Buongiorno amici. Io rispetto la persona di Papa Francesco così come rispetto tutte le persone conformemente

ai valori fondanti della nostra civiltà. Critico e rifiuto le sue idee così come posso criticare o rifiutare le idee, le ideologie o le religioni conformemente alla libertà d’espressione sancita anche dalla nostra Costituzione. Invito tutti gli amici che mi seguono su questa mia Pagina o sul mio sito a rispettare sempre le persone e a contenere la legittima critica alle idee. Anticipo che chi dovesse venir meno al rispetto del Papa sul piano personale verrà bloccato e il suo commento verrà cancellato. 

L’8 luglio, in occasione del settimo anniversario della sua visita a Lampedusa che fu il viaggio d’esordio del suo Pontificato iniziato il 13 marzo 2013, Papa Francesco ha totalmente identificato il «migrante» con Dio, sostenendo che è Dio «che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare». 

Per la Chiesa cattolica il Papa è il Vicario di Cristo in Terra. Ebbene se il suo rapporto è così stretto con Dio al punto che con assoluta certezza ci dice che il «migrante» è Dio stesso che bussa alla nostra porta, ebbene chiedo a Papa Francesco di esortare Dio a non bussare sempre alla stessa porta, cioè all’Italia. Perché Dio non bussa alla porta dello Stato del Vaticano, degli altri Stati del Mediterraneo, o soprattutto degli Stati arabi ed islamici del Medio Oriente dove sicuramente si troverebbero meglio dato che la stragrande maggioranza dei «migranti» sono musulmani? 

Chiedo inoltre a Papa Francesco di porre fine alla pesante ingerenza negli affari interni di uno Stato indipendente e sovrano, l’Italia che accoglie nel suo seno lo Stato del Vaticano, accordando ai suoi cittadini dei privilegi, perché non è accettabile che il Papa predichi l’accoglienza non a casa propria e con i propri soldi ma a casa degli altri e con i soldi degli altri.

Faccio osservare a Papa Francesco che la sua ossessiva insistenza sull’accoglienza dei «migranti» rischia di alimentare ulteriormente il rancore degli italiani e di allontanare sempre più fedeli italiani dalla sua Chiesa perché in Italia la sacca della disoccupazione, della povertà e della fame è notevolmente cresciuta a causa della pessima gestione politica dell’emergenza sanitaria causata dall’epidemia di Sars-Cov-2.

Nella stessa omelia pronunciata nel corso della Messa con cui ha rievocato il settimo anniversario della sua visita a Lampedusa, Papa Francesco ha paragonato i centri di raccolta dei «migranti» ai lager nazisti. È assolutamente vero che in Libia i clandestini africani sono maltrattati e sfruttati nel contesto della realtà della «tratta dei clandestini» che costituisce un giro d’affari considerevole per la criminalità organizzata con la complicità dei governi africani e delle Mafie nostrane. Ma paragonare questa terribile realtà, che ha alla base il profitto materiale, con l’Olocausto di sei milioni di ebrei, che ha alla base un’ideologia razzista che ha perseguito l’obiettivo di sterminare gli ebrei ovunque nel Mondo, è totalmente sbagliato.

In passato Papa Francesco ha sostenuto che Gesù è stato «il primo migrante» per la fuga della Sacra Famiglia in Egitto per sfuggire alla persecuzione omicida del re Erode. Ma è un paragone improprio perché la Sacra Famiglia tornò nella propria Patria, in Israele, dopo la morte di Erode, restando in Egitto circa due o tre anni. I «migranti» che invece sbarcano in Italia non se ne vanno, a parte il fatto che non sono annoverabili tra gli africani che fuggono da guerre, persecuzioni e neppure dalla fame.

Cari amici, nel più assoluto rispetto di Papa Francesco come persona, mi dissocio totalmente dal suo pensiero che considero eretico sul piano della fede cristiana, mistificante della realtà sul piano della ragione, nocivo per gli italiani sul piano politico. La sua ossessiva apologia dell’immigrazionismo, che concretamente si traduce nell’esigere dall’Italia di eliminare le proprie frontiere per farsi auto-invadere dal maggior numero possibile di clandestini ribattezzati come «migranti», è del tutto inaccettabile dagli italiani che hanno a cuore l’interesse supremo dell’Italia e il legittimo primato del bene degli italiani a casa propria. Io mi riconosco nel pensiero di Giovanni Paolo II, condiviso da Benedetto XVI, che affermò il «diritto a non emigrare»: «Costruire condizioni concrete di pace, per quanto concerne i migranti e i rifugiati, significa impegnarsi seriamente a salvaguardare anzitutto il diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria» (Messaggio per la 90esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato» per il 2004, pubblicato il 15 dicembre 2003). Questo è il corretto atteggiamento cristiano ed è la politica lungimirante che dovrebbe essere assunta dal Governo italiano: aiutare i giovani africani, mediorientali, asiatici o sudamericani a diventare protagonisti dello sviluppo dei propri Stati per vivere dignitosamente a casa propria.