Impariamo dalla Gran Bretagna: qualunque sarà il risultato del referendum sull’Europa, faranno prevalere i loro interessi

Il capo del governo britannico ha fatto sapere ufficialmente al “G7” che entro la fine del 2017 si svolgerà il “referendum” sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’“Unione Europea”.

Lo ha fatto da par suo, cioè da cittadino britannico.

Ovvero ha detto tre cose:

1) il suo governo auspica che la Gb resti nella “Ue”

2) al momento della campagna referendaria, i membri del suo governo favorevoli all’uscita della Gb dalla “Ue” dovranno garantire le proprie dimissioni dal governo stesso in caso al referendum vincano coloro che intendono la GB fuori dalla “Ue”

(non ha peraltro precisato cosa farà lui nel caso il referendum stabilisca l’uscita dei britannici dalla “Ue”…)

3) nel frattempo, il governo britannico in carica “tratterà” con la “Ue” cioè con la “Commissione europea” = amorfo e subdolo consesso di burocrati-tiranni pressoché sconosciuti ai cittadini, tratterrà -si badi bene- le condizioni che la Gb porrà per rimanere, appunto, nella “unione”.

Testuale dichiarazione del Premier Cameron: “La linea del Governo britannico è negoziare con Bruxelles per ottenere un risultato positivo del referendum”.

In pratica la posizione dei britannici è: “Vogliamo” restare nella “Ue” ma alle nostre condizioni. Se le condizioni che porremo non verranno accettate, la Gb se ne andrà

(sottinteso: se usciamo sarà solo colpa vostra…)

Sarei pronto a scommettere che la Gb rimarrà -come attualmente- con un piede dentro e uno fuori dalla “Ue” a condizione di ottenere ulteriori concessioni e privilegi nel proprio esclusivo interesse nazionale. Guarda caso.

Una precisazione ufficiale che temo sia sfuggita ai più: i cittadini dei Paesi europei residenti nel Regno Unito non potranno votare al referendum sulla permanenza del Paese nella “Ue”, siccome le regole nella votazione saranno simili a quelle delle elezioni politiche britanniche. Ma non eravamo tutti fratelli e sorelle?

Più chiaro di così … “Cicero pro domo sua”. Alla faccia della “fratellanza” europea…

Se dalle nostre parti, anziché avere un governo di sprovveduti avessimo un governo che provvede, l’atteggiamento del capo britannico ora in carica dovrebbe insegnare qualcosa. Ma per gli incapaci e i rinnegati sono prediche inutili.