Come si fa a prendere sul serio Grillo quando straparla di referendum sull’euro e di eurobond?

Benvenuti su Scherzi a a parte! Mi è venuto in mente questo dopo aver assistito all’intervista di Beppe Grillo andata in onda su La7 qualche giorno fa.

Il buon Grillo ha parlato per un’ora circa confermando a mio avviso tutti i dubbi e le ambiguità del suo pensiero in merito a temi come la crisi finanziaria, l’euro e l’Europa, mentre è molto più convincente quando parla di malcostume, politica e corruzione.

Per Grillo, Renzi è un essere spregevole, un finto buono che tutela l’interesse delle banche, come prima di lui l’accoppiata della disgrazia Monti - Letta. In questo Grillo  ha ragione da vendere, perché l’ologramma Renzi è inconsistente come una brezza primaverile. Va  a ruota libera  il comico genovese criticando il metodo Renzi ed i provvedimenti che questo vorrebbe adottare .

Fin quando parla di politica il discorso del leader del M5S ha un senso logico, ispirato al cambiamento ed alla moralizzazione di un sistema chiaramente allo sbando.

Ma come apre bocca su temi economici, apriti cielo, diventa davvero raggelante, confusionario, quasi patetico.

Grillo ribadisce la necessità di un referendum sull’euro (che ricordiamo ancora una volta è costituzionalmente inammissibile) cui demandare la decisione se restare o meno nella moneta comune. E’ pura follia, non ha senso. Se anche, per ipotesi, la Corte Costituzionale lo ritenesse legittimo, 5 minuti dopo la pronuncia della Corte, tutti i gestori, banche, hedge fund sparsi per il globo venderebbero tutti gli asset italiani o riconducibili al Belpaese, distruggendo allora si, la ricchezza finanziaria di milioni di persone. Direi un’ottima strategia, sig. Grillo!!

Poi si passa al discorso sugli Eurobond, sulla mutualizzazione del debito pubblico fino a una certa soglia (anche lui inizia a pensare in termini di “numeretti e soglie” come la UE, il FMI, la BCE) e chiede di abolire il Fiscal compact (e qui credo che proprio sia un suo limite, non lo capisce proprio che il rispetto del Fiscal Compact sarebbe l’unico mezzo per provare a sottoporre l’idea, peraltro sbagliata, degli Eurobond alla Unione Europea!).

Ma andiamo avanti. Sull’Europa Grillo ha  idee  al solito molto confuse; così com’è l’UE non va bene (non ci voleva molto a capirlo) e comunque non ci dice come dovrebbe essere. Se resta così com’è, meglio uscirne.

Sul debito pubblico poi le affermazioni di Grillo sono ancora più sbagliate; secondo Grillo, il debito pubblico (precisiamo che per Grillo il debito privato non esiste, non conta, non ne parla mai.…avrà studiato sui libri di Paul Krugman!) è immorale, perché generato da schiere di corrotti e truffatori, quindi non si paga, si rinegozia e si fa un default parziale.

Ora, al di là del fatto che il debito pubblico non è la causa della crisi finanziaria (spero si sia compreso perché scritto decine di volte), mi chiedo come si possa sostenere da un lato che tassare le rendite da capitale sia incostituzionale perché si andrebbero a colpire i risparmiatori, se poi si propone un default del 30% sul debito pubblico. Cosa accadrà ai risparmiatori che avranno investito in titoli di Stato? A quelli che han comprato fondi che investono in titoli? Ai fondi pensione dove gli italiani hanno versato il TFR? Perderanno il 30% del capitale? Secondo quale criterio verrà deciso il default selettivo? Poche idee e ben confuse. Eh no Grillo,così non va.

Ma chi sono gli insegnanti di Grillo? Chi è che gli riempie la testa di queste nozioni da bar?

Sempre sul blog del comico appare un indizio; Mauro Gallegati e Joe Stiglitz, autori di un articolo che solo il 1° Aprile poteva essere pubblicato (purtroppo però non stavano scherzando, non era un Pesce d’Aprile). Saranno sicuramente due ottime persone, ma non hanno capito il problema di fondo, non individuano le cause della crisi e dunque non trovano alcuna soluzione alla situazione attuale.

L’esordio dell’articolo è il seguente : “Cosa accadrà in caso di default ed abbandono dell’euro? Come uscire dalla crisi sfruttando l’opportunità del cambiamento? Non proponiamo nuove strategie di crescita, ma un diverso modo di vivere e produrre.”

Scrivere che abbandonare l’euro porterebbe al default è un errore da penna rossa; un Paese Sovrano non può fallire se è indebitato nella sua moneta. Altro che default! In default rischiamo di finirci se restiamo ancorati all’euro, ad una moneta che non controlliamo e che ci impedisce di realizzare le politiche monetarie espansive di cui il Paese avrebbe bisogno.

