La civiltà dell'Occidente è superiore ma nessuno ferma l'invasione dell'islam

Un osservatore “esterno” potrebbe considerare l’attuale scontro tra Occidente e islam uno scontro di due giganti. Proviamo a domandare al nostro “osservatore esterno” (reputato -beninteso- esperto in faccende umane, sagace, saggio, colto e neutrale) quali siano, in sintesi, i punti forti e i punti deboli di ciascuno dei contendenti. Ecco alcune sue indicazioni. 

- OCCIDENTE Punti forti L’elevata etica moderna e le libertà diffuse, risultato di secoli di evoluzione e critica socio-culturale, associata a un discreto livello medio di istruzione; La paura individuale che risveglia l’istinto di sopravvivenza; Il coraggio collettivo -evocatore di storiche memorie- che mobilita la virtù della conservazione; La possibilità di scegliere i capi tra i migliori; Potente sistema tecnologico militar-industriale; 

Punti deboli La “fede religiosa” (cristiana): un intralcio per le menti moderne; Il forte calo demografico; Il cedimento di sane motivazioni ideali; Il multiculturalismo peloso; La delusione per i molti difetti della società occidentale, i conseguenti atteggiamenti di “tanto peggio-tanto meglio” e la diffusa fifa vigliacca (o indifferenza) verso gli “aggressori/giustizieri”. 

- ISLAM Punti forti La “fede religiosa” (islamica): un incitamento per le menti primitive; La forte crescita demografica; La spinta alla conquista, col vantaggio (iniziale) classico di chi assume l’iniziativa; Il desiderio di vendetta per torti (veri o presunti) subiti; Il “terrore” di vivere sotto una tirannia e la “invidia rabbiosa” per coloro che vivono

Punti deboli La sub-cultura arretrata persecutoria, crudele, autolesionistica, e il desiderio di libertà dei tirannizzati; L'oppressione delle proprie donne; Basso livello culturale medio e inabilità a scegliere capi validi; Scarse qualità e attitudini militari; Deficit tecnologico militar-industriale. Adesso prendo commiato dall’ “osservatore esterno” e tento di commentare a mio talento, evidentemente partigiano, dei punti indicati da questo -che sono diversi- e mi limito per opportuna brevità a tre che ritengo cruciali. La “fede religiosa” cristiana dominante in Occidente, basata su “amore” e “perdono” = precetti notoriamente di scarsa efficacia (addirittura controproducenti) nei confronti di un aggressore. La “religione” islamica e il suo “dio” tremendo, coi suoi precetti abominevoli, è agli antipodi della religione cristiana la cui idea (o illusione?) sublime del dio che -fattosi persona- nasce, vive e muore ma risorge e domina l’eternità con la legge dell’amore, tende a soddisfare le migliori e più evolute pulsioni naturali della natura umana, non già (come invece impone l’islam) le peggiori e più primitive di essa. Ma la “fede” non basta. Che, piaccia o meno, scontri di religione contro religione rappresentano un conflitto con esiti incerti. Non dobbiamo cadere nel tranello della “guerra di religione” anche se nei precedenti scontri vincemmo. Oggi è sul terreno etico che l’Occidente è più forte, più progredito, più motivato, e alla fine vincerà. Il “bilancio demografico” = certo, di questo passo entro pochi decenni in Europa gli islamici potrebbero divenire la maggioranza della popolazione, quanto meno una fortissima “minoranza” in grado di condizionare la vita a tutti. Il numero è potenza… . Ma in questo scontro -per ora- atipico, non convenzionale, prima della questione strettamente “numerica” è più probabile che vinca chi possiede anzitutto il più alto standard etico. I capi dell’Occidente devono -e ancor più dovranno- essere convinti che siamo la civiltà migliore. E poi riuscire a trasmettere tale convincimento al maggior numero di cittadini, insieme alla dimostrazione della incompatibilità insanabile tra l’Occidente moderno e l’islam pietrificato nella sua primitiva e aggressiva barbarie. Per quanto attiene più specificamente alle necessarie virtù militari e al loro riconoscimento presso il “datore di lavoro” = dubito assai che -dalle spelonche aride e sudice dei terroristi- salti fuori un novello e sagace “Giulio Cesare” che conquisti all’islam il suo impero (“califfato”), e che -ritto al timone di un barcone sovraccarico e fradicio- un novello e capace “Yamamoto” ammonisca il suo Califfo “fino alla Sicilia garantisco a tutti che arriveremo; oltre la Sicilia non garantisco a nessuno”. Comunque, in questa metafora (dei “dirigenti inascoltati”), si intende la eco della dura realtà diagnosticabile come “delirio di onnipotenza” che corrompe la mente dei capi e li porta a commettere errori fatali. In merito agli armamenti veri e propri, i nostri sono superiori. Caso mai, il problema è la determinazione di usarli… . Come avevo già notato tempo fa in un altro scritto, gli elementi che rendono tanto spaventosa la prospettiva di una vittoria della barbarie islamica contro la nostra civiltà, sono gli stessi che la rendono possibile. Ma quegli stessi elementi, condotti sino all’estremo, possono spingere la mole islamica (colosso dai piedi fragili) a sprofondare completamente, definitivamente e per sempre in frantumi nella discarica della Storia. Forse è soltanto questione di tempo. 

Mi cito addosso. Voglio riportare qui (aggiornata) anche la conclusione di quel medesimo mio scritto: “Il cammino del Faraone” Un antico aneddoto egiziano dice: “Il vecchio osò domandare al Faraone: -come hai fatto a diventare così potente? -NESSUNO HA TENTATO DI FERMARMI fu la risposta.” Sappiamo come andò a finire. Oggi, il feroce e spregiudicato espansionismo islamico si sta creando molti nemici ricavandone odio diffuso e motivato. Il terrorismo degli islamisti genera paura e furore, il furore soffocherà la paura e scatenerà le forze che li sopprimeranno. L’arretratezza e l’invadenza degli islamici genera prevalentemente disprezzo e repulsione, che li farà emarginare e poi espellere dai tessuti sociali (o in alternativa evolversi) dove -non invitati- si sono introdotti tentando di costringere gli ospitanti a diventare (regredire) come loro. Si ricordi come ciò che smette di crescere inizia a marcire… . Oggi, in molti abbiamo deciso di fermare gli islamici.