Cari amici, il Referendum costituzionale confermativo della legge di revisione costituzionale approvata dal Parlamento, relativo alla riduzione del numero dei parlamentari da 945 a 600, è una truffa e una trappola. Pur essendo su un piano formale e tecnico favorevole alla riduzione del numero dei parlamentari, sono tuttavia contrario sul piano sostanziale e politico a sostenere con il mio voto la realtà della democrazia che ha approvato questa legge e promosso il Referendum. Per questo il 20 e il 21 settembre voterò “No”. 

Vi spiego le ragioni del mio “No”. Chiariamo innanzitutto che si tratta di un Referendum costituzionale confermativo di una legge costituzionale approvata in via definitiva quasi all’unanimità l’8 ottobre 2019 dalla Camera con 553 voti favorevoli, 14 voti contrari e 2 astenuti. Hanno votato a favore sia i partiti della maggioranza al Governo, M5s, Pd, Italia Viva e Leu, sia i partiti dell’opposizione, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, più alcuni deputati del Gruppo Misto. Uniche forze del Parlamento contrarie sono state +Europa, (3 deputati) e Noi con l'Italia (4 deputati).

Per il Referendum costituzionale confermativo, a differenza del referendum abrogativo, non è richiesto il raggiungimento di un quorum di validità: l'esito referendario è comunque valido indipendentemente dalla percentuale di partecipazione degli elettori. É pertanto scontato che vincerà il “Sì” al Referendum. Concretamente si tradurrà nel fatto che, a partire dalla prossima legislatura, i parlamentari si ridurranno da 945 a 600, con un taglio di 345 parlamentari, pari al 36,5% in meno. I deputati alla Camera si ridurranno da 630 a 400, mentre i senatori passeranno da 315 a 200. 

Le ragioni addotte dai fautori del “Sì” sono due. La prima è di portare il totale dei parlamentari direttamente eletti in Italia al livello degli altri Stati europei più popolosi, considerando che in Germania sono 709, nel Regno Unito sono 650 e in Francia sono 577. La seconda ragione è di tagliare il costo dei parlamentari. Al riguardo, al netto delle imposte e dei contributi versati allo Stato, il risparmio che si otterrebbe con il taglio di 345 parlamentari sarebbe pari a 57 milioni di euro all’anno e a 285 milioni di euro a legislatura, equivalenti allo 0,007 per cento della spesa pubblica italiana. La cifra indicata dal M5S del risparmio di 500 milioni di euro a legislatura è sbagliata perché si riferisce al lordo del costo dei parlamentari e non tiene conto che essendo i parlamentari stipendiati dallo Stato, le imposte e i contributi restano allo Stato.

Entro nel merito della mia decisione di votare “No”. Una democrazia sostanziale si fonda su tre pilastri: 1) La corretta rappresentatività basata sul rapporto fiduciario tra gli elettori e gli eletti, incarnando la sovranità popolare attraverso il voto di preferenza che assicura che la scelta degli elettori corrisponda all’elezione degli eletti; 2) La governabilità effettiva, garantendo al soggetto politico vincitore delle elezioni di disporre della maggioranza politica per poter concretamente assumere il Governo della comunità che è chiamato ad amministrare; 3) La costruttività operativa, vincolando il soggetto politico eletto e al Governo a ottemperare agli impegni assunti di fronte agli elettori e finalizzati alla salvaguardia del patrimonio storico, ambientale, civile e politico in cui sussiste la comunità, alla tutela del bene primario dei cittadini, alla crescita dello sviluppo per conseguire una migliore qualità di vita dei cittadini. 

Ebbene in Italia abbiamo perso tutti e tre i pilastri della democrazia sostanziale. Sul piano della rappresentatività prendiamo atto che i 945 parlamentari sono stati designati dai partiti e gli elettori si sono limitati ad avallare la scelta dei partiti. Non essendoci il voto di preferenza si è negato l’esercizio della sovranità popolare. Sul piano della governabilità prendiamo atto che la partitocrazia, ovvero lo strapotere dei partiti, ha imposto il consociativismo, cioè la spartizione del potere tra vincitori e vinti, rendendo la governabilità un esercizio di equilibrismo politico e di perenne instabilità istituzionale. Sul piano della costruttività, prendiamo atto che i partiti al Governo concepiscono la loro permanenza al potere come un’opportunità per accrescere il proprio consenso e di fatto sono in una perenne campagna elettorale, facendo passare in secondo piano il perseguimento dell’interesse supremo dell’Italia e del bene primario degli italiani.

In questo contesto di democrazia svilita, corrotta e degradata il Parlamento si è ridotto a essere un palcoscenico per spettacoli indecorosi e indegni della nostra grande Nazione, nonché una passerella per recitazioni urlate che diffondono la “denuncite”, l’epidemia più contagiosa tra gli italiani causata dal morbo della denuncia fine a se stessa, da trasformare in video per divulgarli tramite le piattaforme di comunicazione virtuale, da Facebook a YouTube. Considerando il fatto capitale che l’80 per cento delle leggi nazionali italiane sono la semplice trasposizione di regolamenti e direttive europee, quest’insieme ci fa toccare con mano sia il livello di decadenza della nostra democrazia sia l’indubbia perdita della nostra sovranità nazionale.

Cari amici, tutto ciò ci fa comprendere che la riduzione del numero dei parlamentari è solo un aspetto formale e tecnico in un contesto in cui la democrazia in Italia è stata spogliata del suo contenuto sostanziale, cioè la rappresentanza della sovranità popolare, dopo essere stata depredata dalla partitocrazia ed essere stata sostituita dalla legislazione europea. Ecco perché dico che voler far credere che il “Sì” al Referendum sarebbe un successo della democrazia è una truffa. Così come l’assenza del quorum, che renderebbe valido il Referendum anche se votassero tre persone, è una trappola. Se ci fosse stato il quorum non sarei andato a votare, confidando che se la maggioranza degli italiani avesse fatto lo stesso, il Referendum sarebbe stato considerato nullo. Ma non essendoci il quorum, voterò “No” per una ragione sostanziale e politica, voterò “No” alla democrazia che ha tradito la sovranità popolare, assoggettata all’arbitrio della partitocrazia e alla dittatura europea.