Buongiorno amici. Vi presento i protagonisti della nuova puntata della serie che ha come titolo «L'Occidente si inginocchia», il cui sottotitolo recita «Dobbiamo odiarci e cancellare il nostro passato perché siamo colpevoli del razzismo, schiavismo, colonialismo e autoritarismo». 

Re Filippo del Belgio ha inviato una lettera al presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, in occasione del 60esimo anniversario dell'indipendenza, in cui per la prima volta nella storia del Belgio ha chiesto scusa per il passato coloniale belga: «Vorrei esprimere i miei più profondi rimpianti per queste ferite del passato, il dolore è rianimato oggi dalle discriminazioni ancora presenti nelle nostre società».
Intanto in Belgio vengono rimosse le statue dell'ex Re Leopoldo II, l'iniziatore della spedizione in Congo nel 1879 e a cui viene imputata la responsabilità dell'eccidio di 10-15 milioni di congolesi. Una sua statua è stata rimossa da una piazza di Anversa. Su iniziativa di un ragazzo di 14 anni, Noah N.L., già 44 mila persone hanno firmato una petizione per rimuovere le statue di Leopoldo II a Bruxelles e in tutte le città del Belgio. La proposta è stata accolta dai partiti di maggioranza in Parlamento che hanno chiesto al governo di istituire un gruppo di lavoro per «decolonizzare» gli spazi pubblici in Belgio, rivedendo ed eliminando i nomi di strade e piazze che contengono riferimenti alla storia coloniale del Paese, in particolare al re Leopoldo II che visse tra 1835 e 1909. 

Negli Stati Uniti la «Scuola di Affari Pubblici e Internazionali» e il College della prestigiosa università americana Princeton non saranno più associati all'ex Presidente e Premio Nobel per la Pace, Thomas Woodrow Wilson. Il suo nome sarà rimosso dall'ateneo in risposta agli appelli scatenati dall'uccisione di George Floyd. Nella nota pubblicata sul sito dell'ateneo, il quarto più antico degli Stati Uniti, si legge che i membri del Consiglio d'amministrazione «hanno concluso che il pensiero e le politiche razziste di Woodrow Wilson lo rendono inappropriato a rappresentare una scuola o un college i cui accademici, studenti ed allievi devono opporsi fermamente al razzismo in tutte le sue forme». Alla luce di ciò, «le politiche segregazioniste di Wilson lo rendono un rappresentante particolarmente inappropriato per una scuola di politica pubblica. Quando un'università dà il nome di una scuola di politica pubblica a un leader politico, suggerisce inevitabilmente che l'omonimo sia un modello per gli studenti. Questo momento scottante della storia americana ha reso chiaro che il razzismo di Wilson lo squalifica da quel ruolo. In una nazione che continua a lottare contro il razzismo, questa Università e la sua Scuola di affari pubblici e internazionali devono sostenere con chiarezza e fermezza l'uguaglianza e la giustizia». La Scuola sarà ora chiamata «Princeton School of Public and International Affairs», non più Wilson. 
Thomas Woodrow Wilson fu a capo della Casa Bianca dal 1913 al 1921, fu studente e poi rettore a Princeton. I libri di storia lo ricordano per la Conferenza di pace dopo la Prima Guerra mondiale, iniziativa che gli valse il Nobel per la Pace. Ma lo ricordano anche per le sue posizioni segregazioniste e il suo ferreo divieto ai neri di accedere all'università. A Wilson resta dedicata la sede dell'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani, a Ginevra. 

 In Germania la Mercedes, regina della Formula 1, correrà con un'auto color nero abbandonando il tradizionale argento per mostrare «l'impegno del team nella lotta contro il razzismo e la discriminazione in tutte le sue forme». «Il razzismo e la discriminazione non hanno posto nella nostra società, nel nostro sport o nella nostra squadra: questa è una convinzione fondamentale in Mercedes», ha dichiarato il Direttore esecutivo della scuderia Mercedes, «Ma avere le giuste convinzioni e la giusta mentalità non è sufficiente se rimaniamo in silenzio».

In Francia L'Oreal ha messo al bando i termini «sbiancante» e «schiarente» dalle creme per la pelle per non urtare la suscettibilità dei neri. La decisione segue di poche ore quella della filiale indiana di Unilever di ribattezzare una crema illuminante per la pelle, «Fair & Lovely», venduta in India e Bangladesh, dove «Fair» sta per «chiaro», in «Glow & Lovely», dove «Glow» sta per «scintillante». I grandi gruppi cosmetici sembrano dunque impegnati a bandire tutti i termini che possano richiamare ed esaltare il mito della pelle chiara. La scorsa settimana Johnson & Johnson ha smesso di vendere in Asia e Medio Oriente alcuni prodotti Neutrogena e Clean & Clear, pubblicizzati come «illuminanti delle zone buie» del volto.

Anche le multinazionali si sono mobilitate contro il razzismo. La Coca-Cola, seguendo l'esempio di Unilever, Diageo, Starbucks, Patagonia e North Face, ha deciso di non fare pubblicità sui social media accusando le piattaforme di non contrastare il razzismo. Coca-Cola sospenderà la pubblicità per almeno un mese. «Non c'è spazio per il razzismo nel mondo e non c'è spazio per il razzismo sui social media», ha denunciato il Presidente e Amministratore delegato di Coca-Cola James Quincey in una nota, reclamando maggiore affidabilità e trasparenza. Significa che i gestori di Facebook, Twitter, Youtube, Instagram, ecc. se vorranno avere la pubblicità delle multinazionali, che sono vitali per la loro sopravvivenza, dovranno censurare tutti i testi, le immagini, gli audio e i video considerati come «razzisti».

Cari amici è sconvolgente come l'Occidente scelga di inginocchiarsi, di auto-colpevolizzarsi fino a odiare se stesso, con l'obiettivo dichiarato di cancellare la propria storia perché concepisce se stesso come l'incarnazione del razzismo, schiavismo, colonialismo e totalitarismo. Si tratta di realtà che sono sempre esistite nel corso della storia e che esistono tutt'ora ovunque nel mondo, che concernono bianchi, neri, gialli e mulatti. E che sono pienamente legittimate dall'islam, affermate da Allah nel Corano e praticate da Maometto e dagli islamici che si prefiggono di imporre l'islam all'insieme dell'umanità. Perché solo l'Occidente si inginocchia, si auto-colpevolizza, odia se stesso, vuole cancellare la propria storia? Perché solo l'Occidente ha scelto di suicidarsi? Possibile che sia tutta e solo una manovra per danneggiare e compromettere la rielezione alla Presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump, concepito come l'uomo più pericoloso al mondo e nemico mortale della grande finanza speculativa, dei globalisti, immigrazionisti, relativisti, multiculturalisti, omosessualisti e islamofili? Noi prendiamo atto che l'Occidente è una civiltà profondamente decadente votata al suicidio. E noi dobbiamo combattere sul fronte culturale per salvaguardare l'unica civiltà al mondo che si fonda e legittima la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta individuale. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.