Buongiorno amici. A sole due settimane dall’inizio dell’anno scolastico sono già 94 le scuole che hanno già chiuso per la presenza di studenti o docenti positivi al virus Covid-19  e 528 quelle in cui si è verificato almeno un caso di Covid-19. 

Il rischio che prima della fine dell’anno chiudano tutte le scuole e si torni alla cosiddetta “didattica a distanza” è più che possibile, è altamente probabile. La ragione è molto semplice: è sufficiente che ci sia un solo positivo per obbligare tutta la classe a stare a casa in quarantena. Ma se questo positivo, ammettiamo che sia un docente, il giorno prima ha insegnato anche in altre classi, anche le altre classi devono essere messe in quarantena. E se il giorno prima nelle classi messe in quarantena hanno insegnato altri insegnanti che si sono poi trasferiti in altre classi, anche queste altre classi devono essere messe in quarantena. 

Le questioni nodali da chiarire sono due, una di ordine medico e l’altra di natura politica. I veri o presunti scienziati del cosiddetto “Comitato Tecnico Scientifico” a cui questo Governo di inesperti, dilettanti e ignoranti ha subappaltato la gestione dell’emergenza sanitaria e di riflesso l’amministrazione dello Stato, chiariscano agli italiani se una persona che risulta positiva al tampone ma è asintomatica, cioè non è ammalata, perché ha una carica virale bassa, è o non è con certezza un “untore”, un trasmettitore certo del virus, e quindi potrebbe provocare la malattia e potenzialmente anche la morte ad altre persone con uno stato fisico debilitato da patologie pregresse e con un sistema immunitario fragile. Personalmente conosco dei casi di persone risultate positive mentre tutti gli altri membri della sua famiglia sono risultate negative. 

Poi c’è la questione politica che concerne non solo la scuola ma lo Stato nella sua integralità. È fuori discussione che si debba attribuire la priorità alla cura dei malati e alla prevenzione dei contagi. E al riguardo noi oggi possiamo essere più che tranquilli sia per la certezza della cura del Covid-19, garantita dal plasma iperimmune, sia per le misure di sanificazione degli ambienti, del distanziamento fisico e della protezione individuale. Così come è altrettanto indubbio che sia una priorità garantire la continuità del lavoro che consente ai cittadini di guadagnarsi da vivere, e dell’educazione scolastica che rappresenta la base della crescita sociale sana e dell’istruzione adeguata a diventare protagonisti dello sviluppo nazionale. 

Concretamente significa che uno Stato civile e responsabile nei confronti dell’insieme dei suoi cittadini, si occupa sia della salute della minoranza che si ammala sia del lavoro e della scuola della stragrande maggioranza che sta bene. Questa responsabilità ricade interamente ed esclusivamente sul Governo che, purtroppo per noi italiani, è formato da personalità del tutto inadeguate a ricoprire delle alte cariche istituzionali, dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte fino all’ultimo dei suoi ministri. È del tutto scorretto politicamente e grave giuridicamente il fatto che il Governo abbia scaricato la responsabilità dell’emergenza sanitaria su un cosiddetto “Comitato Tecnico Scientifico”, che a sua volta ha scaricato la responsabilità sui dirigenti scolastici, che a loro volta hanno scaricato la responsabilità sulle famiglie. Tutti hanno paura delle eventuali conseguenze penali e civili in caso di diffusione della malattia e di decessi attribuiti al Covid-19. Tutti chiedono uno “scudo legale” che li liberi da qualsiasi responsabilità. Il risultato è che le famiglie, ultimo anello della catena, sono costrette a fare i salti mortali per continuare a lavorare se si è fortunati, accompagnare e riprendere i figli più piccoli a scuola che entrano in orari sfasati e che si sovrappongono a quelli lavorativi, provvedere alle incessanti richieste della scuola che vive in uno stato confusionale per le direttive che cambiano tutti i giorni, preoccuparsi sin d’ora della probabile chiusura della scuola e di come gestire i figli costretti a restare a casa dal momento che nella gran parte dei casi lavorano sia il padre sia la madre.

Cari amici, siamo di fronte alla probabilità che gli studenti perdano un secondo anno scolastico. La cosiddetta “didattica a distanza” è una presa in giro non solo perché non funziona, ma perché intrinsecamente inadeguata a soddisfare le necessità di una sana e formativa educazione, che non può prescindere dal rapporto diretto con il docente e dalla socializzazione con i coetanei. Dobbiamo tutti mobilitarci per garantire la regolarità ma anche la normalità dell’anno scolastico, dobbiamo tutti opporci al crimine epocale dell’abbandono di una generazione di giovani all’ignoranza e all’inciviltà.