Cari amici buongiorno. Noi tocchiamo con mano che siamo una civiltà decaduta quando prendiamo atto che, pur essendo una popolazione destinata a estinguersi perché non si fanno figli in percentuale adeguata a salvaguardare il «livello di sostituzione» (due figli in media per donna fertile che sostituiscono i due genitori), anziché concepire il tracollo demografico come la nostra maggiore emergenza nazionale e promuovere la cultura della vita mettendo in atto una strategia per la crescita della natalità degli italiani, si concepisce l'ideologia della morte e il diritto a togliersi o a farsi togliere la vita come l'apice della nostra civiltà.

Così come è sbagliato e fuorviante puntare i riflettori sul caso singolo di una ragazzina stuprata per sentenziare la condanna a morte della creatura umana che nasce nel proprio utero, legittimando l'ideologia criminale dell'aborto che nella stragrande maggioranza dei casi si traduce nella pratica dell'interruzione della gravidanza per la decisione arbitraria della madre senza che ci sia alcun rischio per la propria vita e per la vita del proprio neonato, ebbene è sbagliato e fuorviante puntare i riflettori sul caso di singole persone che versano indubbiamente in difficili condizioni di salute per legittimare l'ideologia criminale del «suicidio assistito» e dell'eutanasia.

Nel caso dell'aborto, focalizzando l'attenzione su singoli casi, in Italia si è legittimato il genocidio di 6.040.946 creature umane dal 1978 al 2019, secondo i dati del Ministero della Salute sulle cosiddette «interruzioni volontarie di gravidanza», riportati dal sito del «Centro di aiuto alla vita». Nel 1978, dopo la vittoria del Referendum promosso dal Partito Radicale, fu promulgata la legge 194 che consente alla madre di abortire in una struttura pubblica nei primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari, sulla base di una dichiarazione della madre in cui sostiene che che la prosecuzione della gravidanza può rappresentare un pericolo per la sua salute fisica o psichica; tra il quarto e quinto mese è ancora possibile abortire per motivi di natura terapeutica, se sussiste un serio rischio per la salute della madre o se la madre sceglie di non far nascere un figlio affetto da gravi patologie o malformazioni.

Questa mattina ho letto nel sito dell'Agenzia Agi la notizia che ha come titolo «Dopo una sedazione profonda e continua, è morto Fabio Ridolfi. Il 46enne di Fermignano era immobilizzato da 18 anni a letto a causa di una tetraparesi». La foto pubblicata mostra un volto sereno che accenna a un sorriso, uno sguardo composto, due occhi vivi e attenti. L'Associazione Luca Coscioni, legata ai Radicali, fa sapere che la famiglia Ridolfi «comunica la morte di Fabio, il 46enne di Fermignano (Pesaro-Urbino), che ha scelto la revoca del consenso alla nutrizione e alla idratazione artificiali. Nel pomeriggio aveva avviato la sedazione profonda». Significa che volontariamente ha scelto di morire per fame e sete, senza apparentemente soffrire.

Fabio Ridolfi aveva detto: «Da due mesi la mia sofferenza è stata riconosciuta come insopportabile. Ho tutte le condizioni per essere aiutato a morire. Ma lo Stato mi ignora».

Apprendiamo che l'accesso al «suicidio assistito» è possibile in Italia per le persone nelle sue condizioni sulla base di una sentenza della Corte costituzionale. Il 19 maggio scorso un cosiddetto «Comitato etico» aveva dato la sua approvazione al suicidio assistito, ma non aveva indicato le modalità né il farmaco che Fabio avrebbe potuto auto-somministrarsi. «Così - si legge nel comunicato dell'Associazione Coscioni - nei giorni scorsi Fabio ha comunicato la sua scelta, una scelta di ripiego, di ricorrere alla soluzione che avrebbe potuto percorrere senza aspettare il parere mai ricevuto: la sedazione profonda e continua. Fabio Ridolfi è morto senza soffrire, dopo ore di sedazione e non immediatamente come avrebbe voluto».

Filomena Gallo e Marco Cappato dell'Associazione Luca Coscioni, concludono scrivendo: «Da domani continueremo a batterci affinché non si ripetano simili ostruzionismi e violazione della volontà dei malati. Continueremo in ogni caso a fornire aiuto diretto alle persone che si rivolgeranno a noi per far valere il loro diritto di decidere sulla propria vita».

Per l'Associazione Luca Coscioni sussisterebbe il diritto a togliersi o a farsi togliere la vita corrispondente al «diritto di decidere della propria vita», una sorta di autodeterminazione personale. Ebbene, negli Stati in cui è già stata legittimata l'eutanasia si è arrivati a concedere questo diritto persino ai minori che si convincono che la vita non valga più la pena di essere vissuta, anche sulla base di un malessere interiore. Ecco perché è sbagliato strumentalizzare dei casi singoli che attestano una reale gravità per trasformare un desiderio individuale in un diritto collettivo. L'abbiamo già toccato con mano nel caso dell'aborto e sta succedendo anche nel caso del suicidio assistito e dell'eutanasia.

Cari amici, nel tragico contesto che vede gli italiani destinati a estinguersi perché abbiamo il più basso tasso di natalità e siamo la popolazione più anziana al Mondo dopo il Giappone, noi dobbiamo mobilitarci per contrastare l'ideologia della morte insita nell'aborto e nell'eutanasia, e all'opposto dobbiamo promuovere la cultura della vita e dar vita a una strategia di crescita della popolazione autoctona italiana. Solo così potremo salvare gli italiani, far rinascere la nostra civiltà e riscattare l'Italia.

Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l'aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Martedì 14 giugno 2022