Cari amici buongiorno. Nell’odierna ricorrenza della “Festa della donna” il mio augurio è che le donne e gli uomini d’Italia dedichino questa giornata alla riflessione sul nostro tracollo demografico crescente, incontenibile e irreversibile, con la prospettiva che nel medio termine ci estingueremo come popolazione italiana e con noi finirà la nostra civiltà.

Sul piano demografico noi italiani abbiamo due tristi primati: siamo agli ultimissimi posti al mondo per tasso di natalità e abbiamo la popolazione più anziana al mondo dopo il Giappone. 

Il tasso di fecondità delle donne italiane è dell’1,3% rispetto al 2,1% necessario per salvaguardare l’equilibrio demografico e garantire la sopravvivenza della nostra popolazione. Ebbene i demografici ci dicono che quando il tasso di fecondità cala al di sotto dell’1,9% non è più possibile risalire la china e la popolazione è irrimediabilmente destinata a estinguersi. Dobbiamo prendere atto della tragica realtà che oggi condanna a morte la popolazione italiana.

In parallelo si allunga l’età media che è pari a 85,3 anni per le donne e 81 anni per gli uomini. Ebbene se gli italiani, da un lato, fanno sempre meno figli e, dall’altro, aumenta sempre più il numero degli anziani, il risultato sarà inevitabilmente l’implosione dello Stato per l’impossibilità di disporre delle risorse per finanziare i servizi pubblici, dalle pensioni alla sanità, dalla scuola alle Forze armate e dell’ordine. 

L’epidemia di Covid-19, all’opposto di quanto è accaduto in passato con altre epidemie e anche con le guerre, sta registrando un ulteriore calo delle nascite. Lo scorso 24 novembre il Presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, in un’audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha detto: “I 420 mila nati registrati in Italia nel 2019, che già rappresentavano un minimo mai raggiunto in oltre 150 anni di Unità Nazionale, potrebbero scendere a circa 408 mila nel bilancio finale del corrente anno, per poi ridursi ulteriormente a 393 mila nel 2021". Blangiardo ha attribuito le cause dell’ulteriore calo delle nascite al “clima di paura e incertezza e le crescenti difficoltà di natura materiale legate a occupazione e reddito”.

È indubbio che i giovani inoccupati che non hanno mai lavorato, la massa di precari che vanno avanti a stento con contratti a tempo determinato, i disoccupati in cassa integrazione, i milioni che si affidano al reddito di cittadinanza o ai contributi per i corsi di formazione, vivono una permanente difficoltà che impedisce loro di programmare il futuro, non hanno accesso al credito bancario, non possono disporre di una propria casa. In questo contesto i giovani scelgono di non mettere su la propria famiglia e di non dare alla luce i propri figli.

Ma è anche vero che i giovani che non hanno difficoltà economica, che beneficiano di un contratto di lavoro a tempo indeterminato e percepiscono un buon stipendio, oppure sono dei micro, piccoli o medi imprenditori con un’attività proficua, neppure loro scelgono di avere la propria famiglia e i propri figli. 

L’età media in cui la donna fertile mette al mondo il suo primo figlio è di 32 anni e nella gran parte dei casi resta l’unico figlio. 

La verità è che, in parallelo all’indubbia e seria difficoltà economica che colpisce i giovani, è venuta meno la cultura della vita e della rigenerazione della vita, della maternità e della paternità, della famiglia naturale quale fulcro della costruzione sociale, dell’adesione a una comunità identitaria e valoriale di cui ci si sente protagonisti e ci si prodiga per salvaguardarla, valorizzarla, migliorarla. 

Più in generale i giovani italiani hanno perso la cultura dei doveri, delle regole, della responsabilità e dei sacrifici. Li abbiamo fatti crescere con la cultura dei soli diritti e delle sole libertà, con la conseguenza che li abbiamo resi estremamente fragili di fronte alle avversità, tendenzialmente inclini a non confrontarsi e risolvere i problemi che comportano un cambiamento dello stile e della qualità di vita. Questi giovani dicono: “Mi sarebbe piaciuto avere dei figli, ma oggi per mantenerli e garantire loro una vita dignitosa ci vogliono tanti soldi e io non posso permettermelo”. Oppure più esplicitamente dicono: “Ma chi me li fa fare i figli?” Io sto bene da solo, perché mi devo creare dei problemi?”.

Oltre alle oggettive difficoltà economiche e alla palese perdita della cultura della famiglia e dei figli, i giovani oggi sono vittime della generalizzata e incessante propaganda all’ideologia omosessualista, che disconosce la differenza naturale tra uomo e donna promuovendo un soggetto ibrido che può arbitrariamente scegliere e cambiare il sesso fisicamente o anche solo psicologicamente, con il risultato che l’uomo si sta femminizzando e la donna si sta maschilizzando; nega la realtà della famiglia naturale quale fulcro della costruzione sociale e della rigenerazione della vita basata sul sodalizio tra un uomo e una donna, sostituendola con le coppie connotate dall’orientamento sessuale (eterosessuali, bisessuali, omosessuali, lesbiche, transessuali, asessuali, intersessuali), a cui si riconosce il diritto al matrimonio e all’adozione di figli concepiti tramite l’utero in affitto. 

L’ideologia omosessualista la si insegna nelle scuole sin dall’asilo, è presente nei testi scolastici delle elementari e delle medie; è promossa in modo esplicito dai film, serie televisive, spettacoli televisivi, sedicenti canzoni; è presente in modo assillante nelle piattaforme di socializzazione virtuale comprese quelle riservate ai ragazzini; è propagandata dai mezzi di comunicazione di massa compresi i manifesti che tappezzano le nostre città; è stata ufficialmente adottata dall’Unione Europea e fatta propria dai parlamenti nazionali; è stata persino accreditata dalla Chiesa cattolica di Papa Francesco che si è spinto fino a legittimare il matrimonio omosessuale.

Ebbene elevando il desiderio sessuale e la passione individuale a diritto collettivo inalienabile, disgiunto dalla finalità della procreazione, dalla crescita sana dei figli che necessitano di un padre e di una madre, dalla necessità vitale di perpetuare la società autoctona per salvaguardare la propria civiltà, il relativismo sessuale per un verso degenererà ulteriormente nella legittimazione della poligamia, della pedofilia, dell’incesto e della zoerastia, per l’altro sta dando il colpo di grazia alla differenziazione naturale tra uomo e donna, alla famiglia naturale, alla maternità e alla procreazione, all’educazione sana dei figli con una madre e un padre.

Cari amici, le difficoltà economiche, la perdita della cultura della famiglia naturale e il relativismo sessuale concorrono nel rendere sterili i nostri giovani perché sostanzialmente non fanno figli. Una popolazione sterile è scientificamente destinata a scomparire. Ciascuno di noi può legittimamente pensarla in modo diverso ma tutti dobbiamo essere consapevoli che senza figli si muore come popolazione e come civiltà a prescindere dalle nostre idee. Siamo tutti figli di una madre e di un padre a prescindere da ciò che pensiamo e da come ci comportiamo. Ormai solo un miracolo potrà farci risalire dal baratro del tracollo demografico. Questa è la prima emergenza degli italiani, perché senza la certezza della vita tutto il resto non conta nulla. Mi auguro che le donne, custodi naturali del dono supremo della vita, possano in questo giorno di festa a loro dedicato dare il loro insostituibile contributo per riscattarci, salvarci, garantire ai nostri figli e nipoti un’Italia dove primeggi il loro diritto inalienabile alla vita, dignità e libertà. Buona Festa della vita alle donne e a tutti gli italiani.