“Se l’antidoto al Porcellum di Calderoli è Calderoli, dovremo aspettarci una proposta di legge anticorruzione da Formigoni e Penati?” la sagace battuta di Michele Serra, su La Repubblica di oggi, riassume lo stato confusionale della politica sulla riforma della legge elettorale in corso al Senato. Sono mesi che si va da un rinvio all’altro, con scuse e pretesti sempre diversi, solo per stare fermi immobili sul detestato sistema elettorale attuale, quello con le liste bloccate e il mega premio in seggi alla prima coalizione.

La casta al potere non vuole restituire ciò che ha tolto con l’inganno, cioè ridare la sovranità al popolo. Non lo dico io, lo dice la Costituzione all‘articolo 1 secondo comma: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Questa affermazione solenne non è solo un principio, è un diritto reale, dal 1948. E’ evidente che non è stato rispettato, il Parlamento è andato ben oltre i limiti costituzionali, gli unici ammessi.

L’oltraggio più pesante, c’è stato nel 2005 con la vicenda della legge 270, il cosiddetto Porcellum, proposta e sostenuta dal centro destra, con il subdolo appoggio della sinistra, come si è dimostrato in precedenti articoli. Tanti parlano di un pericolo, chiamato “antipolitica”, sotto intendendo che la “politica” attuale invece è quella giusta per i cittadini. Non è così.

La gente percepisce l’inganno, vede che la classe politica non rispetta le regole fondamentali, a partire dal primo articolo della Costituzione, figurarsi allora come può comportarsi con tutte le altre norme. Così facendo si ha l’impressione che le leggi siano un peso solo per noi, per loro sono delle opportunità di azione e di nuovi affari. I politici sono incuranti del fatto che gli italiani si stanno allontanando sempre più dal sacrosanto esercizio del diritto del voto, perché in fin dei conti hanno solo da guadagnarci dalla disaffezione dilagante.

Gli scandali sull’utilizzo fraudolento del denaro pubblico, che esplodono a ripetizione nel nord e nel profondo sud, da Torino a Roma sono visti come delle occasioni di ricambio al loro interno. Ieri e oggi nei Tg si sono viste le facce di pietra di alcuni di loro già in corsa per le elezioni alla Regione Lazio, dopo che i media hanno praticamente oscurato la farsa delle elezioni siciliane.

Come dire, il cadavere è ancora in casa, non si è fatto neanche il funerale alla giunta Polverini e al consiglio regionale sprecone, che Zingaretti, discusso presidente della Provincia di Roma, del PD, si lancia famelico sulla smilza eredità. Scena che di fatto squalifica quello che è ritenuto il migliore competitore della sinistra a Roma, già candidato in pectore per succedere alla esangue gestione Alemanno.

Da sinistra a destra i politici hanno paura solo di una cosa: che qualcuno possa raccogliere il malcontento generale, plasmando queste energie destinate a essere improduttive e inattive, dandole una forma attiva, uno scopo e una direzione precisa. L’invocazione lanciata nel titolo ”Grillo se ci sei batti un colpo!”, è quasi una preghiera laica, rivolta non solo a lui, ma a tutti quelli che possono operare per incanalare positivamente la voglia di cambiamento in questo nostro sofferente Paese.

Invece, se si legge un qualsiasi quotidiano, ci si trova in un mondo fantastico, irreale, fatto di discussioni sulle regole per indire le primarie del partito democratico, come se non avessimo abbastanza rogne con la legge elettorale attuale e l’economia che va a fondo. E’ il mondo fiabesco della sinistra, fatto di slogan, di primarie che non sono primarie, ma plebisciti, di sfide incomprensibili, tra finti candidati. Un giovane sindaco come Matteo Renzi, che ha appena iniziato il suo lavoro di sindaco, sbuca all’improvviso dal cappello di abili maghi della politica, compete con un Bersani che pare far di tutto per non arrivare alle elezioni politiche del 2013. Intanto, il PDL si scioglie come neve al sole, lasciando scoperte aree immense a destra.

In questo teatro della politica può e deve entrarci anche qualche personaggio nuovo. C’è un riferimento storico importante in un profondo conoscitore della commedia all’italiana come è stato Guglielmo Giannini: da lui arrivò nel 1945-‘46 la splendida idea del periodico L’Uomo Qualunque (800mila copie vendute), che con le sue denuncie aiutò a far aprire gli occhi a molti italiani, appena usciti dalla dittatura e desiderosi di non finire in un altro regime. Allora è stato un commediografo a stimolare il dibattito politico, dando voce e forma alla protesta, anche se poi venne riassorbito e incanalato dai democristiani. Oggi non possiamo ridurci alla scelta tra Renzi e Bersani. Forza Beppe, se ci sei veramente, batti un colpo.