Cari amici, domenica scorsa 11 aprile nell'omelia pronunciata nella Messa celebrata nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma in occasione della Festa della Divina Misericordia, Papa Francesco ha sostenuto che «condividere la proprietà non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro». 

Già nel novembre scorso Papa Francesco aveva sostenuto che il diritto alla proprietà privata «non è intoccabile». In una riflessione rivolta ai giudici dell'America e dell'Africa aveva detto che occorre costruire una «nuova giustizia sociale partendo dal presupposto che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto e intoccabile il diritto alla proprietà privata» e ne ha sempre invece sottolineato «la funzione sociale». Secondo Papa Francesco «il diritto di proprietà è un diritto naturale secondario derivato dal diritto che hanno tutti, nato dal destino universale dei beni creati». E ancora: «Non c'è giustizia sociale che possa essere fondata sulla disuguaglianza, che implichi la concentrazione della ricchezza».

Papa Francesco mette sullo stesso piano il comunismo e il cristianesimo sostenendo che entrambi convergono sulla condivisione della proprietà. 

Papa Francesco mette al centro della sua visione della vita una umanità intesa come una entità unica e omogeneizzata, che sottintende una concezione collettivista della società e che si sposa con l'ideologia comunista basata sull'assoluta parità delle persone nel possesso dei beni a prescindere da qualsiasi considerazione relativa all'impegno e al merito individuale. 

Ebbene questa concezione comunista della vita, che Papa Francesco ritiene che sia «cristianesimo allo stato puro», ha dimostrato nei fatti di essere un'ideologia autoritaria e violenta, responsabile dei più efferati crimini contro l'umanità perpetrati nella nostra Storia moderna e contemporanea, dalle purghe di Stalin nei gulag dell'Unione Sovietica al genocidio attuato dai Khmer rossi in Cambogia, fino alle epurazioni operate dal regime comunista cinese che è diventato la superpotenza che mira a sottomettere l'umanità in seno a un Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata.

Papa Francesco dimentica che Dio nei «Dieci comandamenti», che sono il pilastro della nostra civiltà ebraico-cristiana, mette al centro la persona come depositaria di valori inalienabili alla vita, dignità, libertà e proprietà, non l'umanità genericamente intesa come una massa indistinta. «Non desiderare la roba d'altri», «Non rubare», «Non desiderare la donna d'altri», evidenziano il fatto che Dio concepisce la persona come il protagonista assoluto della creazione, creato a sua immagine e somiglianza, titolare del diritto alla proprietà dei propri beni, del diritto alla salvaguardia della propria famiglia, del diritto ad essere tutelato dalle mire di chi vorrebbe appropriarsi dei suoi beni e della sua famiglia.

Papa Francesco non perde occasione per predicare l'abbattimento dei muri e la costruzione ovunque di ponti, il superamento dei confini nazionali e l'annullamento degli Stati nazionali, il diritto a emigrare ovunque a prescindere dalle motivazioni e il dovere di accogliere tutti indistintamente e illimitatamente a prescindere dalle conseguenze sul nostro vissuto e sul nostro futuro, prefigurando una umanità massificata, omogeneizzata e omologata nel contesto di un Nuovo Ordine Mondiale dove non ci saranno più radici e identità, cultura e civiltà. 

Papa Francesco ha ugualmente incrinato l'assolutezza della famiglia naturale come fulcro della costruzione sociale e della rigenerazione della vita, legittimando le «unioni civili» delle coppie omosessuali, affermando «chi sono io per giudicare?».

Ora con la tesi secondo cui il diritto alla proprietà privata «non è intoccabile» e che «condividere la proprietà è cristianesimo allo stato puro», Papa Francesco sembra voler dare il colpo di grazia al pilastro su cui si fonda il nostro stato di diritto, la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, la concezione della vita di tutte le persone perbene ed oneste che lavorano per guadagnarsi il pane, costruirsi una casa, mettere su la propria famiglia, mettere al mondo i propri figli, individuando nel proprio successo personale che si sostanzia di persone che si amano e di beni che si posseggono, ciò che da un senso compiuto alla propria esistenza.

Cari amici, pur nel rispetto della persona, mi duole prendere atto che sono totalmente in disaccordo con le idee di Papa Francesco, che sta nuocendo non solo alla nostra civiltà e al nostro stato di diritto, ma anche e soprattutto alla Chiesa cattolica che si sta allontanando sempre di più dall'autentica fede cristiana.

Noi amiamo l'Italia e vogliano il bene degli italiani. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l'aiuto del Signore insieme ce la faremo.