La cittadinanza italiana non è un pezzo di carta. Ma un privilegio che si accorda solo a chi si riconosce integralmente e concretamente nella nostra civiltà

(Il Giornale, 18 giugno 2017) - Anch'io sono stato un immigrato. Nel 1972 arrivai a Roma con un aereo dell'Alitalia, con il passaporto egiziano e un regolare visto d'ingresso, grazie a una borsa di studio concessami dal governo italiano per aver conseguito la Maturità scientifica italiana con il punteggio più alto presso l'Istituto Salesiano "Don Bosco" al Cairo. 

All'epoca erano sufficienti cinque anni di residenza per richiedere la cittadinanza. Avevo i requisiti per acquisirla: conoscevo bene lingua e cultura italiana, condividevo la civiltà italiana, ero autosufficiente economicamente. Era un'Italia radicalmente diversa, migliore da tutti i punti di vista. C'erano in tutto circa 130 mila stranieri che solo vent'anni dopo li si indicò come "extracomunitari". Eravamo perlopiù studenti di buona cultura che non creavamo alcun problema sul piano sociale, economico e della sicurezza. La parola "immigrato" non esisteva nel lessico politico, semplicemente perché noi stranieri non eravamo e non venivamo percepiti come diversi dai cittadini italiani. 

Non è un caso che solo 14 anni dopo, nel 1986, chiesi e ottenni la cittadinanza italiana per potermi iscrivere all'Ordine dei Giornalisti e sanare una situazione che da oltre dieci anni mi vedeva scrivere sulla stampa italiana come "collaboratore", con un trattamento economico inadeguato a fronteggiare le necessità della mia famiglia. 

Ebbene, mentre quando gli stranieri erano pienamente compatibili con le leggi, le regole e i valori italiani non sentivano la necessità di acquisire la cittadinanza italiana, paradossalmente oggi che gran parte di loro sono incompatibili e non integrabili, il fronte politico catto-comunista vuole accordare la cittadinanza facile e celere. 

Eppure sarebbe sufficiente guardarci attorno per scoprire la portata deflagrante dello ius soli principalmente in Francia e Gran Bretagna, dove viene abbinato al multiculturalismo, diritti e libertà senza doveri e regole, e al comunitarismo, l'auto-amministrazione su base etnico-confessionale con proprie regole e leggi. 

Nonostante l'evidenza del fallimento della cittadinanza intesa come un pezzo di carta che si accorda sulla base di parametri quantitativi legati agli anni di residenza, allo stipendio e alla capienza dell'alloggio, in Italia si persevera nell'ignorare l'essenza qualitativa della cittadinanza, che non può prescindere dall'adeguata conoscenza della lingua e della cultura; dal rispetto delle leggi; dall'ottemperanza delle regole su cui si fonda la civile convivenza; dalla condivisione dei valori che sostanziano la nostra civiltà; dal lavoro che concorre allo sviluppo del Paese.

Gli italiani devono essere consapevoli che accordare lo ius soli e consentire ai musulmani o ai cinesi di auto-amministrarsi sulla base di proprie regole e leggi,  promuovendo in parallelo l'auto-invasione di milioni di giovani prevalentemente islamici nella fascia d'età dell'esplosione della fertilità maschile, sarebbe un suicidio traducendosi nella sostituzione etnica della popolazione italiana e nella fine della nostra civiltà, nella sottomissione alla dittatura finanziaria e alla tirannia dell'islam.

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Postato il 18/06/2017 10.49.48 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

L'Italia è una "fabbrica del terrorismo islamico". Le nostre leggi e la magistratura sono inadeguati a fronteggiare questa guerra. O combattiamo o saremo sco

(Il Giornale, 11 giugno 2017) - Ci rendiamo conto che anche dopo aver preso atto che l'Italia è una “fabbrica del terrorismo islamico”, che ci sono terroristi islamici con cittadinanza italiana o residenti in Italia che hanno perpetrato attentati all'interno e all'esterno del nostro territorio, noi italiani derubrichiamo fatti così strategicamente rilevanti a semplici episodi di cronaca, archiviandoli nel dimenticatoio di una storia di cui dovremmo quantomeno preoccuparci?

Era un cittadino italiano Youssef Zaghba, il terzo terrorista islamico della strage di Londra del 3 giugno. È italiano Ismail Tommaso Ben Youssef Hosni, che il 18 maggio alla Stazione Centrale di Milano ha accoltellato due soldati e un agente della Polfer.

Più in generale l'Italia si conferma un territorio fertile e permeato dal terrorismo islamico. Dall'inizio di quest'anno sono stati espulsi 52 stranieri collusi con il terrorismo islamico globalizzato, mentre sono 184 gli espulsi dal 2015 ad oggi.

Il 9 giugno è stato espulso per «pericolosità sociale» un marocchino residente a Città di Castello, dopo aver manifestato comportamenti di indubbia matrice terroristica islamica.

Il primo giugno è stato espulso «per motivi di sicurezza dello Stato» un marocchino di 25 anni, residente nel bresciano, perché legato all'Isis.

Sempre il primo giugno è stato espulso l'imam della moschea di via dei Priori a Perugia, di 29 anni, che in un sermone aveva chiesto ai fedeli di «tagliare la testa dei non credenti» e di «sacrificare la propria vita» se chiamati da Allah.

Il 31 maggio la Digos di Rimini ha comunicato l'intenzione di far espellere dall'Italia tre albanesi e un macedone frequentatori della moschea in via Popilia alle Celle, perché coinvolti in attività terroristiche nei Balcani.  

Dobbiamo prendere atto che le nostre leggi sono inadeguate. Youssef Zaghba era stato fermato nel marzo 2016 all'aeroporto di Bologna, da dove stava per prendere un volo diretto a Istanbul. Aveva con sé solo un piccolo zaino, il passaporto e un biglietto di sola andata. Fu fermato per accertamenti. Poi fu rilasciato nonostante fosse ritenuto soggetto a rischio radicalizzazione. Ebbene il procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, ha detto: «Abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare, ma non c'erano gli elementi di prova che lui fosse un terrorista, era un soggetto sospettato per alcune modalità di comportamento».

