Politica e guerra nell'Italia del 2013 (Prima parte)

La cronaca impone al Polemista la trattazione di argomenti francamente poco allegri, anzi affatto sgradevoli.

Dipendesse da me, mi interesserei piuttosto di Critica Vetero et Neo Testamentaria (come già un tempo). Ma quando la propria casa rischia di essere distrutta da un incendio (per giunta doloso) occorre provvedere tempestivamente agli estintori anziché occuparsi delle tappezzerie. Giusto? Giusto.

La questione "moneta unica" ( con tutto l'insieme della tragicomica vicenda "unione europea" -sia maledetta!- ) è una questione prima che economica, "Politica" (con la iniziale debitamente maiuscola, perché si tratta di "alta" politica) e non dimentichiamo che la POLITICA è GUERRA senza spargimento di sangue, mentre la GUERRA è POLITICA con spargimento di sangue.

Così fu, è, e sarà in faccende umane. Rassegnatevi.

In faccende del genere, se vogliamo vincere dobbiamo combattere. Se non si reagisce combattendo in modi appropriati, abbiamo già perduto. Dobbiamo essere severi, duri. Anzitutto con noi stessi, riconoscendo finalmente che non tutto quel che è vero è bello e non tutto quel che è bello è vero. E che l’atteggiamento del  “ meno male che non è capitato a me…! ”  nella attuale situazione è quanto di più oscenamente ottuso e disastrosamente miope una persona possa manifestare.

Dobbiamo anche essere ragionevolmente audaci. Si diceva che la buona fortuna assiste gli audaci. Dobbiamo essere disposti allo scontro, al "muro contro muro", sfidando il nemico apertamente e scoprendone i "bluff".

L'unione europea, nella forma che ha assunto, è il nostro principale nemico. E chiunque la sostiene nella forma che ha assunto è il nostro principale nemico. Questo pseudo-superStato è una enorme finzione, una gigantesca frode che ci sta distruggendo, e ciò lo rende intrinsecamente e eticamente assai debole. E legittima una reazione simmetrica parimenti distruttiva. Esso è sempre debole con i forti e sempre forte solo con coloro -e purtroppo sono parecchi- che si manifestano deboli.

Io la vedo così. Attendo confutazioni.

La proposta che espongo sotto forma di “ammonizione” potrebbe essere giudicata ”asociale” o peggio “sovversiva“: ne sono consapevole.

Così come sono consapevole che la attuazione di quanto io prefiguro (la rivolta fiscale!) avrebbe come conseguenza il “crollo” definitivo dell’intero nostro sistema economico – sociale così come ora esiste.

Ma secondo l’attuale scenario temo non vi siano alternative, salva, forse, quell’opzione che già Lenin definì “VOTO CON I PIEDI”.

I Cittadini di una Nazione possono anche votare con i piedi:

cioè scegliere di andarsene camminando = e diventano emigranti;

oppure di andarsene correndo = e diventano profughi.

In ogni caso si tratta di lasciare il proprio Paese, e spesso in balia “del più turpe sopravvissuto”. Allora: chi accetta di andarsene?

Per come la vedo io, si tratta di alternative alquanto sinistre. (In tutti i sensi.)

In prospettiva voglio immaginare, tuttavia, un’altra possibilità.

I Cittadini votano bensì sempre con i piedi:

ma ora si tratta di usare i piedi -e non solo metaforicamente- per colpire il fondo schiena di quei degenerati traditori che ci hanno ridotto in queste condizioni:

Si tratta dunque di costringere LORO a diventare ben presto emigranti o meglio profughi. Magari con una “rivolta fiscale”.

L’Italia appartiene ai Cittadini onesti, non ai cialtroni di ogni risma. Facciamo un po’ di pulizia, e consoliamoci pensando che solo chi cade può risorgere.

Se poi per ottenere questa “pulizia” basterà la sola minaccia della “rivolta fiscale” tanto meglio. Ma dubito assai che essa basterà.

Mia Nonna talvolta asseriva che "le mosche si acchiappano col miele, non con l'aceto...". Vero.

Tuttavia, col dovuto sacro rispetto per la venerata memoria di mia Nonna, VI SONO CIRCOSTANZE NELLE FACCENDE UMANE DOVE IL "BUONISMO" DIVENTA UN DELITTO, E / O UN SUICIDIO.

Io temo che in Italia ci si trovi oggi in una di quelle circostanze. Forse sbaglio?

Da tempo, e da molti pensatori, è stato osservato che gli italiani sono un popolo di "servi".

Osservazione -ahinoi- desolante e tristemente corretta.

Allora: avendo a che fare con un "popolo di servi" è difficile resistere alla tentazione e non tentare di diventarne "padroni". Tant’é.

Ovviamente occorre esserne capaci, e averne la volontà necessaria.

E quando in gioco è la nostra sopravvivenza ( come cittadini liberi di una nazione civile e progredita ) allora il tentare di dominare la situazione, cioè di diventare padroni dei nostri destini, è un diritto e un dovere anzitutto verso noi stessi.

