Calderoli: il padre del porcellum serve a fare un po’ di melina

Le disgrazie non arrivano mai da sole,almeno così dice la gente, e deve essere vero se martedì 2 ottobre a Milano prima abbiamo avuto l’arrivo delle notizie da Roma che a gestire il tentativo di accordo sulla nuova legge elettorale sarà Roberto Calderoli, della Lega, padre delporcellum, poi l’infamia dello sciopero del Metro, spacciato come esercizio di un diritto sindacale. Proprio così, a sera abbiamo avuto la prova generale del fuoco autunnale, finita con la gente nel panico nella Metro 1, accentuato dalla cattiva gestione sindacale dell’iniziativa, che ha bloccato come prigionieri alcune decine di migliaia di uomini, donne, bambini, anziani. Molti intrappolati tra una stazione e l’altra. Di colpo si è percepito la pericolosità della situazione, della fragilità del sistema metropolitano milanese, di cosa vuol dire essere in balia di “decisori politici e sindacali” di questo genere. Certo, c’è la scusa del contratto, forse di qualche euro in più, ma i lavoratori dei trasporti pubblici sono dei super garantiti rispetto al resto dell’economia, specie i macchinisti della metro. Una “casta” che fa valere la sua potenza di interdizione.

La somma delle due vicende, Calderoli che ci riprova, più i chilometri a piedi per tornare a casa, hanno condotto molti allo sfinimento, rendendo pesantissima la situazione a Milano. Il giorno dopo, mercoledì 3 ottobre, abbiamo avuto maggiori notizie sul tentativo dell’ex ministro. Si delineano i contorni dell’idea e  prende corpo la proposta che intende sostenere per la futura legge elettorale, cioè il “calderolum”: proporzionale con premio di maggioranza e collegi plurinominali piccolissimi, senza preferenze. Ci sono tanti dettagli in questo meccanismo che richiedono attente riflessioni, che sono troppo pesanti da spiegare in questo contesto. Non entro nel merito. Si può solo dire che è un insieme di tecniche sconclusionato, molto pericoloso da un punto di vista politico.

A questo punto viene proprio da pensare che è probabilmente vero quello che dicono Bersani e Zanda, con altri politici, di Calderoli: ha già fatto danni una volta, una seconda sarebbe proprio intollerabile. Passa poco tempo e ieri, nel pomeriggio, si è diffusa la notizia che il PD si sfila dall’intesa, pronta la replica di Calderoli: “Possibile un’altra maggioranza” e poi ”l’accordo con il PD sulla riforma elettorale non è indispensabile”. In pratica una replica della vicenda delle riforme costituzionali votate al Senato a fine luglio dalla vecchia maggioranza PDL-Lega, ora messe su un binario morto alla Camera. In conclusione, la riesumazione politica di Calderoli serve dunque a perdere tempo, a fare melina, a spandere fumo, per poi dire che non c’è più spazio per realizzare una buona legge elettorale. Così ci troveremo davanti al dilemma della torre che brucia: se ti butti vieni mangiato dai coccodrilli del fossato, se rimani il fuoco ti distrugge.

Vedremo che cosa succederà oggi alla 1° Commissione del Senato, viste le avvisaglie di ennesima fumata nera, la parola passa ai due relatori, che si sono occupati della riforma elettorale, Bianco del PD e Lucio Malan del PDL. Non si sa quale bozza verrà messa ai voti in commissione per poi lasciare la parola in tempi brevi all’Aula di Palazzo Madama. Intanto prepariamoci mentalmente a quale scelta fare, perché saremo ancora in cima alla torre.