Ma anche la magistratura è inadeguata. Gafurr Dibrani, kosovaro, 24 anni, fu arrestato nel novembre 2016 e fu disposta la sua espulsione per «apologia del terrorismo», dopo aver pubblicato un video su internet dal titolo «Prendi la mia mano e andiamo al Jihad». Ma i giudici del Tribunale del Riesame ne hanno appena ordinato la scarcerazione perché, pur ammettendo che i video possano «avere valenza di adesione all'Isis», tuttavia sostengono che «la breve durata della condivisione» sarebbe sufficiente per ridurne «la potenzialità di propaganda».

Non possiamo continuare a prenderci in giro. L'Italia è pesantemente infiltrata dal terrorismo islamico. O lo combattiamo o lo subiremo. O lo sconfiggiamo o saremo sconfitti. Non ci salveranno né le menzogne sull'efficienza dei nostri apparati della sicurezza che vengono propinate ai cittadini, né l'irresponsabilità di chi ci governa che si limita a rinviare l'assunzione della responsabilità accollandola sulle spalle dei nostri figli.

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Postato il 11/06/2017 11.47.10 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

Dopo il boicottaggio del Qatar l'Isis scatena il terrore a Teheran. Si aggrava la guerra tra sunniti e sciiiti

Cari amici, questa mattina a Teheran i terroristi islamici sunniti dell'Isis si sono fatti esplodere e hanno sparato sia all'interno del Parlamento sia al Mausoleo dell'imam Khomeini, il fondatore della Repubblica Islamica dell'Iran. Al momento si contano almeno 12 morti e 42 feriti. 

Ebbene due giorni fa scrissi un commento su "Il Giornale" alla decisione di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrain, Yemen e Maldive di rompere i rapporti diplomatici con il Qatar, concludendo che "tutto lascia presagire che siamo solo alle prime battute di altri colpi di scena in un Medio Oriente pronto ad esplodere".

(Il Giornale, 6 giugno 2017) - Erano in realtà tesi da decenni i rapporti tra l'Egitto, l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Bahrain che ieri, insieme a Yemen e le Maldive, hanno annunciato la rottura dei rapporti diplomatici con il Qatar, perché «sostiene e protegge numerosi gruppi terroristici che mirano a destabilizzare la regione, come i Fratelli Musulmani, l'Isis e al Qaeda.»

Facendo leva sul comune orientamento wahhabita, una visione radicale dell'islam, l'Arabia Saudita avrebbe voluto annettersi il Qatar, prima della sua indipendenza il 3 settembre 1971, una protuberanza del suo territorio con soli 2 milioni di abitanti di cui gli autoctoni sono appena 300 mila, con i più ricchi giacimenti di gas al mondo. 

Ciò che ha fatto esplodere il conflitto con l'Egitto è stata la scelta del Qatar di diventare il principale finanziatore dei Fratelli Musulmani, il movimento estremista islamico nato in Egitto nel 1928.

Nel 1996 il Qatar diede vita alla prima televisione satellitare panaraba, Al Jazeera, trasformandola nel megafono dei Fratelli Musulmani e di Al Qaeda. Fu per contrastare Al Jazeera che nel 2003 gli Emirati Arabi e l'Arabia Saudita lanciarono la televisione satellitare Al Arabiya, affidando la sua direzione al giornalista saudita laico Abdel Rahman al-Rashed, di cui Oriana Fallaci si invaghì per aver scritto che «non tutti i musulmani sono terroristi, ma gran parte dei terroristi sono musulmani.»

Il colpo grosso il Qatar, insieme alla Turchia di Erdogan che è il principale sostenitore politico dei Fratelli Musulmani, lo mise a segno quando in Egitto, tra il 30 giugno 2012 e il 3 luglio 2013, divenne Capo dello Stato Mohammad Morsi, uno dei leader dei Fratelli Musulmani. Dopo la sua deposizione da parte dell'Esercito, assecondando la protesta di 25 milioni di egiziani, il nuovo uomo forte Abd al-Fattah al-Sisi ha messo fuorilegge i Fratelli Musulmani. Da allora l'Egitto è sconvolto dal terrorismo scatenato sia dai Fratelli Musulmani sia dall'Isis nel Sinai.

Per contenere le mire annessioniste dell'Arabia Saudita, il Qatar ha sia stretto rapporti militari rilevanti con gli Stati Uniti, ospitando la più grande base aerea americana in Medio Oriente e la sede della Quinta Flotta, sia soprattutto mantenuto aperto delle relazioni significative con l'Iran, nemico giurato dell'Arabia Saudita, che condanna gli sciiti come eretici, ma anche degli Emirati Arabi che denunciano l'occupazione militare iraniana di tre sue isole, Abu Musa, Grande e Piccola Tunb.

Quindi è una storia di “fratelli-coltelli” quella culminata con il boicottaggio del Qatar, mentre in realtà è del tutto trascurabile la sua appartenenza al “Consiglio di Cooperazione del Golfo”, ribattezzato enfaticamente la “Nato araba”, perché si tratta di un'alleanza del tutto formale ma senza alcuna concretezza tra sei Paesi arabi del Golfo.

È possibile che l'Arabia Saudita voglia ottimizzare il tornaconto dei 110 miliardi di armi dati a Trump, obbligando gli Stati Uniti a trasferire il loro quartier generale dal Qatar, e a isolare il più possibile l'Iran. Di certo s'imporrà una drastica revisione della strategia sia della guerra scatenata contro il regime siriano di Assad, sia della guerra al terrorismo islamico. Soprattutto perché l'aver colpito così duramente il Qatar è un messaggio, neppure così velato, alla Turchia di Erdogan, l'altro grande sostenitore palese dei Fratelli Musulmani e, di fatto, l'artefice del mostro dell'Isis anche se poi gli si è ritorto contro. 

