Uno Stato che non consente alle forze dell’ordine di usare l’arma per combattere i criminali è votato al suicidio. Salvini intervenga subito

Massima solidarietà al Commissario di Polizia Nuccio Garozzo, selvaggiamente aggredito e ferito a colpi di arma da taglio a casa sua il 29 agosto di notte da due giovani del Gambia, uno dei quali è stato arrestato. Si chiama Mohamed Djibril, ha 18 anni, è in Italia dal 2016 con un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Aveva dei precedenti di polizia per violenza, minacce e spaccio ed era tornato a rubare. Il suo complice è riuscito a fuggire. Il Commissario Garozzo ha riportato ferite su diverse parti del corpo curate con 80 punti di sutura. 

È veramente assurdo e tragico che un operatore della pubblica sicurezza, che serve lo Stato per tutelare la vita e i beni della comunità, non abbia potuto tutelare la propria vita e i propri beni dentro la propria casa, perché qualora avesse usato l’arma che lo Stato gli assegna per adempiere al suo mandato istituzionale, lo stesso Stato non solo non l’avrebbe tutelato ma lo avrebbe pesantemente sanzionato. Ebbene se siamo arrivati al punto che un operatore delle forze dell’ordine di fatto è come se fosse disarmato di fronte ai criminali, perché qualora si difendesse usando l’arma si ritroverebbe automaticamente dalla parte del torto, se oggi concretamente la legge tutela i criminali e non le forze dell’ordine, significa che il nostro Stato è votato al suicidio. Cari italiani dobbiamo ribellarci. Dobbiamo mobilitarci subito. Visto che abbiamo finalmente un Ministro dell’Interno che sta dalla parte delle forze dell’ordine e degli italiani, chiediamo a viva voce a Matteo Salvini di porre fine a questa vergogna nazionale. Il Governo, che dispone di una maggioranza in Parlamento, abroghi le infami leggi che tutelano i criminali che irrompono nelle nostre case. Si destinino le risorse adeguate per ringiovanire, addestrare e armare le forze dell’ordine impegnate sul territorio a contrastare la criminalità e il terrorismo. Ma bisogna agire in fretta. Garantire il diritto alla vita e la certezza della sicurezza sono un’emergenza e una priorità nazionale.