Italiani poveri e cittadinanza agli immigrati: la strategia della Sinistra per la conquista del potere

Certamente l’imposizione all’Italia dello ius soli fa parte di quei “cannoni” atipici ma ugualmente devastanti puntati contro la civiltà occidentale ed, in primo luogo, contro la nostra repubblica che ne costituisce il ventre molle, come sostenuto da Ida Magli.

Abbiamo più volte parlato di un’inedita alleanza, non sappiamo con certezza se concordata oppure tacita, tra finanza internazionale, OCI, comunisti vari ed utili idioti di confusa ideologia pseudocristiana, volta alla conquista senza guerra calda dell’Occidente in generale e dell’Europa in particolare. Questo fenomeno si sta manifestando con innegabile evidenza in Italia: infatti, mentre in un periodo di forte recessione la priorità dei politici dovrebbe riguardare unicamente la difficile situazione economica, a casa nostra, soprattutto per i partiti di sinistra (vedi le dichiarazioni di Bersani durante l’ultima campagna elettorale), la sola preoccupazione è la concessione automatica della cittadinanza a tutti i nati in Italia.

Cittadinanza per tutti, eliminazione della legge Bossi-Fini, magistratura compiacente, asilo economico equiparato a quello politico: anche se non siamo ancora arrivati ai tribunali shariatici istituiti nella Gran Bretagna, questi sono i principali strumenti di sfilacciamento del nostro tessuto sociale.

La ministra-non-completamente-italiana per l’integrazione e la presidenta della Camera lady Boria martellano in continuazione sullo ius soli abusando assai impropriamente e disonestamente della mediaticità garantita dal ruolo che ricoprono, mentre il centro destra o tace o si affida alle controproducenti sortite di un leghista che, parafrasando un detto comune e con il massimo rispetto per la dottoressa Kyenge, è l’amico della pantera nera. Infatti l’insulto del fine padano, oltre ad essere inaccettabile a prescindere, non può che giovare alla causa della ministra mezzo e mezzo (parole sue).

Sappiamo che anche tantissimi elettori di sinistra non condividono le posizioni della Kyenge: soprattutto oggi che l’ISTAT ha certificato in nove milioni e mezzo il numero degli italiani poveri, la decisione più logica dovrebbe essere la sospensione dei flussi migratori con incentivi a chi volesse fare rientro al proprio Paese, ma il timore è che un certo autolesionismo catastrofico abbia la meglio.

Sì, perché purtroppo, la sinistra è convinta che la propria perdita di consenso alle urne possa essere compensata soltanto da forze fresche: pertanto pensa di porvi rimedio con una promettente pépinière elettorale di figli di immigrati, soprattutto islamici, senza valutare gli effetti devastanti che le stesse politiche hanno avuto in altri stati europei, tra l’altro ben più attrezzati di noi per l’accoglienza e l’integrazione. Alla sinistra serve una nuova classe di poveri, possibilmente con l’imprinting dell’ostilità all’Occidente. È un pericoloso gioco che si rivelerebbe sadico nei confronti degli italiani, che vivrebbero pericolose situazioni di tensione con i nuovi cittadini, e masochista nei confronti della stessa sinistra, che finirebbe per lasciare sul terreno, nonostante il voto di scambio, ancora più consensi.

Ma non occorre essere dei geni per elaborare una considerazione molto semplice: lo ius soli sarebbe controproducente persino per gli stessi stranieri!

In Italia, i figli degli immigrati regolari possono comunque ottenere la cittadinanza al compimento della maggiore età, dopo un percorso che ne attesti l’avvenuta integrazione (almeno di facciata). Pertanto essi devono (o, almeno, dovrebbero) imparare la nostra lingua, frequentare le nostre scuole, acquisire e condividere i nostri Valori e la nostra Cultura. Insomma, devono (o, almeno, dovrebbero) sforzarsi a conoscere noi ed il nostro Paese.

È chiaro che la concessione automatica della cittadinanza, non spingerebbe di certo i (burocraticamente) nuovi italiani ad approfondire come si deve la conoscenza del nostro Paese. Ciò varrebbe soprattutto per i figli di immigrati provenienti da certe culture: passata la festa, infatti, tanti genitori dei neocittadini provvederebbero a gabbare lo santo spedendo i figli nella loro terra di origine per riceverne l’imprinting di fede e cultura paterna. E dove le bambine, in omaggio ad una tradizione che definire barbara è quasi un complimento, subirebbero l’ulteriore sciagura di essere sessualmente “purificate”, con gli enormi danni per la salute ed i seri rischi per la vita che l’escissione comporta.

Sappiamo che già oggi sono tanti i casi di figli di immigrati spediti nei paesi di provenienza per l’educazione scolastica e religiosa: ciò è certamente un diritto dei genitori, ma allora perché distribuire cittadinanze come caramelle a chi non vuole condividere i nostri Valori e la nostra Cultura?

Questo sistema di “educazione” è purtroppo diffuso anche tra le coppie miste, ove immancabilmente è il marito ad essere di origine straniera. Egli ottiene senza fatica la cittadinanza grazie al matrimonio con una cittadina italiana matrimonio e, di conseguenza, la ottengono anche i figli per ius sanguinis. Pertanto nessun rischio ad inviare la propria prole in luoghi più affidabili, ove crescere secondo le intenzioni del padre padrone. Infatti, essendo già cittadini italiani, i figli faranno ritorno in patria senza problemi: ma solo verso i vent’anni, cioè a condizionamento cerebrale completato e ad obbligo scolastico decaduto.

È molto probabile che tali “italiani” ritornino a “casa” senza conoscere una sola parola della nostra lingua ed un solo aspetto della nostra cultura, ma ancora più integralisti e pieni d’odio dei propri genitori, ed a quel punto noi potremo far più niente. Come diceva il principe di Salina, a vent’anni è tardi, la crosta è già fatta.

Alla faccia dell’integrazione, signora ministro!

 

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