Insomma tutto lascia presagire che siamo solo alle prime battute di altri colpi di scena in un Medio Oriente pronto ad esplodere, con le inevitabili ripercussioni in Italia e in Europa.

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Postato il 07/06/2017 16.05.10 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

Circa 900 turisti sono stati bloccati nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, costretti a sedersi con le mani alzate

È un'immagine simbolo della paura che ha sopraffatto l'Europa. Circa 900 turisti sono stati bloccati nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, costretti a sedersi con le mani alzate.
Glielo ha imposto la polizia per il timore che tra i turisti potessero essere dei terroristi islamici. All'esterno un terrorista islamico aveva ferito con un'ascia un poliziotto prima di essere bloccato ferendolo alle gambe. È l'ennesimo attentato terroristico islamico in Europa.

Postato il 06/06/2017 19.18.59 in Verità e Libertà di Magdi Cristiano Allam

Era un cittadino italiano il terzo terrorista islamico suicida-omicida della strage di Londra del 3 giugno

Era un cittadino italiano il terzo terrorista islamico suicida-omicida della strage di Londra del 3 giugno. Si chiamava Youssef Zaghba, aveva 22 anni , di madre italiana residente a Valsamoggia, in provincia di Bologna, e padre marocchino naturalizzato italiano.
Il ragazzo era nato a Fez nel gennaio 1995. Fu fermato a marzo 2016 all'aeroporto di Bologna, da dove stava per prendere un volo diretto a Istanbul. Aveva con sé solo un piccolo zaino, il passaporto e un biglietto di sola andata: circostanze sospette, che insieme alla rotta aerea per la Turchia, ne fecero disporre il fermo per accertamenti. Alla fine il giovane fu rilasciato nonostante fosse ritenuto soggetto a rischio radicalizzazione. Nello scalo bolognese, inoltre, gli fu sequestrato un apparecchio informatico su cui però non è stato possibile svolgere verifiche approfondite perché il Tribunale del Riesame ne dispose la successiva restituzione.
Il procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, ha detto: «Abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare, ma non c'erano gli elementi di prova che lui fosse un terrorista, era un soggetto sospettato per alcune modalità di comportamento», anche se, ha aggiunto che Youssef Zaghba «fu segnalato a Londra come possibile sospetto.»
Cari amici, non sarebbe ora che le nostre leggi vengano emendate per corrispondere alla specificità del terrorismo islamico? Non sarebbe ora che si prenda atto che il terrorismo islamico non è una variante della criminalità organizzata e che l’arresto non può sussistere solo in flagranza di reato? Non sarebbe ora che si comprenda che la vera arma del terrorismo islamico è il lavaggio di cervello che trasforma le persone in robot della morte e che, pertanto, dobbiamo prevenire l’insorgere di persone che con il sorriso sulle labbra ci dicono «così come voi amate la vita, noi amiamo la morte?»

Postato il 06/06/2017 18.43.35 in Verità e Libertà di Magdi Cristiano Allam

I terroristi hanno trasformato l'Europa nella "Casa della guerra". Il loro obiettivo è lo stesso perseguito da Maometto nel Settimo secolo: sottometterci all'islam

(Il Giornale, 5 giugno 2017) - L'ennesimo attentato di Londra ci fa toccare con mano che l'Europa da Dar al hudna, "Casa della tregua", si è ormai trasformata in Dar al harb, "Casa della guerra". La tregua nell'islam corrisponde ad uno stratagemma all'insegna della dissimulazione, che si stipula con un nemico che non si è in grado di sconfiggere per pugnalarlo alle spalle alla prima occasione. A ispirarla è il comportamento di Maometto che nel 628 sottoscrisse la "Tregua di Hudaibiya" con i nemici meccani, che lo impegnava a non combatterli per dieci anni, mentre la violò poco più di un anno dopo conquistando con la forza la Mecca nel 630.

L'Europa è stata "Casa della tregua" fintantoché i musulmani, in minoranza, hanno rispettato le leggi laiche dello Stato. Ora che stanno prendendo il sopravvento demograficamente, con quattro capitali europee (Londra, Bruxelles, Amsterdam e Oslo) in cui i nuovi nati sono prevalentemente musulmani, con l'auto-invasione di milioni di giovani musulmani provenienti dall'Africa, dall'Asia e dal Medioriente, con fette di territorio europeo sottratte alla sovranità nazionale e sottomesse alla sharia, la legge di Allah, l'Europa è di fatto diventata "Casa della guerra".

L'obiettivo è lo stesso che anima i musulmani dal Settimo secolo: sottomettere anche l'Europa all'islam, dopo aver sottomesso le popolazioni della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo che erano al 98% cristiani. Oggi l'Europa ha tutte le condizioni che favoriscono la sua islamizzazione. Innanzitutto la resa ideologica all'islam, che è stato riconosciuto come religione alla pari dell'ebraismo e del cristianesimo nonostante che i suoi contenuti siano del tutto in contrasto con le leggi dello Stato.

Concretamente l'Europa ha consentito, nel contesto dell'ideologia del multiculturalismo, che i musulmani si comportino come se fossero una "comunità" a se stante, che ha la prerogativa di auto-amministrarsi sulla base di proprie regole e della sharia, accordando loro deroghe nel rispetto della legge, consentendo loro di avere una rete sempre più fitta e capillare di moschee, scuole coraniche, negozi e macellerie halal, banche che vietano l'interesse sui prestiti, enti assistenziali e di beneficienza islamici, tribunali sharaitici.

Ebbene dobbiamo essere consapevoli che non ci sarebbe terrorismo islamico se non ci fosse questo contesto, che ha generato la grande paura degli europei nei confronti dell'islam. Al punto che l'Europa ha paura di prendere atto che siamo in guerra. Una guerra di natura aggressiva, non reattiva, scatenata nel nome di Allah. Una guerra ormai autoctona ed endogena, perché l'Europa è diventata una "fabbrica di terroristi islamici".

