L’islam ostile deve essere combattuto non in nome di un’altra religione ma dello Stato laico

Il mio scritto precedente sullo “scontro di giganti” esponeva la tesi che l’odierna aggressione islamica impone una nostra forte reazione, ma -a differenza di quelle dei secoli passati (che per buona sorte videro la vittoria dell’Occidente “cristiano”)- tale reazione OGGI non deve essere basata e considerata sul principio dello “scontro di religioni”.
Significherebbe cadere in una trappola tesaci proprio dai nostri nemici.
Va da sé che quanto a “coesione” e “motivazione” e “aggressività” l’islam   -e non lasciamoci ingannare dalle sue divisioni e dispute dottrinali e tribali interne: quelle, peraltro in atto da sempre, non impediscono alla mole islamica complessiva (la “casa dell’islam”) di porsi, nei confronti del resto del mondo (la “casa della guerra”) come un monolite-   attualmente supera il cristianesimo (che in quanto religione tra le tante, teoricamente potrebbe forse essere l’unica “quantitativamente” in grado di opporvisi).
Ma non è questo il punto essenziale.
La reazione nostra vincente deve essere basata sul combattere nello scontro di Barbarie contro Civiltà, di sub-cultura e mentalità arcaiche e mummificate contro etica moderna aperta, raggiunta in secoli di faticosa, spesso dolorosa evoluzione sociale.

Alcuni lettori hanno criticato le mie note asserendo che solo il cristianesimo….può efficacemente opporsi all’islam, non già la “decadente” Civiltà “laica” poiché essa, in quanto tale, -sarebbe- necessariamente confusa, frammentata, demotivata e debole. Quelle sono le osservazioni ottuse di bigotti e “papofili” un po’ petulanti.
Ribadisco il mio dissenso. La Civiltà Occidentale moderna presenta ovviamente luci e ombre, necessita di ulteriori evoluzioni e perfezionamenti, tuttavia è complessivamente ancora la migliore (o, se proprio vogliamo auto-limitarci, la “meno-peggiore”) del mondo; di questo primato deve farsi forte, anziché angustiarsi in grotteschi “complessi di colpa / inferiorità / xenofilia acritica” ingiustificati e autolesionistici o rifugiarsi nelle sacrestie.

Se potrà anche essere vero come il raggiungimento del vertice (?) dello sviluppo di una Civiltà implica che molti suoi appartenenti non potranno restare a lungo seduti su tale vetta di profonda saggezza e talvolta di altrettanto profonda delusione, (delle quali il relativismo e il buonismo conseguente ne esprimono un aspetto, il “pensiero debole”), è altrettanto vero come molti appartenenti a tale Civiltà, anche tra i normali cittadini, sono disposti a difenderla strenuamente avvalendosi delle conquiste raggiunte, così difendendo se stessi e la loro discendenza.

Non debbono esistere da noi “guerre di religione”. Lo Stato moderno è laico e deve ignorare tutte le religioni (i quali culti, notoriamente, sono consentiti solo nel rispetto dell’Ordinamento giuridico). Ad esse lo Stato è sempre “superiore” quanto ad autorità e potere. L’islam ostile e incompatibile deve essere combattuto senza pietà non in nome di un’altra religione ma in nome e con la forza dei principi di Civiltà di un moderno Stato laico. Le leggi che abbiamo -applicate con rigore- sono sufficienti a fare sì che l’aggressione islamica si riduca a un problema di “sicurezza nazionale” e di “ordine pubblico”, e venga annientata.

Per -momentaneamente- concludere :
“I clandestini, i migranti, e compagnia bella, prevalentemente islamici o islamizzati, arrivano da noi per portarci tutti i guai dai quali fuggono.” Ebbene: se vogliono rimanere, dobbiamo esigere da loro il necessario, indispensabile cambiamento di mentalità, abitudini, comportamenti. Esigere da loro il massimo rispetto per noi e per il nostro sistema sociale. L’alternativa possibile e legittima può essere soltanto il respingimento: con le “buone maniere” se possibile, con le “cattive maniere” se necessario.
Per coloro che giungono fuggendo siccome davvero disperati, oppressi e spaventati, si tratta per questo generalmente di persone inclini alla sincerità e bisognosi e rispettosi = possiamo accoglierli (beninteso, in numero limitato), ed educarli in base ai nostri principi etici aiutandoli ad integrarsi, facendo opportuna e persistente leva -ed esercitando attento controllo- sulla loro leale disponibilità ad evolversi civilmente.
Per coloro che giungono aggressivi, animati dallo scellerato, criminale intento di costringerci a regredire e divenire come loro, dobbiamo respingerli giacché ostili ed incompatibili col nostro Ordinamento.
Non abbiamo altre opportunità o alternative valide. La nostra Civiltà (non la “religione” che ne fu soltanto una delle forze del passato, e nella quale pochi tra noi oggi sono davvero convinti di “credere” ancora) è un bene prezioso collettivo da difendere.
Qualsiasi tentativo di introdurre o imporre la barbarie islamica può e deve essere interdetto con i mezzi ordinari disponibili, esigendo il rispetto della Legge (e non certo con contrapposizioni “religiose”, insisto), prima che le mutevoli realtà demografiche, economiche, socio-politiche, rendano impossibile una soluzione pacifica di legittima difesa. Le religioni, da noi, sono una faccenda individuale.