In Afghanistan gli Stati Uniti, la superpotenza mondiale emblema dell'Occidente laico e democratico, si sono arresi ai terroristi islamici dei Taliban che ottemperano letteralmente e integralmente ad Allah e a Maometto. La conseguenza devastante per tutti noi è che la percezione di una epocale vittoria dell'islam scatenerà l'attività degli Stati islamici, dei movimenti politico-religiosi e dei gruppi terroristici per accelerare la conquista dell'Europa e del Mondo libero

 

Cari amici, dopo l'11 settembre 2001, il 15 agosto 2021 rappresenta un nuovo spartiacque della nostra Storia contemporanea. In Afghanistan gli Stati Uniti, la superpotenza mondiale emblema dell'Occidente laico e democratico, si sono arresi ai terroristi islamici dei Taliban che ottemperano letteralmente e integralmente ad Allah e a Maometto. La conseguenza devastante per tutti noi è che la percezione di una epocale vittoria dell'islam scatenerà l'attività degli Stati islamici, dei movimenti politico-religiosi e dei gruppi terroristici per accelerare la conquista dell'Europa e del Mondo libero. 

Si tratta di una vittoria epocale dell'islam ed una resa totale dell'Occidente laico e liberale perché il ritorno trionfante a Kabul dei Taliban, letteralmente «Studenti della Sharia», e la riesumazione del sedicente «Emirato Islamico dell'Afghanistan», è il compimento di un processo politico e negoziale intrapreso dagli ultimi quattro Presidenti degli Stati Uniti. 

Ad avviarlo fu nel 2005 George W. Bush, il Presidente che aveva subìto la tragedia dell'11 settembre 2001 e scatenato la guerra in Afghanistan. Dopo aver preso atto dell'insuccesso nello sconfiggere Al Qaeda e di fronte alla necessità di abbattere drasticamente i costi della Difesa, Bush con l’allora Premier britannico Tony Blair fecero un accordo segreto con i «Fratelli Musulmani», movimento estremista islamico nato in Egitto nel 1924 che, al pari di Al Qaida e dell'Isis, mira a imporre l'islam ovunque nel mondo, ma preferibilmente attraverso la proliferazione delle moschee, scuole coraniche, enti sociali e istituzioni finanziarie islamiche, senza escludere il terrorismo come fa Hamas che rappresenta i «Fratelli Musulmani» nei Territori palestinesi. Ebbene in virtù dell'accordo segreto con Bush e Blair nel 2006 i Fratelli Musulmani parteciparono per la prima volta alla vita politica in Medio Oriente. In Egitto entrarono con 88 deputati in Parlamento. Nei Territori palestinesi Hamas vinse le elezioni legislative e si aggiudicò la guida del Governo della cosiddetta «Autorità Nazionale Palestinese». E fu sempre Bush nel 2007 ad avviare dei negoziati con i Taliban per il tramite dell'allora Presidente afghano Hamid Karzai.

Barack Hussein Obama il 6 giugno 2009 legittimò l'islam come religione totalmente compatibile con la nostra civiltà occidentale, nel discorso all'Università del Cairo in cui disse: «America e Islam si sovrappongono, condividono medesimi principi e ideali, il senso di giustizia e di progresso, la tolleranza e la dignità dell'uomo». Nel 2011 Obama sostenne le cosiddette «Primavere arabe» che posero fine a dei regimi laici e favorirono l'ascesa al potere di esponenti dei «Fratelli Musulmani», che conquistarono la Presidenza della Repubblica in Egitto, erano a un passo dal monopolizzare il potere in Tunisia e Libia, mentre in Siria scatenarono una sanguinosissima guerra civile. In questa strategia Obama si affidò totalmente alla Turchia di Erdogan e al Qatar, rispettivamente i principali sostenitori politico e finanziario dei «Fratelli Musulmani».

Il 29 febbraio 2020 è stato Donald Trump a sottoscrivere proprio a Doha nel Qatar l’accordo con i Taliban che pose formalmente fine alla guerra, stabilì un calendario per il ritiro delle forze statunitensi nell'arco di quattordici mesi, e lasciò ai Taliban la prerogativa di negoziare un accordo distinto con le fazioni afghane, suggellando di fatto la loro vittoria militare e la resa degli Stati Uniti. L'accordo fu sottoscritto dal delegato talebano Abdul Ghani Baradar e dal Segretario alla Difesa Mark Esper, alla presenza del Segretario di Stato Mike Pompeo e del Rappresentante statunitense per l’Afghanistan Zalmay Khalilzad.