Ecco perché se vogliamo sconfiggere il terrorismo islamico dobbiamo sia combattere quelli che sgozzano, decapitano, massacrano e si fanno esplodere, sia scardinare la realtà dello "Stato islamico" annidato in seno al nostro Stato laico e liberale. Se non lo dovessimo fare, faremmo la fine dei cristiani d'Oriente. In gioco non c'è solo la nostra vita, ma anche la nostra civiltà.

magdicristianoallam@gmail.com

Postato il 06/06/2017 15.45.41 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

VIDEO - Che cosa attende il terrorista islamico suicida-omicida nel Paradiso di Allah?

Cari amici! Vi invito a vedere e commentare questo video di Domenico De Pasquale, in arte Mingo, che con Fabio De Nunzio partecipava a "Striscia la notizia" su Canale5, ed ora sono i protagonisti del programma "Luciano" su Telenorba.
Io l'ho trovato interessante, sincero, coraggioso e istruttivo.

LINK AL VIDEO: https://www.facebook.com/MagdiCristianoAllam/videos/1453426794715238/

Postato il 05/06/2017 16.21.33 in Video di Magdi Cristiano Allam

È ora che l'Europa prenda atto che siamo in una guerra scatenata nel nome dell'islam

Buona domenica amici. Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire. Fino a quando questa nostra Europa non prenderà atto che siamo in guerra e che è una guerra scatenata nel nome dell'islam, non potremo affrontarla adeguatamente e meno che mai potremo vincerla. 

Ennesimo attentato terroristico islamico con 7 morti e una quarantina di feriti. Ancora una volta ieri notte a Londra, tre terroristi islamici a bordo di un pulmino hanno investito i passanti sul London Bridge - ponte simbolo della città - poi hanno accoltellato altri passanti, colpendoli «in nome di Allah». Pochi minuti dopo nella zona di Borough Market, a sud del Tamigi, lo stesso commando ha continuato ad accoltellare la gente prima di essere uccisi dalla polizia. 

Indossavano finte cinture esplosive, per accrescere la paura e a testimonianza della loro determinazione a farsi uccidere perché solo morendo da "martiri", dopo aver massacrato il maggior numero possibile di "miscredenti", conquisteranno il Paradiso islamico. 

 

Postato il 04/06/2017 11.52.10 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

L'Italia ha perso la propria sovranità. C'è poco da festeggiare

Buongiorno amici. Siamo orgogliosi della nostra Italia che amiamo come la nostra casa comune. 

Ma c'è ben poco fa festeggiare nella ricorrenza dei 71 anni dal Referendum popolare che istituì la Repubblica e pose fine alla Monarchia. 

L'Italia ha perso al 100% la sovranità monetaria. Ha perso all'80% la sovranità legislativa. Ha rinunciato alla sovranità in materia di difesa e di sicurezza. Non siamo più autosufficienti sul piano alimentare. Non decidiamo più la politica finanziaria, economica e estera. Siamo pressoché totalmente dipendenti dall'estero per il fabbisogno energetico. 

Proprio perché amiamo l'Italia, noi tutti dobbiamo salvare l'Italia. Dobbiamo riscattare la nostra sovranità monetaria, legislativa, finanziaria, economica, alimentare, energetica, in materia di difesa e sicurezza. 

La nostra missione è riscattare l'Italia e salvare gli italiani. Andiamo avanti. Insieme ce la faremo.

 

Postato il 02/06/2017 08.15.16 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

Il nuovo Presidente dei Vescovi italiani legittima l'islam e il meticciato che metteranno fine alla nostra civiltà

Cari amici, ecco l'ennesima testimonianza di come la Chiesa cattolica ha adottato il relativismo religioso, che comporta la legittimazione dell'islam, e il meticciato antropologico, che si traduce nella islamizzazione demografica, come fondamenta della sua nuova dottrina.

Il cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Cei (Conferenza Episcopale Italiana), nella sua prima uscita pubblica da Presidente dei vescovi italiani, questa mattina ha detto:

«Non sono le religioni che provocano violenze e terrorismo, sono loro schegge impazzite. Vediamo creature pazze di furore e impazzite di odio, ma anche per noi in passato è stato così visto che i terroristi rossi venivano anche dalle nostre università cattoliche». 

«Musulmani, ebrei e cristiani credono in un unico creatore e il mescolarsi delle razze è inevitabile. Chi nega questo nega l'uomo e qualsiasi principio di umanesimo». «Integrazione vuol dire anche accoglienza. O facciamo una guerra perpetua o ci integriamo nell'amore e nella fraternità umana e cristiana. Io ho scelto con chiarezza questa seconda via».

Cari amici, peccato che proprio nelle stesse ore in cui il Presidente della CEI assolveva l'islam, i terroristi islamici perpetravano l'ennesima strage di cristiani in Egitto. Sono troppe le "schegge impazzite" in seno all'islam che ogni giorno massacrano i loro nemici ovunque nel mondo. 

Possibile che al vertice della Chiesa non conoscano la realtà dell'islam? 

Possibile che il Presidente della CEI commetta l'errore banale di equiparare i terroristi rossi, solo perché alcuni di loro frequentavano università cattoliche, con i terroristi islamici? 

Possibile che al vertice della Chiesa non sappiano che non vi  è nulla in comune tra il Dio Padre e l'Allah che nel Corano ordina di odiare e uccidere i miscredenti? Che non vi è nulla in comune tra Gesù Cristo e Maometto? 

Possibile che la Chiesa non si renda conto che questa auto-invasione di milioni di giovanotti islamici condannerà a morte le nostre società europee e la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane? 

 

 

 

 

Postato il 26/05/2017 18.24.46 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Nuova strage di cristiani in Egitto: quando capiremo che siamo in guerra?

Cari amici, almeno 35 cristiani, tra cui diversi bambini, questa mattina sono stati brutalmente massacrati da terroristi islamici a al-Minya nel Sud dell'Egitto.

I cristiani si trovavano a bordo di un autobus diretto al Monastero di Anba Samuel, situato nei pressi di al-Minya.

I terroristi indossavano divise militari, hanno bloccato l'autobus, sono saliti a bordo e hanno iniziato a sparare con i mitra mentre uno di loro filmava il massacro. 

