Ognissanti e Giorno dei Morti: un tempo i vivi “rivificavano” i morti, ora la morte ha preso il sopravvento sulla vita perché siamo morti dentro

Cari amici, vi auguro ogni bene per la Festa odierna di tutti i Santi, o Ognissanti, e per la commemorazione dei defunti, o Giorno dei Morti, che ricorre domani. Nella Storia è sempre esistito il legame tra i Santi, più in generale i più virtuosi e carismatici, anche loro defunti ma presenti con noi per i miracoli di cui beneficiano i vivi che credono nella bontà della loro intercessione, e tra i defunti che tuttavia sopravvivono nei cuori e nella memoria dei loro cari. 

Questo legame tiene uniti i vivi e i morti, al punto che i migliori tra i defunti, coloro che si sono contraddistinti per la straordinarietà delle loro opere, continuano a vivere con noi, è come se non fossero mai veramente morti. È un legame che rende la morte più umana e familiare, un evento che è parte integrante della vita senza che si spezzi il vincolo che in seno alla famiglia o a una comunità si sostanzia della condivisione del percorso esistenziale, degli affetti e degli ideali. È un legame che dà un senso compiuto alla vita e nobilita per l'eternità la morte.

Mi ricordo che nel mio Egitto degli anni Cinquanta e Sessanta il Giorno dei Morti era di fatto una festa popolare. Le famiglie trascorrevano un'intera giornata nei pressi delle tombe dei propri cari, portando con sé dei pentoloni colmi di cibo cucinato a casa. Si ricordavano i defunti per tenerne viva la memoria, esaltandone le opere buone affinché si tramandasse la loro parte migliore e, contemporaneamente, si mangiava con appetito come si sarebbe fatto in loro presenza. Al Cairo, la mia città natale, la commistione tra vivi e morti è arrivata al punto che circa due milioni di persone risiedono all'interno della «Città dei morti», vivono insieme ai morti, hanno trasformato le tombe nelle proprie case, dove cucinano, dormono e socializzano.

Cari amici, se in passato i vivi “rivificavano” i morti testimoniando la straordinarietà delle loro opere e condividendone la memoria, in questa fase di decadenza della nostra civiltà e di crisi della nostra spiritualità assistiamo al sopravvento della morte sulla vita. Tra noi ci sono sempre più persone morte dentro anche se sopravvivono fisicamente, persone che hanno rinunciato alla cultura della vita, che si sono rassegnate a rinunciare ai valori della sacralità della vita, della dignità personale, della libertà individuale. Siamo arrivati all'orrore di concepire non più il diritto alla vita bensì il diritto alla morte come l'apice della civiltà, legalizzando il diritto all'eutanasia, il diritto a procurarsi la morte, il diritto al suicidio assistito. La legittimazione della cultura della morte ha il suo fondamento nella legittimazione del diritto all'aborto, cioè la perpetrazione del crimine della soppressione della vita del nascituro. 

Cari amici, è fin troppo ovvio che la riflessione sui Santi che attraverso i miracoli vivono insieme a noi e sui morti che vivono dentro di noi, deve condurci a riscoprire la cultura della vita, prendendo atto, giorno dopo giorno, che il miracolo più grande è la vita stessa capace di unire i cuori e le menti, l'immanenza dell'esistenza terrena e la trascendenza dell'eternità.