I terroristi islamici se avranno l’atomica non esiteranno ad annientarci. Dobbiamo passare subito all’attacco

La barbarie islamista (= islamo-nazista : avete finalmente inteso, voi, o miserabili rinnegati compagni-progressisti ?) sta continuando a spargere la sua maledizione sul mondo. Manifestazione del “vero islam” e del suo naturale delirio di conquista.

Purtroppo dobbiamo attenderci attacchi anche sul nostro territorio.

Fino ad ora ha agito sfruttando il vantaggio dell’iniziativa.

Ha agito colpendo prevalentemente a tradimento, prevalentemente persone ignare e indifese.

Ha agito impiegando mezzi letali relativamente modesti.

In guerra, il contendente più debole impiega l’arma più potente della quale dispone. Nel caso degli islamisti l’arma più potente che attualmente hanno è costituita dai terroristi assassini-suicidi cioè quegli esseri sub-umani che si suicidano tentando di trascinare con sé quante più vittime possibile. E l’islam tenta di imporsi attaccando col terrorismo.

(Insisto su un particolare apparentemente secondario: in Italia -e solo in Italia salvo prova contraria- gli islamisti terroristi assassini–suicidi sono definiti romanticamente “kamikaze”, ma coloro nulla hanno a che vedere con i veri “kamikaze” che erano gli aviatori militari giapponesi i quali si suicidavano pilotando i loro piccoli caccia per schiantarsi sulle grandi navi militari statunitensi durante la II Guerra Mondiale: pertanto invito tutti ad astenersi dal definire con tale termine gli islamisti assassini.)

Se per somma disgrazia gli islamisti assassini venissero in possesso di una arma nucleare, non esiterebbero a usarla. Non indugerebbero con minacce o ricatti (come accadeva durante la “Guerra Fredda” tra le Potenze dotate di arsenali nucleari, e tale tattica generò il famoso “equilibrio del terrore” il quale equilibrio, apparentemente instabile, consentì invece un periodo di relativa “pace mondiale” abbastanza lungo): la userebbero alla prima occasione. E tanto potrebbe rappresentare la loro fine, nel senso che chi subisse un simile attacco, avrebbe giustificazione per reagire con l’annientamento degli islamisti nel loro territorio (“Isis”) e nei territori che già costituiscono “the focus of evil” (per usare una celebre definizione che il Presidente R. Reagan affibbiò all’Urss) ovvero l’Arabia Saudita e l’Iran, potenze che -non mi stanco di ripeterlo- seppure antagoniste per questioni interne di dottrina tuttavia di fronte al resto del mondo agiscono ispirate dagli stessi principi: quelli scritti nel più abominevole libro del mondo = il “Corano”.

L’uso di una sola “arma di distruzione di massa” da parte degli islamisti potrà finalmente determinare e legittimare, come reazione, l’annientamento dell’islamismo aggressivo mondiale e il bando delle attività islamiche dalle nostre parti. Come accadde per il nazismo e il fascismo.

La seconda arma potente che gli islamisti possiedono è rappresentata dalle grandi ricchezze accumulate con la vendita del petrolio: possibili ricatti e attacchi economici di vari tipi.

La terza arma è rappresentata dal petrolio stesso: possibili ricatti energetici.

Ma si tratta di armi a “doppio taglio” nel senso che tali risorse non appartengono loro in via esclusiva. E gli effetti destabilizzanti che possono produrre ricatti basati su esse, non sono decisivi.

E determinano contromisure in grado di neutralizzarle: il “danaro” può diventare carta straccia… per non parlare dei vari “titoli” cartacei suoi surrogati… l’oro, i diamanti, possono essere confiscati o depredati e in ogni caso non sono direttamente utilizzabili come cibo o acqua o medicine o bombe… mentre il “petrolio” può essere se non ancora sostituito quanto meno integrato da altre fonti energetiche, e così perdere valore.

La quarta arma è rappresentata dallo sviluppo demografico delle popolazioni islamiche o islamizzate. Nel senso che dove e quando una popolazione islamica diviene su un dato territorio la maggioranza o quasi, ivi e allora essa si impone e la civiltà pre-esistente scompare. Gli esempi li conosciamo.

Forse questa è l’arma più “micidiale” nel lungo periodo. Ma non è detto che funzioni sempre e ovunque. Dipende dalla civiltà aggredita il sapere e riuscire a reagire efficacemente e tempestivamente per salvarsi.

Allora, le risposte ad attacco

1) terroristico: braccare, stanare, attaccare, sopprimere i terroristi islamici;

2) nucleare: contro-attacco nucleare a tappeto stile “drop-shot” che riporti definitivamente alla età della pietra lo Stato islamico dell’Isis” e gli altri principali stati correligionari se complici;

3) economico / energetico: confisca e azzeramento dei beni economici dei principali stati islamici aggressivi; embargo petrolifero, blocco commerciale, e spinta cogente a fonti energetiche alternative;

4) demografico: interdire ulteriori immigrazioni islamiche verso di noi; esigere severamente dagli islamici stanziali l’integrale rispetto delle nostre leggi; imporre ai loro figli e nipoti una persistente educazione civica basata sui nostri valori, controllandone costantemente i comportamenti; cancellare fisicamente le “no-go-zones” ridistribuendo d’autorità la popolazione islamica stanziale in modo da evitare “enclaves” territoriali fonti di sovversione; deportare i soggetti refrattari a una leale e stabile integrazione – previa revoca irremissibile della cittadinanza comunque fosse stata ottenuta e spoglio integrale dei beni e dei diritti.

Si parla di “reati di opinione”: in base alla cosiddetta “Legge Mancino”, come già per il nazi-fascismo, anche la predicazione islamista deve essere vietata, repressa e punita, in quanto istigatrice di comportamenti incompatibili col nostro ordinamento giuridico. Esistono limiti alle “libertà di espressione e di religione” (libertà che non includono il diritto di predicare odio, omicidi, “guerre sante”…) quando in nome e col pretesto di esse si invocano o commettono attività criminali di sedizione e sovversione a diretta minaccia della sicurezza nazionale.

In tutto il mondo gli islamisti nel loro delirio di conquista stanno “tirando troppo la corda”. Si accorgeranno che la “corda”, per restare in questa metafora, da noi è la coda di una feroce tigre che li sbranerà (al Nemr).