Il Grande imam di Al Azhar, Ahmed al-Tayyib, la più alta autorità giuridica nell'islam sunnita, si è limitato a dire che il fatto "è inaccettabile". Vi sembra una condanna adeguata? 

Eppure questo è il personaggio abbracciato da Papa Francesco in Vaticano e al Cairo, concepito come il rappresentante dell'islam moderato. 

Cari amici è ora di prendere atto che siamo in guerra, che è una guerra scatenata dal terrorismo islamico, che tutti i non musulmani sono considerati nemici da eliminare, a cominciare dagli ebrei e dai cristiani. Acquisiamo e diffondiamo informazione corretta. Svegliamoci!

Postato il 26/05/2017 16.11.03 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Dietro alla strage di bambini al concerto di Manchester c'è anche l'odio dell'islam nei confronti della musica al punto che Allah, nel Giorno del Giudizio, verserà piombo fuso nelle orecchie di chiunque ascolti un cantante

(Il Giornale Off, 22 maggio 2017) - La strage di bambini e ragazzini consumatasi a Manchester durante un concerto della giovane cantante Ariana Grande, la si comprende anche considerando la condanna assoluta della musica da parte di Maometto.

Lo Shaykh Abdu-r-Rahman Pasquini, predicatore del Centro Islamico di Milano e Lombardia di Segrate, in provincia di Milano, interpellato dal sito “Civiltà islamica”, ha sostenuto senza mezzi termini: «A mio avviso, a ragion veduta e con cognizione di causa, non ho problema a dire che tutti i musicisti appartengono alla categoria dei “satanassi antropomorfi”».

Un altro italiano convertito all'islam, Massimo Abdul Haqq Zucchi, in riferimento al caso di due famiglie musulmane che a Torino nel 2015 preferirono trasferire i loro figli in un'altra scuola anziché farli partecipare alle lezioni di musica, espresse la sua solidarietà «in ottemperanza ai precetti islamici, che come è noto vietano l’uso e l’ascolto di strumenti musicali, con la sola esclusione degli strumenti a percussione.»

Zucchi ha quindi elaborato un modulo, a beneficio dei genitori musulmani, per la “Richiesta di esenzione dall’uso di strumenti musicali”, in cui menziona i detti in cui Maometto condanna tassativamente la musica.

«Allah l’Altissimo mi ha affidato la missione profetica, affinché io sia guida e misericordia per i credenti, e mi ha ordinato di porre fine all’uso degli strumenti musicali: flauti (strumenti a fiato), strumenti a corda, e ogni usanza tipica dell’ignoranza pre-islamica.»

«Nel giorno del giudizio Iddio verserà piombo fuso nelle orecchie di chiunque sia stato ad ascoltare una canzonettista accompagnata dal suono di strumenti musicali (a corda e a fiato).»

«Il canto fa germogliare l’ipocrisia nel cuore come la pioggia fa germogliare la vegetazione.»

«Verrà un giorno in cui la mia comunità sarà sottoposta a durissime prove. Gli fu chiesto: “Quando, o Apostolo di Allah?”, ed egli disse: “Quando appariranno in essa canzonettiste e strumenti musicali e si considererà cosa lecita consumare bevande alcoliche”.»

«Ci saranno un giorno dei musulmani che considereranno lecito fornicare, vestire seta, usare strumenti musicali.»

Ecco perché, precisa Zucchi, l'islam ha vietato specificatamente l'uso degli strumenti musicali a fiato e a corda. Significa che è illecito l’uso e l’ascolto di strumenti musicali come il liuto, il mandolino, il flauto, il cembalo, e ovviamente la chitarra. È permesso solo l’uso del tamburello ai matrimoni, alle circoncisioni e in altre circostanze, anche se ci sono delle campanelle attaccate ad esso.

Da questo insieme tocchiamo con mano la totale incompatibilità che c'è tra la comune civiltà dell'uomo e specificatamente il nostro stile di vita, in cui la musica primeggia come un'arte connaturata alla nostra umanità e eleva la nostra spiritualità, ed un islam che odia e condanna a morte gli artisti e tutti noi che amiamo l'arte. La strage del concerto di Manchester è parte integrante di una guerra scatenata dall'islam contro la nostra civiltà. Dobbiamo combattere per difenderci e salvaguardare il nostro inalienabile diritto ad essere pienamente noi stessi dentro casa nostra.

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Postato il 25/05/2017 11.53.33 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

I bambini nell'islam sono concepiti come esseri inferiori

(Il Giornale, 24 maggio 2017) - È stato un giovane terrorista islamico suicida a farsi esplodere in mezzo a bambini e ragazzini inglesi che si divertivano ascoltando la musica della cantante Ariana Grande sua coetanea a Manchester. Lui incarna l'ideologia della morte che non solo disprezza la vita altrui ma disconosce la sacralità della propria vita. Loro condividono la cultura della vita che è ancor più legittimata e assolutamente inviolabile proprio per la loro tenera età.

Nella nostra Europa dalle radici cristiane i bambini assurgono a modello di una innocenza dell'anima che si eleva alla santità naturale. L'evangelista Marco (c. 10, vv. 13-14) scrive: «Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio”.»

All'opposto nell'islam i bambini sono considerati, al pari delle donne, esseri antropologicamente inferiori, alla stregua dei beni materiali che si acquisiscono, si ereditano o si depredano attraverso le razzie. Allah nel Corano equipara i figli ai beni materiali e li concepisce come una “tentazione” che allontana i fedeli dalla vera fede:

«Sappiate, che i vostri beni e i vostri figli non son altro che una tentazione. Presso Allah è la ricompensa immensa.» (8, 28) 

Nelle razzie effettuate da Maometto per depredare le carovane nel deserto o sottomettere al suo potere le tribù arabe politeiste, ebraiche o cristiane, venivano subito uccisi gli uomini mentre le donne e i bambini, in quanto esseri inferiori, venivano venduti al mercato degli schiavi dopo averne abusato sessualmente, erano parte integrante del bottino alla stregua delle bestie, dei terreni e degli oggetti materiali.    

