbe comunque di natura reattiva, non aggressiva, che significa che se loro uccidono la colpa è nostra. Così come si mira a farci credere che gli attentati terroristi islamici sarebbero dei fatti isolati, che sarebbe una forzatura ideologica inquadrarli nel contesto di una strategia di guerra scatenata da chi usa anche il terrorismo per sottomettere l'umanità intera all'islam.
magdicristianoallam@gmail.com
 
 
Postato il 26/03/2017 11:02:09 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

Ennesimo attentato terroristico a Londra. È ora di mettere fuorilegge l'islam

Cari amici l'ennesimo attentato terroristico islamico a Londra ci conferma che l'Europa è ormai una fabbrica del terrorismo islamico. Lo sconfiggeremo non continuando a intercettare la punta dell'iceberg, ma solo quando avremo l'onestà intellettuale e il coraggio umano di mettere fuorilegge l'islam come religione. È l'islam che ispira chi pratica e chi subisce il lavaggio di cervello che trasforma le persone in robot della morte. Ciò accadrà solo quando ci libereremo della paura di guardare in faccia l'islam, ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto.

Postato il 22/03/2017 17:48:04 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Grazie al Sindaco Filippo Lazzarin per il conferimento della cittadinanza onoraria di Arzergrande

Buongiorno amici. Ieri sera ho avuto la gioia immensa di essere conferito della cittadinanza onoraria di Arzergrande, comune di 4.755 abitanti in provincia di Padova.
È stata una gioia ricevere questa alta onorificenza da un Sindaco, Filippo Lazzarin, che a soli 33 anni è un giovane di successo, Direttore generale di un grande centro commerciale, che concepisce la politica come missione. 
È stata una gioia diventare cittadino onorario di un Comune che incarna l'anima vera dell'Italia, la micro-dimensione che caratterizza 6 mila Comuni su 8 mila. Storicamente l'Italia è stata una grande Nazione grazie alla micro-dimensione, ai piccoli Comuni e alle micro e piccole imprese. 
È stata una gioia condividere con il giovane Sindaco Filippo Lazzarin l'impegno a portare avanti la missione di riscatto dell'Italia e di salvezza degli italiani, per promuovere un modello di civiltà che metta al centro la persona, la famiglia naturale, la comunità locale, l'economia reale, i valori e le regole. 
Ringrazio di cuore l'intera Giunta comunale che ha condiviso la scelta del Sindaco Filippo Lazzarin: il vice-Sindaco Teresina Ranzato, gli assessori Emilio Pegoraro, Ilaria Maritan, Massimiliano Bertoli. Ringrazio i Consiglieri comunali che hanno condiviso.
Rispetto la posizione critica di chi non ha condiviso la scelta del Sindaco. In una sana democrazia ci si confronta sulle idee e si attua la decisione della maggioranza. All'opposizione dico che siamo tutti sulla stessa barca: o ci salviamo tutti o non si salverà nessuno. Se vogliono poter continuare a dire liberamente ciò che pensano, devono difendere questa nostra civiltà. Perché è l'unica civiltà al mondo che si fonda e che esalta la sacralità della vita di tutti, la pari dignità delle persone, la libertà di scelta. Solo salvaguardando questa nostra civiltà laica e liberale, dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umanistiche e illuministiche, ciascuno di noi potrà continuare ad essere pienamente se stesso dentro questa nostra casa comune. 
Grazie Sindaco Filippo Lazzarin. Grazie a tutti i cittadini di Arzergrande di cui sono fiero di essere concittadino onorario. Sarò sempre al vostro fianco. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

Postato il 16/03/2017 08:29:57 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Solo facendo più figli italiani usciremo dalla crisi

(Il Giornale, 12 marzo 2017) - Più figli italiani. Solo così salvaguarderemo la nostra società e perpetueremo la nostra civiltà. I recentissimi dati dell'Istat istat.it/it/archivio/197544 confermano la realtà di un tracollo demografico inarrestabile. La motivazione economica addotta dai giovani italiani per non fare figli è plausibile solo parzialmente. È vero che se non hai la stabilità economica, un contratto di lavoro a tempo indeterminato, non hai accesso al credito, non puoi programmare il futuro, si è disincentivati a mettere su la propria famiglia e a mettere al mondo i propri figli. Ma è altrettanto vero che i giovani italiani si rifiutano di fare centinaia di migliaia di lavori manuali, dal manovale al panettiere, dal meccanico all'agricoltore, dall'infermiere all'assistenza degli anziani.  

La motivazione economica va poi integrata con la crisi dei valori che ha fatto sprofondare i giovani italiani nel relativismo e nichilismo, al punto di non avere la certezza di chi siamo e di non credere in una missione che dia un senso alla propria vita. Questa crisi valoriale si manifesta in un contesto in cui i giovani sono cresciuti con la sola cultura dei diritti e delle libertà, senza la cultura dei doveri, delle regole, del senso di responsabilità e del sacrificio. La crisi valoriale emerge come la causa preponderante perché la verità è che i nostri giovani non mettono su le proprie famiglie e non mettono al mondo i propri figli perché non ci pensano proprio, non fa più parte della loro cultura, anche a prescindere dalla stabilità lavorativa.

Resta il fatto che l'Italia ha un disperato bisogno di figli. Finanziamo generosamente concedendo case popolari, asilo nido, sussidi sociali e sanità gratuitamente a centinaia di migliaia di figli degli immigrati, che li mettono al mondo anche se non se lo potrebbero permettere. Finanziamo fin troppo generosamente l'accoglienza di centinaia di migliaia di giovanotti africani, mediorientali e asiatici, provenienti da aree del mondo dove i figli si fanno a prescindere dalla condizione economica.

Chi ci governa ha scelto di colmare il nostro deficit demografico promuovendo e finanziando il multiculturalismo e l'immigrazionismo, che si tradurranno nella graduale sostituzione della società italiana con una umanità meticcia, un processo che subirà un'accelerazione con la prossima approvazione dello ius soli, la legge che conferirà la cittadinanza italiana a coloro che nascono in Italia. Sarà anche la fine della nostra civiltà.

Solo tornando a mettere al mondo figli italiani potremo salvarci. Servirà un miracolo. Ma affinché questo miracolo possa avverarsi, lo Stato cominci a fare la sua parte aiutando le famiglie italiane con sgravi fiscali, le madri italiane riconoscendo la valenza economica del lavoro domestico, i padri italiani precari o esodati con un lavoro dignitoso, i giovani italiani con la stabilità economica e valoriale. I figli italiani non sono un problema, ma la soluzione della crisi epocale in cui questa cultura e classe politica hanno fatto sprofondare l'Italia.
magdicristianoallam@gmail.com
 
 
 

Postato il 12/03/2017 15:52:57 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam