Dopo l’assalto armato al Congresso Trump si rassegna al passaggio dei poteri ma non parteciperà alla cerimonia d’insediamento di Biden disconoscendone di fatto la legittimità. È la sconfitta della democrazia nello Stato simbolo e garante della democrazia nel Mondo, che imporrà la riconsiderazione della validità della democrazia non solo come fulcro della sovranità popolare e garante dello stato di diritto, ma soprattutto come certezza della governabilità dello Stato.

Cari amici, per la prima volta dalla proclamazione dell’Indipendenza il 4 luglio 1776 dei cittadini americani armati hanno preso d’assalto e fatto irruzione a Capitol Hill, il Parlamento, costringendo alla fuga i deputati e i senatori riuniti per certificare l'elezione di Joe Biden alla Presidenza degli Stati Uniti. 

Per la prima volta in 244 anni un Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, pur rassegnandosi al passaggio dei poteri dopo la ratifica della vittoria di Biden da parte del Congresso, rifiuta di riconoscere la legittimità del suo successore, non parteciperà alla cerimonia d’insediamento di Biden il 20 gennaio, denunciando una truffa elettorale e sostenendo che si tratta di una vittoria rubata. 

A testimonianza dell’eccezionale gravità dell’accaduto, il Presidente eletto Biden ha sostenuto che si è trattato di “una insurrezione”, mentre il leader dei democratici in Senato, Chuck Schumer, l’ha definito “un tentativo di colpo di stato”.

Scene simili si sono finora viste solo nel Terzo Mondo o negli Stati dove c’è un sistema democratico formale ma non sostanziale. Il fatto che gli Stati Uniti, considerati l’emblema e il garante ovunque nel Mondo delle libertà individuali e del liberalismo economico, attestino uno sconvolgente degrado istituzionale, registrino una seria minaccia violenta al sistema democratico e in prospettiva all’integrità dello Stato federale, ci obbliga a prendere atto che quanto è accaduto a Washington il 6 gennaio è solo la punta dell’iceberg che prospetta un cambiamento radicale a livello mondiale, che va oltre la contingenza di un evento isolato nel tempo e nello spazio.

Dobbiamo prendere atto che l’assalto armato al Congresso della prima potenza mondiale che non ha esitato a scatenare guerre in tutto il Mondo nel nome della democrazia, ci fa toccare con mano la crisi profonda della democrazia come sistema rappresentativo della volontà popolare, garante della sovranità popolare, fulcro dello stato di diritto fondato sulla certezza e sul primato della legge, ma anche come l’istituto costituzionale atto a assicurare la governabilità dello Stato.

Ieri Trump ha messo in discussione il sistema elettorale degli Stati Uniti, che è lo strumento attraverso cui si attua la democrazia: “Continuo a ritenere con forza che si debbano riformare le nostre leggi elettorali per verificare l’identità e l’idoneità di tutti i votanti, per assicurare fede e fiducia in tutte le prossime elezioni”.  Trump ha sottolineato che bisogna “assicurare l’integrità del voto e difendere così la democrazia americana”.

È stato il Presidente francese Emmanuel Macron a evidenziare la ricaduta dell’assalto armato al Congresso americano sull’istituto della democrazia: “Quando in una delle più antiche democrazie del mondo i sostenitori di un presidente uscente rimettono in discussione, con le armi, i risultati legittimi di un'elezione, si demolisce l'idea universale di un uomo - un voto”.

Cari amici, l’insieme del quadro turbolento delle elezioni americane, dalla denuncia di una truffa elettorale e di una vittoria rubata al rifiuto del Presidente in carica di riconoscere la legittimità del Presidente eletto, dall’assalto armato al Congresso all’annuncio di Trump che non parteciperà alla cerimonia dell’insediamento di Biden il 20 gennaio pur rassegnandosi al passaggio dei poteri, si traduce nella sconfitta della democrazia nello Stato concepito come il simbolo e che si erge a guardiano della democrazia nel Mondo. Questa realtà crea uno stato d’emergenza non solo sul piano della sicurezza interna agli Stati Uniti, in cui la democrazia è diventata il grande malato, ma anche sul piano politico e culturale che imporrà di riconsiderare la validità della democrazia, non solo come fulcro della sovranità popolare e garante dello stato di diritto, ma soprattutto come certezza della governabilità dello Stato.