Questa concezione dei bambini era già presente nella società araba pre-islamica, che mette al centro la “comunità” e dove le persone si legittimano sulla base del loro status e della loro funzione. Lo stesso Maometto fu un bambino infelice, figlio unico di un padre che morì prima che lui nascesse nel 570, mentre la madre morì quando lui aveva appena 6 anni. Così come fu un uomo sfortunato: sei dei suoi figli morirono prima che lui morisse nel 632. Gli sopravvisse solo la figlia Fatima che però morì pochi mesi dopo, fu l'unica a dargli due nipoti maschi, entrambi uccisi al pari del loro padre, Ali ibn Abi Talib, cugino e genero di Maometto. Fu così che Maometto morì senza eredi maschi, in una società dove non avere figli maschi era ritenuta una disgrazia. La considerazione che Maometto ebbe dei bambini raggiunse l'apice quando, a 50 anni, sposò Aisha, di appena 6 anni, che divenne la sua moglie prediletta.

È in questo contesto religioso che i terroristi islamici usano spregiudicatamente i loro bambini per farli esplodere come carne da cannone e uccidono mostruosamente i nostri bambini come se la loro vita non contasse nulla. La radice del male è in Maometto e nel suo Allah.

magdicristianoallam@gmail.com

 

 

 

 

 

 

Postato il 24/05/2017 15.45.57 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

La strage di bambini al concerto di Manchester ci impone di liberarci dall'ipocrisia e di liberare l'Europa dall'islam

Buongiorno amici. L'ennesimo attentato terroristico suicida islamico a Manchester, culminato nella strage di almeno 22 bambini e ragazzi e una sessantina di feriti che assistevano al concerto di Ariana Grande, ci riporta per l'ennesima volta alla cruda realtà che siamo in guerra. 

Ci obbliga, di fronte alla dolorosa conta delle vittime, a prendere atto che in guerra o si combatte per vincere o la si subisce comunque e si finirà per essere sconfitti e sottomessi all'islam.

Ci impone di avere l'onestà intellettuale e il coraggio umano di guardare in faccia al vero nemico, che non sono singoli terroristi islamici, ma è l'islam.

Questa guerra la perderemo fintantoché non ammetteremo che la radice del male non sono delle persone, ma è una religione che pratica il lavaggio di cervello e trasforma le persone in robot della morte. 

È totalmente sbagliata la strategia della sicurezza che si limita a scalfire la punta dell'iceberg, intercettando i terroristi islamici in flagranza di reato, rifiutandosi di scardinare l'iceberg che è l'islam, l'ideologia che legittima nel nome di Allah l'odio, la violenza e la morte, modifica mentalmente e affettivamente le persone al punto che con il sorriso sulle labbra ci dicono: "Così come voi amate la vita, noi amiamo la morte". 

In ogni caso questa guerra non la potremmo mai vincere limitandoci a intercettare i musulmani in flagranza di reato, sia perché il terrorismo islamico è ormai una realtà autoctona ed endogena, sia perché i musulmani si stanno affermando sempre più come presenza demografica significativa, talvolta maggioritaria tra i nuovi nati, così come già avviene a Londra, Bruxelles, Amsterdam e Oslo. 

Cari amici, riscattiamo il dovere della verità e il diritto della libertà per condannare a viva voce l'islam, perché è un'ideologia totalmente incompatibile con le leggi dello Stato laico e liberale, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori che sostanziano la nostra civiltà, a cominciare dalla sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta individuale. 

Cari amici, proprio perché dobbiamo prevenire la deriva del razzismo nei confronti dei musulmani come persone, che non a caso sono le principali vittime del terrorismo islamico, dobbiamo mobilitarci, qui dentro casa nostra, per mettere fuorilegge l'islam, per liberare l'Europa dall'islam così come è stato per 1400 anni. 

Cari amici andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.

 

Postato il 23/05/2017 08.47.00 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

A Milano hanno sfilato i "migranti" e chi li sfrutta, di milanesi ce n'erano pochi

Sono andato a vedere. Le migliaia e migliaia di cittadini milanesi, di cui si favoleggia, a sfilare non c'erano. Lungo il percorso, ad assistere ad una sorta di corteo folcloristico e propagandistico, c'erano tantissimi spettatori, certo più numerosi dei manifestanti, prevalentemente gente a passeggio nel pomeriggio del sabato. Ma a sfilare erano non 80.000 (ma dove ?), forse 25.000, al 90 % stranieri. 

Una sfilata folcloristica, con gruppi in costume che ballavano e cantavano, con cartelli di promozione turistica, del tipo " Visit Sri Lanka"...e simili. Fotografatissime le giovani e statuarie ballerine sudamericane, con copertura tessile ridotta al minimo sindacale. E quelle danzanti epidermidi hanno del tutto oscurato le cupe e velate musulmane, coperte da capo a piedi, con i loro incomprensibili cartelli in arabo, alla faccia della comunicazione interculturale e dell'integrazione. 

Centri sociali, cooperative, associazioni, e gruppi politici opportunamente integrati e rimpolpati da numerosi soggetti di pelle scura, innalzavano il cartello "Nessuno è illegale". Tante bandiere rosse, un po' di falci e martelli, bandiere arcobaleno e tante bandiere nazionali dei gruppi e delle rappresentanze di comunità straniere, provenienti da varie città d'Italia e non solo da Milano e relativo Hinterland. Una trentina di portabandiera dell'A.N.P.I , fra i quali improbabili "partigiani africani" con abiti tradizionali, hanno esibito la loro mesta e stanca presenza. Qualche accenno di “Bella ciao”, scaturito qua e là si spegneva nel disinteresse e nel rimbombo di tamburi e ritmi afro-caraibici. 