Alla luce di tutto ciò è infondato attribuire all'attuale Presidente americano Joe Biden la responsabilità della resa degli Stati Uniti e della vittoria dei Taliban. «La scelta che avevo era proseguire l'accordo negoziato da Donald Trump con i Taliban o tornare a combattere», ha chiarito Biden, sostenendo di aver fatto «l'interesse nazionale»: «Ci sono sicuramente soldati coraggiosi in Afghanistan, ma se l'Afghanistan non vuole combattere contro i Taliban non possiamo farlo noi. Quanti altri caduti dobbiamo riportare? Non voglio commettere errori del passato. Questo conflitto non è nell'interesse nazionale degli Stati Uniti. Quando sono diventato Presidente ho preso un impegno con gli americani: che avrei posto fine alla guerra in Afghanistan. Non voglio lasciare questa incombenza al prossimo Presidente. So che la mia decisione verrà criticata, ma non possiamo rimanere lì in eterno».

Ciò che invece può essere attribuito a Biden è di aver lasciato l'Afghanistan nelle mani della Cina, che ora diventerà il principale alleato economico di un Paese ricchissimo di rame, litio, marmo, oro e uranio, una ricchezza mineraria stimata di oltre 1 trilione di dollari, cioè mille miliardi di miliardi di dollari. Questa enorme ricchezza non sfruttata contribuirà a fare della Cina la prima potenza economica mondiale.

L'altro aspetto rilevante nel successo dei Taliban è che di fatto l'islam è sempre stato il riferimento identitario dello Stato. La forma di Stato vigente fino allo scorso 15 agosto si chiamava «Repubblica islamica dell'Afghanistan» e la sua Costituzione sanciva che «nessuna legge può essere contraria ai principi e alle disposizioni della sacra religione dell’islam». Il ritorno all'Emirato Islamico dell'Afghanistan, che mette al centro la Sharia, la legge islamica fondata su ciò che Allah prescrive nel Corano e sulla Sunna, la raccolta dei detti e dei fatti attribuiti a Maometto, nella sostanza è più una continuità che non una rottura, perché le leggi e l'organizzazione sociale hanno continuato ad essere fondate sull’islam. Il cambiamento sarà più politico che religioso, per la precisione stiamo assistendo al passaggio dei Taliban dallo schieramento dei «fondamentalisti», che dicono e fanno solo ciò che è apertamente prescritto nel Corano, allo schieramento dei «Fratelli Musulmani», che usano la «takiya», la dissimulazione, strumentalizzando la modernità e la democrazia per imporre il potere islamico ovunque nel mondo. È in questo quadro che si spiega la concessione alle donne di non essere più imprigionate sotto la gabbia di stoffa del burqa e di poter indossare un abito anche a due pezzi che copre i capelli ma lascia libero l'ovale del volto, pur restando la donna un essere antropologicamente inferiore secondo i dettami dell'islam, e pur potendo accedere a taluni incarichi sociali sempre a condizione che non violino i limiti imposti dalla Sharia. 

Cari amici, vent'anni dopo la conquista militare dell'Afghanistan, scopriamo che l'islam ha vinto una guerra epocale fondamentalmente sul piano religioso, identitario e politico, mentre l'Occidente è morto, privo di un'anima, senza la certezza di chi siamo, più che mai diviso politicamente e militarmente nonostante il fiume di denaro speso, 2.300 miliardi di dollari solo da parte degli Stati Uniti, e le migliaia di soldati uccisi, 2.300 solo gli americani. Come la Storia insegna, gli imperi e le civiltà non finiscono per la forza dei nemici ma per la propria intrinseca fragilità. L'Occidente è morto non per la forza dei Taliban, ma per la sua ormai inconsistenza. Non è stato un omicidio ma un suicidio. Noi tutti oggi, ovunque in Europa e nel Mondo libero, rischiamo di essere sottomessi all'islam non tanto perché gli islamici sono forti, ma perché siamo a tal punto deboli che ci vergogniamo di chi siamo sul piano delle nostre radici, fede, identità, valori, regole e leggi, con la conseguenza che non sappiamo più farci rispettare dentro casa nostra, finendo per trasformarci in una terra di tutti e di nessuno. Il vuoto che noi stessi abbiamo creato verrà inesorabilmente colmato dai più agguerriti, determinati, violenti. Per prevenire che l'Europa e il Mondo libero facciano la fine dell'Afghanistan, dobbiamo fortificarci dentro, acquisendo la certezza e l'orgoglio di chi siamo, diventando pienamente noi stessi dentro casa nostra, esigendo che tutti, compresi i musulmani, si comportino né più né meno come sono tenuti a comportarsi tutti i cittadini, rispettando le stesse leggi, ottemperando alle stesse regole, condividendo gli stessi valori. Considerando che siamo una civiltà decaduta, solo un miracolo potrà salvarci. Ma dobbiamo credere che questo miracolo si realizzerà. Non possiamo in alcun modo rassegnarci alla sconfitta e alla sottomissione all'islam. Con l'aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Mercoledì 18 agosto 2021