Cari amici buongiorno. Dovremmo ringraziare l’Eni, l’Ente Nazionale Idrocarburi, per la sua saggia e scaltra decisione di adempiere all’ingiunzione del Governo della Russia di pagare in rubli il gas russo che importiamo e da cui dipendiamo per il 40,4% del nostro fabbisogno.
È stato l’Eni stesso a annunciare di aver aperto due conti presso Gazprombank, banca privata russa, il primo in euro e il secondo in rubli, come richiesto da Mosca. Formalmente l’Eni ha chiarito che non viola le sanzioni imposte dall’Unione Europea perché il pagamento del gas avviene in euro, anche se di fatto la Russia, grazie al secondo conto in rubli, percepisce il pagamento nella propria valuta locale, rifacendosi della svalutazione a cui è stata costretta a causa delle sanzioni internazionali.
Scopriamo che tutte le società energetiche europee che importano il gas, il carbone e il petrolio dalla Russia hanno fatto altrettanto, cioè si sono piegate all’ultimatum di Putin: gli Stati ostili alla Russia nella guerra in corso in Ucraina o pagano il gas in rubli o gli verrà tagliata la fornitura.
L’Eni ha chiarito che la decisione di aprire il conto in rubli “è stata condivisa con le istituzioni italiane", cioè con l’assenso del Governo di Mario Draghi. E non avrebbe potuto essere diversamente perché il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha il controllo di fatto dell’Eni SpA in forza della partecipazione detenuta sia direttamente sia attraverso Cassa Depositi e Prestiti SpA, pari al 30,3% del totale dell’azionariato. A sua volta la CDP SpA è detenuta per l'82,77% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, per il 15,93% da diverse fondazioni bancarie e per l'1,30% dalla Cassa stessa con azioni proprie.
L’Eni è la seconda azienda in Italia, dopo l’Enel, per fatturato pari a 76,575 miliardi con un utile netto pari a 5,821 miliardi (2021).
La realtà che emerge è che il Governo di Mario Draghi a parole, sul piano politico, proclama a viva voce la partecipazione indiretta alla guerra per vendere armi all’Ucraina, e in parallelo le sanzioni alla Russia e il boicottaggio del gas russo, ma di fatto, sul piano economico, si piega alle condizioni imposte da Putin per poter continuare a ricevere il gas russo.
Questa contraddizione tra ciò che si dice e tra ciò che si fa avviene con il benestare di tutti i partiti politici che fanno parte del Governo e di tutto il Parlamento che ha votato quasi all’unanimità lo stato d’emergenza fino al 31 dicembre 2022 per la guerra in Ucraina e per le forniture di gas.

Cari amici, la realtà della sottomissione degli Stati europei al diktat della Russia ci fa toccare con mano l’inconsistenza dell’Unione Europea che necessariamente ha dato di fatto il proprio tacito consenso.
Per l’ennesima volta prendiamo atto la necessità di affrancarci politicamente dall’Unione Europea e militarmente dalla NATO, capeggiata dagli Stati Uniti, le cui scelte sono in contrasto con gli interessi nazionali degli Stati europei.
Dentro casa nostra per l’ennesima volta prendiamo atto del collasso dello Stato, del tradimento dei vertici del Potere asserviti alla grande finanza speculativa globalizzata, dell’inadeguatezza delle istituzioni pubbliche, del degrado della democrazia ridotta a partitocrazia consociativa.
La soluzione è promuovere un nuovo modello di Stato, di sviluppo, di società e di civiltà finalizzati a realizzare l’interesse supremo dell’Italia e il bene primario degli italiani.
Per favorire il successo di questo miracolo dobbiamo fortificarci attraverso la formazione culturale, aggregarci attraverso la mobilitazione e la disobbedienza civile, realizzare l’alternativa dell’Italia numero 1 al Mondo per la qualità della vita attraverso un’azione politica costruttiva.
Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Giovedì 19 maggio 2022