Più della metà degli sfilanti veniva da fuori Milano. Forte l'espressione dell'orgoglio nazionale e identitario dei gruppi stranieri d'ogni continente, sottolineato dalle bandiere nazionali e dall'abbigliamento, talvolta d'ispirazione militaresca, con banda musicale marciante in file perfette. Curiosamente in una manifestazione per l'integrazione e l'accoglienza dei migranti s'è visto tanto orgoglio identitario e nazionalistico esibito e poco o nulla l'altro aspetto, quello dell'integrazione, o della fusione interetnica, e dell'accoglienza. Gli italiani c'erano, ma non apparivano, superati da un esotismo spesso caotico e separato per provenienze. Fra tante identità, marcatamente distinte, evidenti e separate, un'identità italiana risultava evanescente o non pervenuta. Non vorrei esagerare, ma l'impressione è questa: a Milano l'Italia non c'era. Forse nemmeno Milano.

 

Postato il 21/05/2017 15.58.25 in Cittadinanza attiva di Vittorio Zedda

Elogio dei muri che proteggono la nostra civiltà

(Il Giornale, 21 maggio 2017) - Ma lo sanno il Presidente del Senato, il Sindaco di Milano, la rete sterminata di associazioni, sindacati, politici e artisti catto-comunisti o semplicemente relativisti che ieri non avrebbero potuto indire la manifestazione "Insieme senza muri", se a Milano non ci fossero stati i muri, ben tre cinte murarie che dall'epoca romana hanno favorito, difeso e tramandato una civiltà che consente a tutti noi di esprimere in libertà ciò che si pensa, persino l'odio nei confronti di se stessi? Perché promuovere una campagna contro i muri evidenzia, da un lato, l'ignoranza della positività dei muri nello sviluppo delle società nel corso della Storia e, dall'altro, la sottomissione all'ideologia globalista che imponendoci di condannare a morte tutto ciò che è "micro",  affinché venga fagocitato nella macro dimensione, ha trasformato l'Italia in una terra di nessuno e l'ha resa sempre più una terra di conquista.

Il 18 febbraio 2016 Papa Francesco, riferendosi a Donald Trump, disse: "Chi pensa solo a fare muri e non ponti, non è cristiano". Possibile che a Papa Francesco sfugga che se non ci fossero le Mura che cingono lo Stato del Vaticano il Governo della Chiesa non potrebbe esercitare la propria attività e scomparirebbe un patrimonio materiale e spirituale della Cristianità? Possibile che nessuno abbia mai raccontato a Papa Francesco che queste Mura, alte 12 metri e munite di 44 torri, furono fatte costruire da Papa Leone IV nell'847 per proteggere la Città Santa dai predoni islamici che per ben due volte, nell'830 e nell'846, invasero Roma e saccheggiarono la Basilica di San Pietro, depredandola di tutto l'oro e l'argento?

Senza i muri non ci sarebbe stata nessuna civiltà. I muri sostanziano la civiltà. I muri salvaguardano la casa e tutelano la famiglia, il pilastro della costruzione sociale e il fulcro della rigenerazione della vita. I muri hanno protetto e legittimato la comunità locale, attribuendo una connotazione identitaria alle città-stato, incentivando la certezza della specificità culturale. I muri hanno definito i confini della Nazione e affermato l'orgoglio della propria esclusiva civiltà.

Così come sarebbe altrettanto importante che l'esercito dei globalisti, relativisti, buonisti, multiculturalisti, immigrazionisti e islamofili conoscessero che i tanto auspicati ponti, storicamente non solo non sono mai stati contrapposti ai muri, ma ne sono stati parte integrante, sono strutturalmente complementari. I ponti, al pari delle porte, sono dei varchi nei muri, concepiti come una realtà mobile, basati su una logica flessibile, aperti per accogliere gli ospiti graditi, chiusi per i nemici da respingere.

Ed è l'insieme dei muri e dei ponti che incarna le regole su cui si fonda la civile convivenza, apertura nei confronti di chi rispetta le nostre leggi e condivide i nostri valori, chiusura nei confronti di chi vuole imporsi con la violenza e mira a sottometterci alle barbarie. Nella "civiltà dei muri" le porte delle case restavano aperte. Nella "civiltà dei senza muri" siamo costretti a barricarci dietro le porte blindate. Finitela con questa menzogna ideologica sui muri e sui ponti!

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato il 21/05/2017 08.12.44 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

È finita l'era dei partiti tradizionali. Lo scontro è tra il fronte globalista e quello sovranista. Perché è a rischio la democrazia

(Il Giornale, 8 maggio 2017) - Le elezioni presidenziali in Francia segnano la fine non solo dei partiti tradizionali di destra, di centro e di sinistra, ma del partito stesso concepito come l'istituzione che veicola il consenso dei cittadini, sostanzia l'attività politica, legittima la democrazia. È vero che ormai dal crollo del Muro di Berlino i partiti hanno perso la loro connotazione ideologica e si sono trasformati in meri ricettacoli di potere, al punto da condividere gli stessi contenuti a prescindere dalla loro collocazione politica.

Ma ora siamo ad una svolta sul piano dell'identità, della ragion d'essere e degli obiettivi. Ci troviamo di fronte ad un bivio che impone una scelta epocale: la salvaguardia degli Stati nazionali sovrani, di un modello di sviluppo che affida l'economia reale alle micro, piccole e medie imprese, un modello di società che mette al centro la famiglia naturale e la rigenerazione della popolazione autoctona, un modello di civiltà laico e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umanistiche e illuministiche; oppure la confluenza degli Stati nazionali negli Stati Uniti d'Europa, il fagocitamento dell'economia reale nella grande finanza speculativa, l'omologazione dell'umanità nel meticciato antropologico promuovendo l'immigrazionismo e l'omosessualismo, l'affermazione dell'ideologia globalista incentrata sul relativismo valoriale e religioso.

Il duello tra Macron e la Le Pen ha sostanziato lo scontro tra il globalismo e il localismo, tra la macro e la micro dimensione, tra il Nuovo Ordine Mondiale e la sovranità nazionale, tra due concezioni diametralmente opposte della vita stessa.

