Politica e guerra nell'Italia del 2013 (Seconda parte)

Il tema della lotta alla islamizzazione d’Italia rappresenta uno dei miei interessi “etico – culturali”. E probabilmente è il più appassionante.

Per non tralasciare che è anche un diritto/dovere previsto dalla vigente Costituzione. E la retorica, badate bene, non c’entra proprio.

Desidero esporre il collegamento diretto che colgo tra la “lotta alla islamizzazione” e la necessità di riappropriarci della sovranità monetaria.

L’argomento è di ardua e complessa natura, nondimeno tenterò di essere sintetico, e devo nuovamente pregare i Lettori di essere indulgenti con me.

Come ho già in altri scritti esposto, si ha che l’Italia (così come l’Europa) fa gola a molte forze nel mondo. Ma tra queste “forze” a me pare che soltanto una sia teoricamente / potenzialmente in grado di conquistarci: l’islamismo. Già numerosi investitori arabi, notoriamente possessori di ricchezze enormi, stanno acquistando settori strategici delle attività economiche in Europa e interi isolati in grandi città francesi, inglesi, tedesche, …. .

E non agiscono animati da spirito di collaborazione, né men che meno per filantropia. Vogliono semplicemente imporsi. E si stanno portando nella posizione idonea allo scopo.

Se noi andiamo in frantumi, coloro acquisteranno i nostri frantumi ( a un prezzo corrispondente… ) per poi bensì rimetterli insieme, ma beninteso a loro proprio talento e simiglianza. E tanti saluti alla libertà e alla civiltà italiane.

Pertanto, la lotta alla maledetta “unione europea” ha come scopo tattico quello di tutelare il benessere e la dignità della Patria italiana con la piena riaffermazione della Sovranità Nazionale, e come obiettivo strategico quello di difendere la nostra libertà e assicurare l’indipendenza e il progresso del nostro Paese.

Non ricordo dove avevo letto -e in che contesto dialettico- la seguente affermazione: “Non è che l’Occidente non sappia più combattere, gli è che non vuole più combattere.”

Se ciò fosse vero, l’Occidente (e quindi anche l’Italia) avrebbe i “giorni” contati. Ma probabilmente è un’ affermazione falsa.

Questa affermazione può comunque produrre effetti esiziali. Nel senso di indurre un aggressore temerario (tanto interno che esterno) all’errore di spingere la sfida a livelli tali da suscitare nei destinatari della sfida stessa reazioni necessariamente estreme. Con esito disastroso per tutti i contendenti.

La vicenda di Cipro potrebbe essere una “prova sperimentale“ di cosa capita quando si tenta l’azzardo dello esproprio diretto del danaro dei Cittadini. E da come si svolgerà la vicenda si potrà constatare tanto il grado di volontà dei cittadini ciprioti di difendere i loro legittimi interessi, quanto il grado di determinazione che la cricca di banchieri e loro complici politicanti vicini e lontani potrà praticare per conseguire i propri scopi.

Meglio è per noi agire prima che mal calcolate valutazioni dell’aggressore sulla nostra presunta inerzia ce lo sospingano “troppo avanti” contro.

“Meglio agitarsi nel dubbio, che riposar nell’errore.” E gli italiani, a differenza di altri popoli, sono per buona sorte ancora abbastanza imprevedibili.

La “AMMONIZIONE” che ho lanciato, opportunamente sostenuta potrà fornirne la prova.

E se fermiamo le mire folli e criminali della “unione europea” avremo probabilmente fermato anche quelle analoghe degli islamisti.

Perfidia conclusiva.

Il Premio Nobel per la Pace è stato recentemente conferito alla maledetta “unione europea”: conferimento grottesco, se non già tragicomico.

Intanto affermo che gli artefici di questa “unione europea” sono colpevoli di cospirazione politico/bellica premeditata con finalità di illegittimo dominio economico/sociale ai danni di Nazioni sovrane, nonché diretti responsabili del disastroso esito che quello scellerato, criminale intento ha prodotto.

Come saggiamente osservò Ida Magli a proposito della “unione europea” pretesa, anzi inflitta, a qualunque costo:

“Cancellare l'appartenenza a un determinato territorio, e all'identità di gruppo che questo comporta, è operazione di una violenza inaudita che nessuno scopo lecito può giustificare."

E questo non è forse un atto di guerra? Altro che “pace” tra le nazioni !

Auspico pertanto, nella migliore delle ipotesi, che il Nobel per la Pace alla “unione europea” si possa ben presto considerare solo un ipocrita e turpe riconoscimento “alla memoria”.