Gli italiani fanno sempre meno figli. Le risorse finanziarie dello Stato a sostegno delle famiglie sono inadeguate. Ma soprattutto si è persa la cultura della vita, della famiglia e dei figli

Cari amici, il tracollo demografico che affligge l’Italia persiste. Nell’ultimo rapporto dell’Istat, l’Istituto nazionale di Statistica, dal titolo “Natalità e fecondità della popolazione residente. Anno 2017”, si informa che in un anno sono nati 15 mila bambini in meno e che sono 120 mila i bambini in meno negli ultimi dieci anni. Il numero medio di figli per donna continua a scendere toccando l’1,32 contro l’1,46 del 2010. Si stima che il 22% delle attuali donne 40enni, alla fine del ciclo di vita riproduttiva, potrebbe rimanere senza figli. Una percentuale che si raddoppia rispetto all’11,1% stimato per la generazione delle loro mamme (le nate del 1950). Il calo delle nascite si riflette soprattutto sui primi figli: diminuiti del 25% rispetto al 2008. Calano soprattutto i nati da coppie di genitori entrambi italiani (14mila in meno rispetto al 2016 e oltre 121mila in meno rispetto al 2008). Per la prima volta dal 2008 scendono sotto i 100mila i nati con almeno un genitore straniero.

Vittoria Buratta, direttore Statistiche Sociali dell’Istat, ha così commentato: «Come era nelle aspettative la natalità è ulteriormente in calo. È un fenomeno che va avanti da un decennio ed è dovuto a fattori strutturali. Ma questo non deve far pensare che sia un fenomeno irreversibile e che non si possa intervenire».

Il ministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana annuncia «un codice della natalità che in modo strutturale e definitivo affronti il tema del rilancio demografico. Gli ultimi dati Istat confermano l’idea maturata nell’ambito delle nostre analisi tecniche, e cioè che il contrasto alla riduzione della natalità necessita di un piano di interventi strutturale e il superamento delle politiche ereditate dai precedenti governi, che non hanno affrontato in modo sistemico questo fenomeno». 

Nella sua pagina Facebook Lorenzo Fontana, martedì 27 novembre, ha scritto: “Soddisfazione per l'approvazione in commissione Finanze al Senato del fondo incentivi alla natalità: 444milioni di euro inseriti nel decreto fiscale. Un passo concreto per venire incontro alle esigenze delle famiglie”.

Ma nei commenti, Ilaria Salvato scrive: “Peccato che l’incentivo duri solo 1 anno. Sono in attesa di 2 gemellini e sono già mamma di un altro bimbo e constato come, purtroppo, non ci sia nessun aiuto per le famiglie. Non è un bel modo per incentivare la natalità. Almeno si potrebbero pagare meno tasse in base ai numeri di figli che una famiglia ha”. 

Michelangelo Russo scrive: “Sig. ministro ho letto sui comunicati stampa di poche ore fa che è sparito il saldo e stralcio promesso dopo la conversione del dl fiscale. Non si può fare portavoce almeno per istituirlo per i disabili? Capirà che oltre ad evere pensioni basse non possono pagare tutto e poteva essere anche questo un valido aiuto per le famiglie che hanno disabili gravi da mantenere e sono vessati equitalia. Grazie”.

Cari amici, di fronte a questa tragedia epocale che dovrebbe essere assunta a principale emergenza nazionale, mentre se ne parla periodicamente quando l’Istat emette il suo nuovo rapporto che conferma il tracollo demografico, mi consola che Vittoria Buratta, direttore Statistiche Sociali dell’Istat, continui a nutrire fiducia in una possibile inversione di tendenza. 

Ma mi preoccupa assai sia l’inadeguatezza dei provvedimenti di natura finanziaria a favore delle famiglie in generale e della crescita della natalità in particolare, sia l’assenza della considerazione delle cause culturali che alimentano il tracollo demografico, ossia il venir meno della cultura della famiglia e della natalità. La verità è che oggi i giovani, anche quelli che economicamente potrebbero permettersi di avere figli, non li fanno comunque perché non ci pensano proprio. Ed allora, in parallelo all’intervento finanziario e di altra natura da parte delle istituzioni, serve una rivoluzione culturale che riaffermi la bontà e la centralità della cultura della vita, della famiglia e dei figli.