Cari amici, ora abbiamo la certezza che questo governo ha come priorità assoluta quella di tirare a campare fino all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Il mandato di Sergio Mattarella, iniziato il 3 febbraio 2015, scadrà il 3 febbraio 2022. Per il governo è vitale riuscire a sopravvivere, costi quel che costi, per altri 13 mesi fino al 3 agosto del 2021, quando inizierà il «semestre bianco» nel corso del quale il Capo dello Stato non potrà sciogliere il Parlamento. Significa che per altri 13 mesi, pur di sopravvivere, questo governo prolungherà l’emergenza Coronavirus limitando i diritti e le libertà costituzionali, darà in pasto agli italiani roventi polemiche sulla nuove leggi della omotransfobia e ius soli, nonché sull’eliminazione della legge Salvini su sicurezza e immigrazione. L’importante è che il tempo passi e che, oltre alle denunce sui social e alle manifestazioni contingentate, non succeda concretamente nulla che metta a rischio la tenuta del governo. 

In un’intervista pubblicata oggi su «Repubblica» Matteo Renzi, leader di «Italia Viva», ha detto che un patto di maggioranza per la nomina del prossimo Presidente della Repubblica, «deve essere il nostro traguardo di legislatura», perché «dobbiamo evitare che il Quirinale sia la gara di ritorno di chi ha perso al Papeete». 

Il riferimento è a Matteo Salvini: «Abbiamo mandato a casa Salvini per evitare che l’Italia diventi sovranista e anti Bruxelles come l’Ungheria». L’unica possibile apertura al Centrodestra ci sarebbe se anche il Centrodestra votasse per un candidato che sostiene l’Unione Europea e la Nato: «Se Salvini e Meloni votano un Presidente europeista e filo atlantico, bene», ma in ogni caso «va invece scongiurato il rischio di ritrovarci con un Capo dello Stato tipo Orban».

Nell’ottobre 2019 Renzi, parlando alla prima assise pubblica di «Italia Viva» alla Leopolda, aveva già chiarito la priorità del governo: «Non è nella disponibilità di nessuno, né del Presidente del Consiglio o dei leader politici, mettere in discussione che questa legislatura abbia il dovere istituzionale di garantire una maggioranza realmente antisovranista e pro-europeista alle elezioni del prossimo Presidente della Repubblica. Se rimane questa legislatura, il Presidente della Repubblica che ci accompagnerà al 2029 sarà espressione di forze politiche che credono nell'Europa e non mettono in discussione l'euro un giorno si e uno no».

Cari amici, non condivido assolutamente le idee politiche di Matteo Renzi. Ma apprezzo la sua franchezza. Politicamente sono schierato sul fronte opposto: io voglio che l’Italia diventi uno Stato nazionale effettivamente indipendente e riscatti la sua totale sovranità sul piano monetario, legislativo, giudiziario, della difesa e della sicurezza, alimentare, energetica e informatica. 

Prendo atto che ormai non ha più senso divedere i partiti in destra, centro e sinistra. La vera linea di demarcazione è l’essere a favore dell’Italia indipendente e sovrana, oppure a favore della dissoluzione del nostro Stato nazionale e della fagocitazione dell’Italia in seno all’Unione Europea e al Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata. A favore di questa seconda prospettiva, la fine dell’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano, sono schierati i partiti dell’attuale governo, il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Liberi e Uguali, +Europa. Così come è la posizione espressa dall’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ma purtroppo manca in seno a questo Parlamento un solo partito autenticamente sovranista, cioè che dica chiaramente e operi concretamente affinché l’Italia riscatti la propria sovranità monetaria e esplicitamente esca dall’euro. Va da sé che non c’è in seno a questo Parlamento un fronte dell’opposizione autenticamente sovranista. Non si tratta di dire «a me l’euro non piace» o «potremmo considerare l’uscita dall’euro», ma di affermare in modo inequivocabile che l’Italia deve riscattare la propria sovranità monetaria, senza cui non potrà esserci un autentico rilancio dello sviluppo, e dire esplicitamente che l’Italia deve uscire dall’euro.

Ecco perché oggi l’associazione di formazione culturale e di mobilitazione civile «Insieme ce la faremo» ha il dovere di far conoscere al maggior numero possibile di italiani le ragioni per cui dobbiamo riscattare la nostra sovranità. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.