Cari amici buona domenica. Lo sapevamo già che la Magistratura è inquinata da logiche eversive di chi si sente al di sopra della legge e che ha messo a repentaglio lo stato di diritto. L'ha ammesso lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un discorso al Quirinale giovedì scorso 18 giugno. Ma con le dichiarazioni pubblicate oggi dell'ex Pubblico ministero Luca Palamara, che è stato ieri espulso dall'Associazione Nazionale Magistrati, l'organo rappresentativo del 90% dei magistrati, di cui Palamara è stato Presidente dal 2008 al 2012, noi italiani tocchiamo con mano il degrado profondo e diffuso in seno al potere dello Stato che dovrebbe attuare ma che ha tradito la massima che si legge in tutte le aule dei tribunali «La legge è uguale per tutti». 
Palamara nel luglio 2019 fu sospeso dalle sue funzioni e dallo stipendio dal Collegio disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, l'organo di auto-governo della Magistratura, di cui Palamara era consigliere, per aver tramato in una cena all'Hotel Champagne a Roma insieme a cinque consiglieri del CSM (che si sono dimessi), l'ex ministro del Partito Democratico Luca Lotti e il deputato sempre del Pd Cosimo Ferri per condizionare la nomina del Procuratore di Roma.
Ebbene oggi Palamara è passato al contrattacco: «Io mi assumo le mie responsabilità. Ma non posso assumermi quelle di tutti». Denuncia innanzitutto i probiviri dell'ANM  che l'hanno espulso accusandoli «di essere loro per primi i beneficiari del sistema di cui solo io oggi sono ritenuto colpevole (…) So che devo rispondere dei miei comportamenti e di quello che è accaduto all'Hotel Champagne. Ma, allo stesso tempo non posso essere considerato solo io il responsabile di un sistema che ha fallito e che ha penalizzato coloro i quali non risultano iscritti alle correnti (…) Palamara non si è svegliato una mattina e ha inventato il sistema delle correnti. Ma ha agito e ha operato facendo accordi per trovare un equilibrio e gestire il potere interno alla magistratura».

In questo contesto ho apprezzato la denuncia fatta da Mattarella del discredito in cui versa la Magistratura: «La magistratura deve necessariamente impegnarsi a recuperare la credibilità e la fiducia dei cittadini, così gravemente messe in dubbio da recenti fatti di cronaca», che «sembra presentare l’immagine di una magistratura china su stessa, preoccupata di costruire consensi a uso interno, finalizzati all’attribuzione di incarichi», che «fa intravedere un’ampia diffusione della grave distorsione sviluppatasi intorno ai criteri e alle decisioni di vari adempimenti nel governo autonomo della Magistratura», e che «queste vicende hanno gravemente minato il prestigio e l’autorevolezza dell’intero Ordine giudiziario». 
Mattarella ha criticato il sistema delle correnti interne all’Associazione Nazionale Magistrati le cui scelte determinano la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura presieduto dallo stesso Mattarella: «Questo è il momento di dimostrare, con coraggio, di voler superare ogni degenerazione del sistema delle correnti per perseguire autenticamente l’interesse generale ad avere una giustizia efficiente e credibile. E’ indispensabile porre attenzione critica sul ruolo e sull’utilità stessa delle correnti interne alla vita associativa dei magistrati».
Mattarella ha apertamente denunciato la pratica dell’assegnazione dei ruoli in seno al Consiglio Superiore della Magistratura sulla base delle raccomandazione, del nepotismo, dello scambio di favori a danno della meritocrazia: «È necessario che il tracciato della riforma sia volto a rimuovere prassi inaccettabili, frutto di una trama di schieramenti cementati dal desiderio di occupare ruoli di particolare importanza giudiziaria e amministrativa, un intreccio di contrapposte manovre, di scambi, talvolta con palese indifferenza al merito delle questioni e alle capacità individuali».
Mattarella è arrivato al punto di ricordare alla Magistratura che deve attenersi al rispetto della Costituzione: «Il compito primario assegnato dalla Costituzione al Consiglio Superiore della Magistratura impone, in modo categorico, che si prescinda dai legami personali, politici o delle rispettive aggregazioni, in vista del dovere di governare l’organizzazione della magistratura nell’interesse generale». Mattarella ha insistito sul fatto che i magistrati devono essere «fedeli soltanto alla Costituzione. È questa l’unica fedeltà richiesta ai servitori dello Stato a tutela della democrazia su cui si fonda la nostra Repubblica».
Tuttavia Mattarella ha escluso un suo intervento per porre fine al degrado presente in seno alla Magistratura: «Si odono talvolta esortazioni, rivolte al Presidente della Repubblica, perché assuma questa o quell’altra iniziativa, senza riflettere sui limiti dei poteri assegnati dalla Costituzione ai diversi organi costituzionali (…) Ho ritenuto, e ritengo, di avere il dovere di non pretendere di ampliare quella sfera al di fuori di quanto previsto dalla Costituzione e dalla legge (…) Non esistono motivazioni contingenti che possano giustificare l’alterazione della attribuzione dei compiti operata dalla Costituzione: qualunque arbitrio compiuto in nome di presunte buone ragioni aprirebbe la strada ad altri arbitri, per cattive ragioni».
Quindi, secondo Mattarella, è la stessa Magistratura, attraverso il suo stesso organo di rappresentanza interna, l'Associazione Nazionale Magistrati, che deve auto-riformarsi. Proprio perché l'Ordine giudiziario è uno dei tre poteri dello Stato preposto a sanzionare chi non rispetta le leggi, e non è una istituzione privata di stampo familistico, non condivido affatto la logica di Mattarella dei «panni sporchi si lavano in famiglia». È il Presidente della Repubblica in primis, nella sua veste di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, unitamente al Parlamento, il potere dello Stato preposto a promulgare le leggi, che devono promuovere la riforma della Magistratura.  

