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Buongiorno amici. A mettere in discussione la validità e la correttezza dei sistemi elettorali tramite cui si esercita la democrazia, l'istituzione che dovrebbe sostanziare il primato della sovranità popolare, sono ormai dei Presidenti di Stati universalmente accreditati come “democratici”.

È il caso del Presidente del Brasile Bolsonaro, che non ha riconosciuto la vittoria del suo rivale Lula, anche se ha autorizzato la transizione dei poteri.
Lo stesso aveva fatto il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha boicottato la cerimonia d'insediamento del suo avversario Joe Biden. Aveva dichiarato di non riconoscere l'esito delle elezioni, aveva denunciato brogli elettorali, non aveva concesso la vittoria a Biden, ma ha poi comunque accettato di procedere al passaggio dei poteri.

Negli Stati accreditati come “democratici”, chi si sente leso mette in discussione la gestione del sistema elettorale, denunciando la pratica di brogli. La stessa accusa viene fatta agli Stati non accreditati come “democratici”, ad esempio la Cina o l'Iran, dove si dà per scontata la manipolazione dell'esito delle elezioni.

Ebbene, è ipotizzabile scindere il sistema elettorale dall'istituzione della democrazia? Il “marcio” risiede solo nel sistema elettorale, o è in discussione la stessa democrazia? Se di fatto è il sistema elettorale che sostanzia la democrazia, per cui a prescindere da ciò che veramente pensano e vogliono i soggetti politici che partecipano alle elezioni, si concede loro il diritto di governare qualora dovessero risultare i vincitori, allora il sistema elettorale coincide con la democrazia. E se si sollevano dubbi sul sistema elettorale, i dubbi in realtà concernono la stessa democrazia.

È il caso del Regno Unito, culla della democrazia, dove in un ossequioso e incondizionato rispetto dell'esito delle elezioni, si consente l'avvento al potere di rappresentanti dell'islam integralista che, in realtà, condanna la democrazia e concepisce la democrazia come un semplice strumento per arrivare al potere e, successivamente, sostituire la democrazia con la sharia, la legge islamica.
Già il 13 ottobre 1999, Monsignor Giuseppe Bernardini, vescovo di Smirne, in Turchia, nel corso della seconda assemblea speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi, raccontò: «Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”.»

Cari amici, quanto succede in Brasile, ed è successo negli Stati Uniti, e si ripropone all'interno stesso dell'Europa, ci impone di prendere atto che la democrazia non può essere appiattita nella sola dimensione formale del sistema elettorale e che non può essere disgiunta dall'adesione ai valori fondanti della nostra civiltà.
Inoltre dobbiamo prendere atto che la democrazia solleva dei dubbi sulla garanzia dell'affermazione del primato della sovranità popolare e, come nel caso dell'Italia, non si traduce automaticamente nella “governabilità” dello Stato, attestato dal fatto che in 74 anni dalla nascita della Repubblica si sono avvicendati ben 67 governi.

E credo che, a fronte delle gravi conseguenze che si registrano, non possiamo più consolarci con la battuta attribuita a Winston Churchill: «È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora.»
Buongiorno amici!

Magdi Cristiano Allam
Presidente della Casa della Civiltà

Mercoledì 2 novembre 2022