E rappresenta una forma di dovuto rispetto prima verso quei nostri concittadini i quali in passato hanno lottato per la Libertà che noi abbiamo da loro ereditato.

Poi verso le prossime generazioni. L'indifferenza vile a questo punto è un delitto inescusabile. E chi resta - o si fa - servo, merita di essere posseduto da un padrone (malvagio, per soprammercato). Fatti suoi.

Alla peggio, NOI cadremo a testa alta e resterà la consolazione di aver tentato ... e gli storici di domani giudicheranno.

Mi permetto osservare che presentare pubblicamente una "ammonizione" genericamente proprio siccome tale (per non dire della libertà di manifestare il proprio pensiero), non può a mio avviso di per sé costituire "atto sedizioso" giacché rappresenta "solo" quale sarà la reazione a un eventuale sopruso.

Ammonizione a scatenare una possibile rivolta. Niente sopruso, niente rivolta. A buon intenditore… .

E questo anche un politicante dovrebbe arrivare a capirlo (magari con qualche fatica...).

Della serie :

-     Tizio è un padre di famiglia pacifico e benestante, autorevole e colto, e se ne sta a casa propria a badare ai fatti suoi. Tuttavia tiene in bella vista un feroce e addestrato cane da guardia e notoriamente possiede armi efficaci che è in grado di usare con successo.

-     Caio, padre di famiglia analogamente benestante e di temperamento molto mite, non tiene cane da guardia e altrettanto notoriamente non possiede armi e comunque mai ha imparato ad usarne.

I malintenzionati a qualunque titolo e scopo, chi attaccheranno prima?

Dare la risposta corretta è agevole. Non occorre una laurea in antropologia.

 

Nelle umane vicende, parlare con chiarezza e determinazione tenendo a portata di mano un robusto randello, induce gli interlocutori a prudente rispetto.

A maggior ragione quando -come in questo tema- il "randello" è costituito da una ammonizione realistica e credibile che palesa la determinazione a mettere in atto un comportamento facilmente e rapidamente attuabile ed efficace, ancorché audace e spregiudicato.

A maggior ragione quando gli “interlocutori” sono dalla parte del torto.

LA SITUAZIONE ODIERNA DI CIPRO

IMPONE UNA MANIFESTAZIONE

STRAORDINARIA DI PREPARAZIONE

ALLA LEGITTIMA AUTO-DIFESA CIVICA

LA “MONETA UNICA EUROPEA” È UN FALLIMENTO EPOCALE: ORAMAI LO NEGANO SOLTANTO I MASCALZONI, O GLI IDIOTI, O GLI ILLUSI.

ABBANDONARE L’ EURO È LA CONDIZIONE PRELIMINARE INDISPENSABILE DA ATTUARE BEN PRESTO PER TENTARE DI SALVARE L’ITALIA.

MENTRE L’ESITO SOSTANZIALMENTE INEVITABILE DELLA DISSOLUZIONE FINALE SI AVVICINA, PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA È NECESSARIO DIFFONDERE LA SEGUENTE

AMMONIZIONE

SE UN GOVERNO DI QUALSIASI COLORE, VALUTANDO COME UTILE ANCHE SOLO IN PARTE E SOTTO QUALUNQUE MODALITA’ (PER IMPORTO SUPERIORE ALL’ UNO PER CENTO SUL VALORE CAPITALE) IL PRELIEVO DI VALORI DAI DEPOSITI BANCARI DEI CITTADINI ITALIANI COMUNQUE COSTITUITI (ABBIAMO GIÀ SUBITO UN SIMILE SOPRUSO NEL 1992), COMPISSE TALE GESTO CRIMINALE COL PRETESTO DI “SALVARE L’ITALIA” O DI "RESTARE IN EUROPA", EBBENE A QUEL PUNTO LA REAZIONE LEGITTIMA A TALE RAPINA DI VALORI APPARTENENTI AI CITTADINI SAREBBE UNA SOLA :

RIVOLTA FISCALE NON VIOLENTA

OVVERO IL PERENTORIO, DEFINITIVO E TOTALE RIFIUTO DI PAGARE OGNI E QUALSIASI IMPOSTA, TASSA, CANONE, BOLLO O QUALSIVOGLIA ALTRO TRIBUTO ALLO STATO, ALLE REGIONI, ALLE PROVINCE, AI COMUNI, O AD OGNI E QUALSIASI ALTRO ENTE PUBBLICO. NONCHÉ LA ASTENSIONE, ANALOGAMENTE PERENTORIA E DEFINITIVA, DAL PRESTARSI A COMPIERE QUALSIASI ATTO O PROCEDURA DI NATURA FISCALE PRETESI DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.

E TANTO, IRREMISSIBILMENTE FINO A QUANDO IL GOVERNO NON RESTITUISSE TUTTO IL MALTOLTO AI CITTADINI SANCENDO NEL CONTEMPO L’ABBANDONO DELLA “MONETA UNICA”,

IL RISTABILIMENTO DELLA SOVRANITA’ ECONOMICA E IL RITORNO ALLA EMISSIONE DI UNA MONETA NAZIONALE.

 

Seconda parte