Buona domenica amici. Il Mondo civile e libero deve intervenire per fermare il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il 26 agosto nel corso di una manifestazione organizzata a Malazgirt, nella provincia di Mus, stando a quanto riferito dall'Agenzia di stampa ufficiale Anadolu, Erdogan ha minacciato la guerra contro la Grecia: “Se Atene vuole pagare un prezzo, che venga ad affrontarci. Se non ne ha il coraggio, si tolga di mezzo"; “Ci prenderemo quello che è nostro. Eviti errori che la porterebbero sulla strada della rovina. La Turchia farà valere i propri diritti tanto nel Mediterraneo, che nel Mar Egeo e nel Mar Nero". 

Erdogan rivolgendosi a Francia, Italia, Grecia e Cipro che stanno compiendo delle manovre militari congiunte a ridosso delle acque contese tra Turchia e Grecia, ha ammonito: “Invitiamo i nostri interlocutori ad evitare qualsiasi errore che significhi la loro rovina. Tutto il mondo ormai vede che la Turchia non è più un Paese di cui si può mettere alla prova la pazienza, la determinazione, i mezzi ed il coraggio". 

Il tratto di mare conteso è la cosiddetta “Zona economica esclusiva” greca, non riconosciuta dalla Turchia, all’interno della quale la Turchia ha avviato l’esplorazione di idrocarburi per un loro eventuale sfruttamento. Lo scorso 12 agosto c’è stata una collisione tra due fregate greca e turca a est dell’isola di Rodi nelle acque della “Zona economica esclusiva” greca.

La “Zona economica esclusiva”, acronimo Zee, è “un’area del mare, adiacente le acque territoriali, in cui uno Stato costiero ha diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, giurisdizione in materia di installazione e uso di strutture artificiali o fisse, ricerca scientifica, protezione e conservazione dell’ambiente marino”. Si tratta quindi di acque internazionali limitrofe alle proprie acque territoriali, avvalendosi del principio che se le acque internazionali non le usa nessuno economicamente, un Paese può appropriarsene per realizzarne lo sfruttamento. Tuttavia se un altro Paese confinante non è d’accordo, ha diritto di chiedere l’intervento delle Nazioni Unite.

Erdogan sta promuovendo il dominio turco nel Mediterraneo lanciando la strategia denominata “Patria Blu”: “Siamo orgogliosi di proteggere il nostro vessillo glorioso in tutte le acque. Siamo pronti a proteggere con forza ogni fascia dei nostri 462 mila chilometri quadrati di Patria blu”. 

L’Italia è direttamente coinvolta nella disputa perché davanti a Cipro giacciono riserve di idrocarburi assegnate all’Eni. Erdogan ha scalzato l’Italia e si è imposto come il principale protettore del Governo libico riconosciuto internazionalmente di Al Sarraj, sottoscrivendo un accordo per la costituzione di una “Zona economica esclusiva” al largo della Tripolitania. La Grecia ha replicato sottoscrivendo un accordo simile con l’Egitto, principale sostenitore del generale Haftar, l’antagonista di Al Sarraj, sostenuto anche da Russia, Francia e Emirati Arabi.

Erdogan, che è un integralista islamico, mira a riesumare un nuovo Califfato islamico turco e si considera l’erede del Sultano Maometto II che nel 1453 espugnò in un bagno di sangue Costantinopoli ponendo fine all’Impero Romano d’Oriente, convertì la Basilica di Santa Sofia in moschea facendo sgozzare i sacerdoti sull’altare. Erdogan lo scorso 10 luglio ha riconvertito la Basilica di Santa Sofia in moschea, dopo essere diventata museo nel 1935 per volontà di Ataturk. Per l’occasione Erdogan ha fatto coniare una medaglia commemorativa in cui sono riportate due date 1453-2020, per evidenziare la continuità nel nome della supremazia dell’islam tra il Califfato turco-ottomano e la Turchia odierna, tra il Sultano Maometto II e Erdogan.

Ebbene il 26 agosto Erdogan ha irriso dei greci dicendo: “Coloro che oggi non meritano nemmeno di essere gli eredi di Bisanzio, si nascondono dietro gli europei per agire come pirati che ignorano la legge. È ovvio che non hanno imparato le lezioni del passato. Non accetteremo mai compromessi su ciò che è nostro”.

Cari amici, Erdogan conferma di essere l’uomo più pericoloso del Medio Oriente. Ha inviato e impegnato in azioni militari l’esercito e l’aviazione in Iraq, Siria, Somalia, Qatar e Libia, mentre le navi da guerra turche stazionano nel Mar Nero, Mar Egeo, Mediterraneo centrale e Mar Rosso. La minaccia di sferrare la guerra alla Grecia e la volontà di annettersi le acque internazionali dichiarate “Zona economica esclusiva” da parte della Grecia sono un atto di estrema gravità considerando il contesto in cui opera Erdogan. La Turchia è diventata uno Stato sempre più islamizzato, ebbro di fanatismo ideologico con la rievocazione del passato Califfato turco-ottomano. L’Europa ha sbagliato tutto da quando nel 1974 non si oppose con fermezza all’invasione militare, all’occupazione e alla colonizzazione turca del settore settentrionale di Cipro, costituendo lo Stato illegittimo della Repubblica Turca di Cipro. Ad oggi l’Unione Europea continua a sbagliare intrattenendo floridi rapporti economici e commerciali con la Turchia, senza esigere preliminarmente il ritiro dell’Esercito turco e rassegnandosi di fatto all’occupazione militare di Cipro che è uno Stato membro dell’Unione Europea. 

Il rischio è che l’Europa e l’Occidente, considerando che la Turchia è membro della Nato, assecondino nuovamente le mire espansioniste turche nel Mediterraneo immaginando che sarebbe il male minore, così come accadde quando nel 1938 a Monaco Gran Bretagna e Francia assecondarono le mire annessioniste di Hitler in Cecoslovacchia o quando nel 1990 gli Stati Uniti si mostrarono concilianti con Saddam Hussein che si apprestava a occupare il Kuwait. Sarebbe una catastrofe se il Mondo civile e libero non intervenisse subito per fermare un fanatico islamico provocatorio, aggressivo e guerrafondaio alla guida di uno Stato che ha un Esercito cospicuo e un’economia sufficientemente solida, al cui interno i dissidenti politici vengono violentemente e spregiudicatamente eliminati. In ogni caso Erdogan è già riuscito ad attribuirsi l’immagine della guida dell’islam, di chi più di altri incarna l’islam che s’impone e che trionfa. Ed è proprio Erdogan che ci conferma che la vera minaccia non sono i terroristi islamici ma i sedicenti “musulmani moderati” che, nel nome dello stesso islam, mirano a sconfiggere e sottomettere il “nemico dell’islam”, come lo stesso Erdogan ha definito la Grecia.