Stiamo parlando di un potere dello Stato che ha confermato di essere profondamente e diffusamente inquinato al suo interno per la collusione strutturale con i partiti politici a cui fanno riferimento le varie correnti dell'Associazione Nazionale Magistrati, in aggiunta agli scandali periodici sulla collusione con il mondo degli affari e talvolta persino della criminalità organizzata. Così come la Magistratura ha già pesantemente prevaricato i propri limiti definiti dalla Costituzione, considerando che ormai si sostituisce al Parlamento con le sentenze che acquisiscono valore di legge e, in parallelo, fa direttamente politica condizionando pesantemente l'attività dei partiti, raggiungendo il culmine con un vero e proprio colpo di stato giudiziario nel 1994 con la cosiddetta operazione «Mani pulite», sfociata nell'eliminazione di tutti i partiti della Prima Repubblica ad eccezione del Partito Comunista, della Lega Nord che era appena nata, e del Movimento Sociale Italiano che era emarginato fuori dal cosiddetto «arco costituzionale». 

Cari amici, come tutti voi sono profondamente preoccupato e inorridito dalla realtà che conoscevamo e che si conferma in seno alla Magistratura. Ecco perché non è ipotizzabile che sia la stessa Magistratura ad auto-riformarsi, dopo essersi macchiata di loschi scandali e aver fatto venir meno lo stato di diritto e leso la democrazia sostanziale, sovrapponendosi e sostituendosi sia al Parlamento sia al Governo. Mattarella e il Parlamento intervengano subito per risanare dalle fondamenta un vitale potere dello Stato, promulgando delle leggi e un nuovo ordinamento degli organi rappresentativi della Magistratura che recidano qualsiasi legame tra chi amministra la giustizia e il mondo della politica, degli affari e del malaffare. Così come si deve porre fine allo status di «casta» dei magistrati, che beneficiano dei più cospicui compensi e privilegi tra i funzionari dello Stato. Ugualmente si deve garantire senza alcuna eccezione la responsabilità penale e civile dei magistrati che violano la legge, affinché cessi l'assurda situazione che pone i magistrati al di sopra della legge. Solo così noi cittadini potremo tornare a credere che «La legge è uguale per tutti».