Con il velo islamico i fedeli di Allah diffondono tra noi la loro sessuofobia

La questione del “velo islamico” è soltanto apparentemente secondaria. Il demonio si nasconde nei dettagli. Dedicato a coloro che farfugliano di “integrare” gli islamici a tutti i costi.

Al di la della manifestazione identitaria che il “velo” potrà anche rappresentare, mi ero domandato la “eziologia” cioè la origine, la motivazione essenziale del suo uso da parte delle donne musulmane, e avevo chiesto spiegazioni ad alcuni conoscenti islamici.

I miei interlocutori -tutti maschi- concordarono su un fatto : il “velo” è indossato per preservare la “femmina” dalla libidine (altrimenti incontenibile ??) dei “maschi”. E’ indossato in modo tale da nascondere tutta la capigliatura (e parte del volto), che notoriamente rappresenta uno dei richiami sessuali della nostra specie… .

Dunque: se una donna lascia vedere la capigliatura può con ciò innescare la pulsione sessuale del maschio il quale, vedendola, si sente “autorizzato” ad un approccio (o addirittura a una “aggressione” ?).

Quindi in sintesi la donna “seria” NON deve lasciare vedere in pubblico la propria capigliatura.

(Resterebbe da chiarire quante donne si imbacucchino volontariamente e quante vi siano costrette…).

La faccenda potrà anche essere vera nell’ambito delle società islamiche. Sono problemi loro.

Ma NON è detto sia vera nell’ambito della nostra moderna società italiana. Vediamo.

Dalle nostre parti sono pubblicamente presenti ed esibiti numerosi e ben più espliciti richiami “sessuali” (per entrambi i sessi) e da gran tempo. Ci vuol ben altro, per scatenare la pulsione sessuale, che una chioma al vento, lunga o corta, liscia o riccia, naturale o tinta che fosse.

Pertanto possiamo ben affermare che da noi una donna a capo scoperto passa praticamente inosservata.

Che una certa assuefazione pubblica ai richiami sessuali abbia avuto da noi come conseguenza una certa indifferenza al “sesso” tutto sommato non mi pare tanto deprecabile.

Il punto allora da noi diventa questo:

se le donne islamiche -SPECIE LE GIOVANI- si coprono “volontariamente”

[con quello che -tra l’altro- per una forma di ipocrisia viene chiamato “velo” mentre in realtà, quando copre / cela il capo e parte del viso in modo tale che si veda soltanto l’ovale dalle sopracciglia al labbro inferiore e metà delle gote (la maggior parte dei casi) esso è meglio definibile “telo”], e indossano tale copertura ritenendo che in caso contrario sarebbero “preda” dei maschi, ebbene = tale atteggiamento è offensivo nei nostri confronti.

Noi maschi italiani moderni generalmente non siamo “aggressori” sessuali. Non mancherebbe altro… .

Siamo -salvo poche deplorevoli eccezioni- persone civili e rispettose (in certe circostanze anche troppo…).

Allora: per principio dobbiamo diffidare di chi per principio diffida di noi.

Quando si importano gruppi etnici-religiosi di mentalità e costumi troppo diversi e arretrati (tendenzialmente incompatibili con la società che li riceve, quando non già dichiaratamente ostili) si importano anche i loro conflitti e le loro aberrazioni. Diventano problemi nostri.