Gli italiani nella loro disperata ricerca del ‘salvatore della Patria’ si innamorano facilmente ma si disamorano facilmente

Cari amici, in modo del tutto casuale partecipai alla Festa nazionale della Lega a Pontida il primo luglio 2018. Mi colpì l’intervento, conciso, chiaro e ammonitore di Giancarlo Giorgetti, il vice-Segretario Federale Vicario della Lega, di fatto il numero due dopo Matteo Salvini, e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Governo M5S-Lega. Andando controcorrente rispetto all’euforia collettiva, Giorgietti fece questa raccomandazione ai ministri e agli amministratori della Lega: “Tenete sulla scrivania una foto di Matteo Renzi. Abbiamo un'opportunità, ma fate attenzione. Ricordatevi che quattro anni fa il Segretario del Pd aveva il 40%". 

Nel suo intervento dopo Giorgietti, Salvini, a conferma del clima di eccitazione politica, fece questo pronostico: "Si rassegnino i compagni, governeremo 30 anni". Ebbene, meno di 15 mesi dopo, per volontà dello stesso Salvini che l’8 agosto scorso ha presentato una mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ha chiesto di indire nuove elezioni, il Governo M5S-Lega è finito con le dimissioni di Conte il 20 agosto.

Nel confronto tra i due Matteo, dobbiamo prendere atto che la posizione di Renzi era molto più solida e ciononostante si dimise. Renzi fu eletto Presidente del Consiglio il 22 febbraio 2014. Il Pd aveva vinto le elezioni politiche del 2013 con il 29,55% dei consensi ed era il primo partito sia alla Camera con 344 seggi sia al Senato con 123 seggi. Alle Elezioni Europee del 25 maggio 2014 Renzi ottenne con il Pd il 40,8% dei consensi, un risultato eccezionale, finora ineguagliato nella Storia della Repubblica Italiana. Probabilmente Renzi si lasciò prendere dall’euforia, immaginò di poter diventare lui il “salvatore della Patria”, e ipotecò il proprio futuro politico con l’esito di un Referendum sulla riforma della Costituzione che si svolse il 4 dicembre 2016, perso da Renzi con 40,88% di voti favorevoli e 59,12% di voti contrari. Pur non essendo obbligato a dimettersi, Renzi rassegnò volontariamente le dimissioni da Capo del Governo il 7 dicembre 2016, rispettando seppur parzialmente l’impegno preso perché ha continuato a fare politica dopo aver promesso che si sarebbe ritirato dalla politica.

L’altro Matteo, Salvini, alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 prese come Lega il 17,35% dei consensi, partecipando alle elezioni in coalizione con il Centrodestra. Poi il Governo l’ha però fatto con il M5S, che prese il 32,68% dei consensi, pur essendo un soggetto politico antagonista soprattutto del Centrodestra ma anche del Centrosinistra, sostenendo che solo così c’erano i numeri per governare. Salvini ha fatto prevalere la dimensione quantitativa dei numeri alla dimensione qualitativa dei contenuti. È così che dal primo giugno 2018 Salvini è diventato Vice-Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dell’Interno. Sfruttando magistralmente la visibilità mediatica concessagli, Salvini ha ottenuto uno straordinario risultato alle Elezioni Europee del 26 maggio 2019 diventando il primo partito italiano in seno al Parlamento Europeo con il 34,26% dei consensi. 

A questo punto Salvini ha probabilmente confuso la virtualità delle indicazioni di voto dei sondaggi, che lo danno tra il 36 e il 40% dei consensi, ha sovrapposto il fatto che è il primo partito italiano nel Parlamento Europeo con la realtà italiana, dimenticando però che nel Parlamento italiano la Lega è un partito di minoranza. Immaginare che sulla base dei sondaggi favorevoli alla Lega e del voto alle Europee si potesse andare subito a nuove elezioni, è stato un grave errore. Siamo in una Repubblica parlamentare e la prerogativa di sciogliere il Parlamento è esclusivamente del Presidente della Repubblica. Che, prima di farlo, ha l’obbligo costituzionale di verificare se ci siano altre maggioranze in Parlamento. Ed effettivamente c’è un’alternativa. La possibilità di un Governo tra il M5S e il PD non deve scandalizzare più di tanto. Tra questi due partiti, che sono entrambi di sinistra, ci sono molte più affinità sul piano delle idee di quante non ce ne siano tra il M5S e la Lega, essendo la Lega un partito di centrodestra. Il vero scandalo è stato il Governo M5S-Lega, un governo contronatura, che non avrebbe mai dovuto nascere. E se il Governo M5S-PD non dovesse funzionare, Mattarella ha già pronto un governo formalmente “tecnico”, guidato da Mario Draghi, che darà il colpo di grazia a ciò che resta della nostra sovranità nazionale. 

Sempre Giorgietti ha confessato che Salvini ha deciso da solo di sfiduciare Conte. Anche il fatto che Salvini non si sia consultato con gli altri dirigenti della Lega su una questione vitale, porre fine al governo di cui si fa parte, è stato un grave errore. 

Cari amici, la lezione da trarre dalla vicenda dei due Matteo, ma anche dalle precedenti esperienze di Berlusconi, Grillo e persino di Monti, l’altro Mario che ci ha imposto una dittatura finanziaria, è che nella disperata e ossessiva ricerca di un “salvatore della Patria”, gli italiani si innamorano facilmente e si disamorano facilmente. Rassegniamoci al fatto che nella nostra Italia non ci sono “salvatori della Patria”. Prendiamo atto che è arrivato il momento in cui ciascuno di noi deve rimboccarsi le maniche e metterci la faccia. Dobbiamo insieme promuovere una “rivoluzione culturale” che illumini le menti e fortifichi gli animi, ci consenta di acquisire una corretta rappresentazione della realtà e di recuperare i valori che sostanziano la nostra civiltà. Creiamo Gruppi sull’insieme del territorio nazionale in cui ci sia convergenza sulle idee, sui valori e sulla prospettiva che si traducano nel riscatto della sovranità dell’Italia, nel ripristino del primato del bene degli italiani, nella rinascita della nostra civiltà decadente. Creiamo una Rete tra tutti i soggetti che condividono queste idee, valori e prospettiva, compresi i partiti ma soprattutto in modo trasversale ai partiti. Prepariamo un solido terreno che consenta una mobilitazione popolare pacifica e democratica per passare dalla menzogna alla verità, dalla denuncia alla proposta, dalle parole ai fatti. So bene che è molto più impegnativo che delegare al “salvatore della Patria” di turno il compito di risolvere tutti i nostri problemi. Forse ci vorrà un miracolo. Ma è l’unico miracolo che potrà salvarci. Non abbiamo alternativa che credere che questo miracolo si realizzerà. Lo dobbiamo fare per noi stessi e soprattutto per i nostri figli e nipoti. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.