Cari amici buongiorno. In Italia facciamo sempre meno figli. Il tasso medio di fertilità delle donne è dell’1,3% rispetto al 2,1% necessario per salvaguardare l’equilibrio demografico. Si assottiglia sempre di più la fascia d’età tra i 20 e i 30 anni che corrisponde al livello più alto della fertilità. Siamo la popolazione più anziana al mondo dopo il Giappone. La conseguenza è che siamo destinati a estinguerci come popolazione autoctona e a subire la sostituzione etnica e l’islamizzazione, a partire da quella demografica, dato che la stragrande maggioranza dei clandestini che accogliamo da un decennio sono musulmani.

In questo contesto la fuga dei cosiddetti “cervelli”, i giovani laureati e specializzati con maggiore competenza e creatività scientifica, rappresenta il fattore che attesta il tracollo dell’Italia che non fa figli e obbliga i propri figli migliori ad abbandonare la propria Patria. 

Cari amici la nostra Italia è da ricostruire dalle fondamenta come Stato, sistema educativo e di sviluppo, come società e civiltà. Servono una rivoluzione culturale, una mobilitazione civile, un’azione politica per realizzare un’alternativa che trasformi l’Italia nel Paese numero 1 al mondo per la qualità della vita.

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam 

Venerdì 20 agosto 2021

 

Sempre più “cervelli” in fuga dall'Italia: in 8 anni sono aumentati del 48%

È l'allarme della Corte dei conti, secondo cui aumenta il numero dei laureati ma resta sotto la media Ocse

26 maggio 2021

AGI - In Italia, la quota dei giovani adulti con una laurea è aumentata costantemente durante l’ultimo decennio, ma resta comunque inferiore rispetto agli altri Paesi dell’Ocse. Tale fenomeno è riconducibile sia alle persistenti difficoltà di entrata nel mercato del lavoro sia al fatto che il possesso della laurea non offre, come invece avviene in area Ocse, possibilità d’impiego maggiori rispetto a quelle di chi ha un livello di istruzione inferiore. E le limitate prospettive occupazionali, con adeguata remunerazione, spingono sempre più laureati a lasciare il Paese: +41,8% rispetto al 2013.

E’ quanto emerge dal Referto sul sistema universitario 2021 approvato dalle Sezioni riunite della Corte dei conti, che approfondisce finanziamento, composizione, modalità di erogazione della didattica, offerta formativa e ranking delle università italiane (98 atenei di cui 67 statali, che comprendono 3 Scuole Superiori e 3 Istituti di alta formazione, nonché 31 Università non statali, di cui 11 telematiche).

La Corte osserva anche il mancato accesso o l’abbandono dell’istruzione universitaria dei giovani provenienti da famiglie con redditi bassi: questo perché pesano, oltre a fattori culturali e sociali, il fatto che la spesa per gli studi terziari, caratterizzata da tasse di iscrizione più elevate rispetto a molti altri Paesi europei, grava quasi per intero sulle famiglie, vista la carenza delle forme di esonero dalle tasse o di prestiti o, comunque, di aiuto economico per gli studenti meritevoli meno abbienti.

E’ questo un aspetto che, per la magistratura contabile, richiede un’opera di aggiornamento e completamento dell’attuale normativa per dare piena attuazione alla disciplina del diritto allo studio con la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e l’attivazione degli strumenti per l’incentivazione e la valorizzazione del merito studentesco.

La Corte dei Conti evidenzia, inoltre, profili di criticità nell’ambito della ricerca scientifica in Italia con particolare attenzione a quella del settore università:"nel periodo 2016-2019 l’investimento pubblico nella ricerca appare ancora sotto la media europea", mentre le attività di programmazione, finanziamento ed esecuzione delle ricerche si caratterizzano "per la complessità delle procedure seguite, la duplicazione di organismi di supporto, nonché per una non sufficiente chiarezza sui criteri di nomina dei rappresentanti accademici in seno ai suddetti organismi, tenuto conto della garanzia costituzionale di autonomia e indipendenza di cui all’art. 33 della Costituzione".

In più, la notevole percentuale del lavoro precario nel settore della ricerca determina la dispersione delle professionalità formatesi nel settore.

Risultano, poi, ancora poco sviluppati i programmi di istruzione e formazione professionale, le lauree professionalizzanti in edilizia e ambiente, energia e trasporti, ingegneria, e mancano i laureati in discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e questo incide negativamente sul tasso di occupazione.

Per quanto riguarda la collaborazione tra università e settore produttivo privato, invece, appare positivo il ruolo svolto da uffici per il trasferimento tecnologico e imprese spin off, con un notevole incremento della spesa per la protezione della proprietà intellettuale, più che raddoppiata nel quadriennio 2016-2019, come è quasi raddoppiato il numero dei brevetti concessi riconducibile alle attività di ricerca delle università italiane, rendendo, con ciò, pienamente evidente, anche in chiave prospettica, il ruolo che le strutture di trasferimento tecnologico possono svolgere per lo sviluppo economico del Paese.

In relazione agli aspetti finanziari emerge, infine, che il fondo per il finanziamento ordinario, il cui ruolo di finanziamento primario ha dispiegato i propri effetti anche con riferimento alla necessità di far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19, "rappresenta la quota più significativa a carico del bilancio statale per le spese per il funzionamento e per le attività istituzionali delle Università". 

https://www.agi.it/economia/news/2021-05-26/corte-conti-boom-fuga-cervelli-universita-italiane-12687823/