La guerra in Libia. Per tutelare i nostri interessi e bloccare i “migranti” impariamo dalla Cina: investiamo in Africa anziché foraggiare i capi tribù libici e la criminalità organizzata che gestisce la “accoglienza”

Cari amici, di fronte al nuovo conflitto esploso in Libia e che minaccia la sopravvivenza del regime di Faez Al Serraj, riconosciuto dall’Occidente e dall’Onu ma disconosciuto da molte fazioni libiche, l’Italia è preoccupata per le conseguenze dell’ulteriore destabilizzazione sia per il possibile blocco delle forniture di petrolio e gas, sia per il probabile aumento dei “migranti” in fuga dalle coste libiche. 

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta si sono riuniti a Palazzo Chigi per valutare la situazione e decidere un eventuale intervento militare italiano a sostegno del regime di Al Serraj. 

Proprio ieri a Pechino, all'inaugurazione del vertice FOCAC (Forum on China-Africa Cooperation), alla presenza di circa una trentina di capi di Stato, il presidente cinese Xi Jinping ha offerto altri 60 miliardi di dollari in finanziamenti per lo sviluppo dell’Africa, annunciando anche la cancellazione del debito per alcuni Paesi più poveri o in difficoltà. Ha aggiunto che le imprese cinesi saranno incoraggiate a investire nei prossimi tre anni almeno 10 miliardi di dollari. Nel precedente summit di tre anni fa, erano stati promessi 60 miliardi. In totale, dal 2000 al 2016, secondo le stime del China-Africa Research Initiative alla John Hopkins University of Advanced International Studies, la Cina ha dato circa 125 miliardi di dollari di finanziamenti allo sviluppo dell’Africa.

Cari amici, la Cina sta conquistando economicamente l’Africa così come sta sempre più intensificando la sua presenza economica in Europa e nel resto del mondo. L’esempio della Cina è da considerare seriamente e migliorare. La Cina sfrutta le risorse naturali dell’Africa e dà agli africani dei beni materiali. L’Europa potrebbe trarre beneficio delle immense risorse naturali dell’Africa ma condividendo con gli africani la gestione dello sviluppo, dando agli africani la formazione adeguata per trasformarli in protagonisti del proprio sviluppo, cioè mettendoli nella condizione di produrre i loro beni anziché dover continuare a dipendere in eterno dalla produzione dei Paesi più sviluppati. Aiuteremmo gli africani a creare una base di micro-piccola-media imprenditorialità, a diventare ceto medio, a dar vita ad una democrazia sostanziale e infine a stabilizzare la pace.

Certamente occorreranno degli anni ma cominciamo a operare nella giusta direzione. Sarebbe ora che il nuovo Governo italiano la smetta di foraggiare con miliardi di euro i capi tribù libici, che alla fine si scontrano tra loro anche per aggiudicarsi questa vera e propria tangente. Non ci sono cittadini libici che arrivano sui gommoni. Allora andiamo direttamente nei Paesi d’origine dei “migranti” e risolviamo alla radice il problema del loro esodo. Concordiamo con i loro governi dei piani di cooperazione allo sviluppo, coinvolgendo le nostre micro, piccole e medie imprese e non solo le solite multinazionali che di italiano hanno poco più del nome. Il Presidente del Consiglio organizzi una missione in Nigeria, Eritrea, Sudan, Gambia, Costa d’Avorio, Somalia, Pakistan, Afghanistan, Senegal, Mali, Ciad, Egitto, Tunisia e Algeria. I miliardi di euro dati ai capi tribù libici e alla cosiddetta “accoglienza” investiamoli in questi Paesi. Se opportuno investiamo molto di più. Se questi investimenti si traducono in un beneficio economico per gli Stati africani e per le nostre aziende, e in parallelo in un risparmio di decine di miliardi di euro che vanno ai capi tribù libici, alla criminalità organizzata straniera e italiana che gestiscono la tratta di esseri umani e la cosiddetta “accoglienza”, ebbene avremmo conseguito un straordinario risultato positivo per tutti.