Guido Silvestri, nativo di Perugia, è un luminare della scienza che fa onore all’Italia nel mondo. È professore ordinario e Capo Dipartimento Patologia all’Università Emory di Atlanta, è Direttore della Divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center, è Presidente del Consiglio scientifico dell’Anrs (Agence Nationale de Recherche sur le Sida et les Hepatites), l’ente governativo francese che coordina la ricerca su Aids, epatiti e malattie virali emergenti.

Ebbene il prestigioso virologo, patologo, immunologo di fama mondiale ha confessato sulla sua pagina Facebook che è stato un errore la chiusura di tutte le attività produttive e l’isolamento di 60 milioni di italiani costretti a non uscire di casa. Silvestri ammette che sarebbe stato non solo possibile, ma persino necessario, limitare la chiusura agli ambienti a rischio come gli ospedali e le case di accoglienza degli anziani, che sono la fascia della popolazione con malattie pregresse e il sistema immunitario più fragile. E rileva che chi ha sostenuto la chiusura totale si è basato su dati sbagliati: “Alcuni modelli epidemiologici che hanno previsto grandi benefici dalla chiusura potrebbero essere basati su dati iniziali incompleti e/o contenere errori metodologici". Silvestri sottolinea che la chiusura totale è stata comunque un errore perché arreca un danno incolmabile all’economia e alla società.

Comunque per il futuro, precisa Silvestri, meglio chiusure parziali e mirate in caso di esplosione di nuovi casi. “Ogni giorno scopriamo cose nuove, e non è saggio rimanere della stessa idea quando cambiano i dati a nostra disposizione". “Se il Presidente Conte o chi per lui mi avesse chiesto il 10 marzo 2020 un parere sul lockdown, avrei detto senza esitazione: "Sì, lo dobbiamo fare, qui e subito". Perché in quel momento non avevamo altra scelta. Ora, due mesi dopo, sappiamo fortunatamente molte più cose sul virus e sulla malattia, ed è normale che, quando cambiano le informazioni a nostra disposizione, cambino anche le nostre opinioni".

Alcuni dei fatti chiave emersi in queste ultime settimane, spiega il virologo, sono che "la stagionalità sembra avere un ruolo molto importante nell'andamento della pandemia in specifiche aree geografiche", e "l'immunità naturale potrebbe essere più facile da raggiungere a causa di cross-reattività dell'immunità cellulare con altri coronavirus".

Inoltre "non sempre le chiusure "totali" hanno dato risultati migliori delle chiusure parziali o limitate (vedi New York vs. Florida). I clusters più grandi di contagi avvengono in ambienti non protetti dalla chiusura (case di riposo, ospedali, famiglie, industria della conservazione della carne, ecc.), mentre i contagi in altri ambienti sono rari".

E infine, "stanno emergendo terapie in grado di limitare la morbidità e mortalità da COVID-19". Ognuno di questi punti, conclude, "meriterebbe un saggio di dieci o venti pagine che naturalmente non ho il tempo di scrivere adesso. Ma il punto è un altro. Il punto è che io non sono né pro-chiusura né contro-chiusura. Io sono solo pro-scienza, pro-evidenza, e pro-dati. Sono uno che si fa un mazzo cosi' per studiare e comprendere la mole enorme di dati che emergono ogni giorno su COVID-19, e questo compito richiede, oltre a tanta competenza (non ce lo scordiamo, signori virologi della domenica!), anche una notevole apertura mentale ed onestà intellettuale". 

Quest’ultima punzecchiatura ai “signori virologi della domenica” sembra essere una critica al suo amico Roberto Burioni, ospite fisso della trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa” che viene trasmessa la domenica sera. Ci conforta in ogni caso l’autocritica dello scienziato. Che ha l’onestà intellettuale di ammettere l’ovvio: proprio perché si fonda sul metodo induttivo la scienza è limitata, è sperimentale, è fallace. Di errori, anche gravi, gli scienziati veri o presunti, ne hanno commesso troppi. Ed è ora che si limitino a fare il loro dovere, curare gli ammalati e prevenire le malattie. Ma la smettano di invadere l’ambito della politica ordinandoci nei minimi dettagli ciò che è lecito e ciò che è vietato. Basta con questa “dittatura sanitaria”.