I partiti tradizionali sono comunque morti. Da un punto di vista economico sono delle società fallite, alla ricerca spasmodica di voti e di consenso da monetizzare per mantenersi a galla. Così come politicamente hanno perso credibilità, come ormai da anni attestano gli indici di gradimento dei cittadini, al punto che ormai si votano i leader più che i partiti.

Anche in Italia dobbiamo orientarci al confronto tra due schieramenti, quello globalista che aspira agli Stati Uniti d'Europa, e quello localista che difende l'Italia sovrana. Oggi i rapporti di forza sono decisamente a favore dei globalisti. Macron non ha vinto per meriti propri, ma per una straordinaria mobilitazione contro la Le Pen, che ha visto convergere tutti gli altri principali partiti, il Presidente della Repubblica, i mezzi di comunicazione di massa, la Chiesa cattolica, i protestanti, i musulmani, gli ebrei, i massoni, la grande finanza e l'Unione Europea.

In questo contesto si modifica radicalmente la stessa sostanza della democrazia, perché sono troppi i condizionamenti che i cittadini subiscono nel processo di formazione della corretta conoscenza della realtà e della successiva elaborazione della libertà di scelta. È in atto un terremoto politico che ha già sepolto i partiti tradizionali e rischia di dare il colpo di grazia alla democrazia.

magdicristianoallam@gmail.com

 

 

 

Postato il 08/05/2017 13.17.57 in Editoriale di Magdi Cristiano Allam

Con Macron ha vinto il globalismo e ha perso lo Stato nazionale sovrano

Cari amici, Marine Le Pen ha appena ammesso la sua sconfitta. La vittoria elettorale di Emmanuel Macron è schiacciante. Eppure, qualora per un'ipotesi che non sussiste, egli fosse stato l'unico candidato alla Presidenza della Repubblica, difficilmente avrebbe raccolto circa il 65% del consenso dei francesi. Più che la vittoria di Macron, è stata la sconfitta della Le Pen. 

Contro di lei si sono subito espressi i tre candidati che al primo turno delle Presidenziali si erano piazzati dietro Macron e la Le Pen, Francois Fillon dei Repubblicani, “La France Insoumise” di Jean Luc Melenchon, Benoit Hamon dei Socialisti. Il Presidente della Repubblica, Francois Hollande, ha invitato i francesi a votare Macron. I grandi mezzi di comunicazione di massa hanno messo in guardia dalla vittoria della Le Pen. La Chiesa cattolica, attraverso un editoriale del giornale La Croix, si è schierata con Macron. I musulmani, per bocca di Amar Lasfar, leader della “Unione delle Organizzazioni Islamiche Francesi”, espressione dei Fratelli Musulmani, e Dalil Boubakeur, Rettore della Moschea di Parigi, hanno chiesto ai circa 10, forse 15 milioni di fedeli di Allah, di votare Macron. Il Gran rabbino di Francia, Haïm Korsia, il Pastore protestante François Clavairoly e il Presidente del culto islamico, Anouar Kbibech hanno firmato una dichiarazione congiunta: «Niente è superiore alla pace e solo il voto di Macron garantisce una Francia forte della sua storia e fiduciosa del suo futuro». 

Macron è il Mario Monti della Francia, è il “salvatore della Patria” calato dall'alto dalla grande finanza speculativa globalizzata nel momento in cui, a fronte della crisi inarrestabile del Partito Socialista e dei Repubblicani, hanno individuato in Macron l'asse vincente come espressione di una nuova realtà che non è “né di destra né di sinistra”. Macron è stato concepito per impedire che la Le Pen potesse vincere e dare il colpo di grazia all'Unione Europea. E ha vinto lui e con lui hanno vinto il globalismo, il Nuovo Ordine Mondiale, la grande finanza speculativa globalizzata, l'immigrazionismo, il meticciato antropologico, l'omosessualismo, il relativismo valoriale e religioso, l'islamofilia. Da questa realtà dobbiamo partire per capire cosa è necessario fare per riscattare la nostra sovranità e salvare la nostra umanità.

 

Postato il 07/05/2017 20.45.00 in Ali di Libertà di Magdi Cristiano Allam

Più che votare per Macron, i francesi voteranno contro la Le Pen. Che fine farà la democrazia?

Buona domenica amici. A meno che non ci sia una diserzione in massa delle urne, ma al momento non risulta, è largamente prevedibile che oggi la maggioranza dei cittadini francesi eleggeranno Emmanuel Macron a nuovo Presidente della Repubblica. Più che scegliere Macron, sceglieranno di non votare Marine Le Pen. Sarà un voto più contro la Le Pen che non a favore di Macron. 

Il risultato sarà gravido di conseguenze sull'essenza delle nostre democrazie, sul ribaltamento delle ideologie, sulla tenuta dei partiti tradizionali. Di sicuro produrrà un ciclone politico che cambierà l'Europa. Non in meglio. Servirà una mobilitazione dei popoli per riscattare la certezza di chi siamo e salvaguardare il bene comune. 

 

Postato il 07/05/2017 13.37.22 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam

In Italia la stampa è omologata e sottomessa ai Poteri forti. Oggi non c'è nulla da festeggiare!

Buongiorno amici. Così come è una vergogna che i Sindacati il Primo maggio festeggino la “Festa del lavoro” in un’Italia dove hanno favorito la disoccupazione e sono corresponsabili del crimine epocale che ha trasformato l’Italia ricca in italiani poveri, ugualmente è indecente che oggi il Sindacato dei Giornalisti, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, festeggi la “Giornata mondiale della libertà di stampa”, in un’Italia dove gran parte della stampa è asservita, omologata e sottomessa ai Poteri forti, dove l’informazione ha perso credibilità, dove la disinformazione è talmente imperante che solo chi è veramente addentro al mondo dell’informazione è in grado di discernere il vero dal falso, dove i giornalisti hanno perso autorevolezza e versano in condizioni economiche disastrose. In Italia la stampa libera è solo funzionale a giustificare la dittatura dell’informazione di regime. Non c’è nulla da festeggiare!

 

Postato il 03/05/2017 09.38.58 in Buongiorno Amici di Magdi Cristiano Allam