È in corso una guerra economica contro l’Italia: liberiamoci al più presto dell’Unione Europea

“Solo i morti hanno visto la fine della Guerra” (Affermazione attribuita a Platone).

“Su quella spiaggia ci sono soltanto due tipi di uomini fermi: quelli che sono morti e quelli che stanno per morire. E allora NON FERMATEVI: ANDATE AVANTI”

(Lo disse rivolto ai suoi soldati il Generale Leonard Townsend “Gee” Gerow, comandante di unità d’assalto dell’esercito statunitense lanciate con la prima ondata dello sbarco in Normandia.)

Parafrasando Mao Tsé-Tung (che parlava di Guerra e Politica) diciamo: “L’Economia è Guerra senza spargimento di sangue; la Guerra è Economia con spargimento di sangue”.

E ricordando Karl von Clausewitz diciamo: “La Guerra è nient’altro che la continuazione della Politica con impiego di altri mezzi”.

Lo so: passo per il solito saccente erudito trombone.

Ma queste massime, a prescindere dalle circostanze particolari che le hanno prodotte, possono aiutarci a comprendere la situazione e a decidere come comportarci.

Chi non ricorda il Passato, sarà COSTRETTO a riviverlo (e questa è MIA). E badate che dico “costretto”, non già per esempio  “avrà il piacere di”, significando con tale verbo imperativo che sarebbe una faccenda affatto piacevole… . Intesi?

Rovinata -essenzialmente per fenomeni di cedimento interno- la mole dell’Impero Romano, dopo secoli di servaggio combattemmo e vincemmo finalmente per costruirci una Patria degna.

E ora hanno di nuovo dichiarato guerra all’Italia. Guerra economica, ma sempre di guerra si tratta. Il nostro nemico è la “Unione Europea”.

E allora combattiamola, questa nuova guerra per l’indipendenza.

Vendiamo cara anzi carissima la nostra pelle. L’alternativa è il soccombere.

Ovvero essere già sconfitti senza combattere (l’ideale risposta che si aspettano gli aggressori).

Non fermiamoci nella fetida palude europea. Andiamocene prima possibile dalla maledetta “Unione Europea”: andiamocene col massimo della severità, della esecrazione e del disprezzo verso chi l’ ha voluta e imposta a dispetto, a tradimento, a danno di Noi Cittadini.

A chi l’ha imposta con la frode e agitando il pretesto della inevitabile “globalizzazione”: miserabile espediente per tentare l’annientamento delle virtù nazionali.

Demoliamo l’unione monetaria e rifacciamoci la nostra moneta.

E presidiamo di nuovo le Nostre frontiere con le Nostre Forze Armate (come fanno in praticamente TUTTI i Paesi del mondo, si badi bene).

Ricordiamoci del Sacrario di Redipuglia. Quelli caddero per noi. Caddero per la nostra ITALIA, giammai per una maledetta pseudo “Unione Europea” che non esiste.

E mica mille anni or sono: solo cento anni fa. Erano i nostri bisnonni e nonni.

Scateniamo un pandemonio.

E nel nome unico e millenario d’ ITALIA riprendiamoci e teniamoci la Nostra Patria. E guai a chi osa toccarci.

Giorgio Napolitano e Pier Carlo Padoan hanno un sorriso tra l’ebete e il grifagno che, nel palesare lo stato di stupore tipico della raggiunta senilità, esibisce una fila di denti i quali rassomigliano ad altrettante sbilenche pietre tombali. Pessimo segno. Quei due e Matteo Renzi (anche lui, a guardarlo bene, quanto a ghigno non scherza) si crederanno potenti tiranni. (Qualche motivo di crederlo l’avranno pure, essendo tutti e tre -a torto o a ragione- arrivati dove sono arrivati. Ma scaltramente, cercano di non darlo troppo a vedere.) Absit invidia verbo. Coloro saranno bensì tirannelli, ma in capo non hanno un idoneo cimiero d’acciaio bensì un guscio d’uovo. E il primo che darà loro una bottarella bene assestata li manderà in frantumi. Se per pubblica disgrazia sarà l’Italia ad andar per prima in frantumi, ne saranno seppelliti anche loro. Mal comune … .

 

[ 2-FINE ]