Nel giorno del lutto i cittadini preghino, la Magistratura persegua i responsabili, il Governo operi per costruire. Ma smettiamola con il gioco al massacro dei processi mediatici. Piuttosto mobilitiamoci affinché simili tragedie non si ripetano più

Cari amici, nel giorno dei funerali di Stato e dei funerali privati di chi denuncia lo Stato condividiamo il lutto per la tragedia che ha colpito direttamente Genova e parallelamente tutta l’Italia. Piangiamo i morti, preghiamo per i feriti, abbracciamo le famiglie delle vittime, mobilitiamoci per aiutare tutti i superstiti e gli sfollati, solidarizziamo con tutti coloro che hanno subito dei danni. 

È paragonabile alle conseguenze di un terremoto il crollo del viadotto Polcevera, il tratto più pericoloso dell'autostrada A10, chiamato Ponte Morandi poiché intitolato all’ingegnere Riccardo Morandi che lo progettò, che attraversa il torrente Polcevera tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano, e fu costruito tra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d'Acqua. 

La Società Italiana per Condotte d'Acqua SpA, nota anche come Condotte d'Acqua, azienda che opera nel settore dell'ingegneria, all’epoca era di proprietà dell'Amministrazione Speciale della Santa Sede e di Bastogi. Fu acquistata dal finanziere Michele Sindona che la vendette nel 1970 al gruppo IRI-Italstat. La Italstat Società Italiana per le Infrastrutture e l'Assetto del Territorio SpA è stata la società finanziaria del Gruppo statale IRI che operava nella progettazione e costruzione di grandi infrastrutture.

A sua volta il Gruppo IRI nel 1999 privatizzò la Società Autostrade, di cui era l’azionista di riferimento. Dal 2007 Autostrade S.p.A. è diventata Atlantia, che ne possiede il 100% del capitale sociale e fa riferimento, come principale azionista, al Gruppo Benetton.

Quindi a costruire il Ponte Morandi, inaugurato il 4 settembre 1967 alla presenza del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, fu la Società Italiana per Condotte d'Acqua all’epoca di proprietà dell'Amministrazione Speciale della Santa Sede e di Bastogi. Dal 15 agosto 1967 Paolo VI unificò l’Amministrazione Speciale della Santa Sede e l’Amministrazione dei beni della Santa Sede nell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (APSA). L'APSA è la vera banca centrale del Vaticano perché amministra i beni della Santa Sede, fornisce i fondi necessari al funzionamento della Curia romana, emette moneta metallica in euro con valore valore legale. A condividere la costruzione del Ponte Morandi fu la Bastogi che all’epoca era la più importante finanziaria italiana, nel cui sindacato di controllo partecipavano la FIAT, la Pirelli, la Edison, la Centrale, la RAS e le Generali. 

Dal 1970 al 1999 fu lo Stato, attraverso l’IRI, a gestire la Società Autostrade e quindi a occuparsi dei lavori di manutenzione anche del Ponte Marconi.

Nel 1999 la Società Autostrade venne privatizzata con il 30% del capitale detenuto da azionisti privati guidati da Gilberto Benetton. Nel 2002 la Società Autostrade S.p.A. diventa Autostrade per l'Italia, controllata al 100% da Autostrade S.p.A., e nel 2007 Autostrade S.p.A. diventa Atlantia quotata alla Borsa Italiana con una capitalizzazione di circa 10 miliardi di euro.

Quindi, ricapitolando, la costruzione del Ponte Morandi fu opera di due società finanziarie, una del Vaticano e l’altra dei grandi gruppi industriali privati italiani, che si occuparono della sua gestione per tre anni. Per 29 anni fu gestito dallo Stato attraverso la Società Autostrade. Negli ultimi 19 anni la gestione è stata di privati e in particolare del Gruppo Benetton. 

È opportuno che il nuovo Governo bicefalo, frutto del sodalizio tra un partito statalista e un partito liberale, oggi determinato a revocare la concessione a Atlantia del Gruppo Benetton e ad affidare allo Stato la gestione delle autostrade, sappia innanzitutto che i responsabili della costruzione del Ponte Morandi, che da subito fu oggetto di contestazioni, sono il Vaticano e i grandi gruppi industriali italiani; che lo Stato ha comunque una responsabilità per aver gestito la sua manutenzione per 29 anni; che il Gruppo Benetton è subentrato nella gestione negli ultimi 19 anni. 

Fermo restando che oggi come oggi è oggettivamente il Gruppo Benetton il diretto responsabile della tragedia del Ponte Marconi, sarà la Magistratura a stabilire le colpe, i colpevoli e le adeguate sanzioni. Al Governo spetta il compito di governare. Domandosi innanzitutto se lo Stato così come oggi è strutturato, senza una moneta sovrana e vincolato ai rigidi parametri di spesa europei, disponga delle necessarie risorse sia per l’eventuale ricostruzione del nuovo viadotto Polcevera, che smetteremo di chiamare Ponte Marconi, sia per la gestione della manutenzione della rete autostradale nazionale. Nel frattempo, da subito, il Governo provveda a imporre con decreti legge delle norme rigorosissime per la manutenzione delle autostrade e per l’eventuale ricostruzione di ponti e cavalcavia, nonché per la fine di un comportamento arbitrario e speculativo che ha fatto impennare il pedaggio autostradale e i costi nelle stazioni di servizio. Di Maio e Salvini si ricordino che sono al Governo e non in campagna elettorale, che il loro compito è di proporre e non di denunciare, che ciò che gli italiani si attendono è la costruzione di un’Italia migliore e non la paralisi foriera di ulteriore distruzione. Dobbiamo mobilitarci subito come Stato e come cittadini affinché simili tragedie non si ripetano mai più. Solo così onoreremo la memoria delle vittime di una indubbia ingiustizia e di un crimine conclamato e ci comporteremo come una Nazione civile che ama se stessa ed è naturalmente protesa a costruire un futuro migliore per i propri figli.