Ed ancora riportiamo questo passo dell’articolo: “Il ritorno alle monete nazionali renderebbe nuovamente disponibile ai singoli Paesi lo strumento della politica monetaria per garantire il debito pubblico mediante l’intervento della propria banca centrale. Questa strategia può presentare una serie di criticità. La principale è che colpirebbe pesantemente il ceto medio….Direttamente, dato che i titoli di Stato sono la forma di risparmio principale dei piccoli risparmiatori….L’uscita dall’euro propedeutica ad una svalutazione della moneta (una nuova lira o un euro dei PIGS?), che faccia recuperare competitività al Paese, porterebbe nell’immediato ad una probabile impennata dell’inflazione (le materie prime quali petrolio e gas, sarebbero molto più care) e ad un peggioramento del potere d’acquisto e degli standard di vita”

Anche qui siamo di fronte ad una serie di grossolane bugie, smentite dalla realtà dei fatti: ad esempio, nel 1992 a seguito di un deprezzamento della lira, si ebbe un’inflazione stabile se non in discesa. Nessuna Apocalisse valutaria!

Quanto alle presunte perdite dei risparmiatori, anche questa è una menzogna; non vi sarebbe alcun cambiamento sostanziale; semplicemente i titoli in portafoglio verrebbero  rinominati in Nuove Lire (se si possedessero  dei BTP per un valore di 100.000 Euro , questi verrebbero poi convertiti in dei  BTP del valore di 100.000 Nuove lire).

Sul costo delle materi prime poi si è propagandato il solito copione allarmista al fine d’impaurire l’opinione pubblica, raccontando dei prezzi di benzina, luce e gas che salirebbero alle stelle, riducendo sensibilmente il potere d’acquisto degli italiani.

Anche questo non è vero come  evidenziato nel grafico seguente; la componente di prezzo sensibile ad una eventuale deprezzamento della Nuova Lira, sarebbe solo il costo della materia prima e l’impatto finale sarebbe di pochissimi centesimi.

Ma il top della menzogna spacciata per verità, lo si raggiunge nel seguente passo: “Un default implicherebbe una perdita di credibilità sui mercati internazionali che, per un certo periodo, eviterebbero di finanziarci (se non a tassi elevatissimi). La mancanza di credito e di investimenti potrebbe acuire la recessione.”

Ci sono più errori in queste tre righe che nel resto dell’articolo.

Ricominciamo daccapo: uno Stato sovrano indebitato nella propria valuta, non può andare in default perché può creare tutta la moneta di cui ha bisogno. Ripetere a memoria.

Della perdita di credibilità nei confronti dei mercati internazionali che eviterebbero di finanziarci se non a tassi elevatissimi, possiamo solo dire che è frutto di una visione alterata della realtà. L’Italia è oggi e lo è da anni un ottimo pagatore; dal 1993 ha realizzato avanzi primari di bilancio come nessun altro Paese al mondo (740 miliardi di euro). Lo Stato in venti anni ha speso 740 miliardi in meno rispetto alle entrate; altro che perdita di  credibilità sui mercati!!

Va sottolineato ancora una volta che invece, uscendo fuori da questo maledetto euro, potendo tornare alla Sovranità Monetaria, ci si potrebbe finalmente liberare dal ricatto del mercato, creando moneta di Stato a costo zero e ricomprando senza limiti il debito pubblico, iscrivendolo al passivo della Banca d’Italia. Nessun default, nessuna perdita, nessun rischio per alcuno.

Quanto alla mancanza di credito ed investimenti citata nell’articolo quale conseguenza dell’abbandono della moneta unica, si evidenzia chiaramente  che gli autori non hanno minimamente compreso la natura del credito (che non è legata all’attività produttiva, alle finanza di un Paese, alla dimensione dei depositi bancari, ma è creato dal  sistema bancario dal nulla, a costo zero e senza controllo, completamente indipendente dall’andamento dell’economia reale).

Se il credito si espande, allora c’è un boom economico nell’economia reale; quando il credito decresce ci sono invece crisi e recessioni.

Insomma, pare evidente che né Grillo, né i suoi consiglieri economici hanno realmente idea di cosa fare, come risolvere la crisi e con quali strategie approcciare il mercato.

Purtroppo, nonostante questa assoluta mancanza di visione strategica e di competenze, molti elettori danno fiducia al movimento di un comico che, nella sua versione moralizzatrice è senza dubbio apprezzabile, mentre non lo è quando veste i panni di statista e deve interfacciarsi col resto del mondo su temi che non capisce.

Ripetiamo ancora una volta che il problema di fondo dell’economia  è che oggi c’è troppo debito cumulato nelle economie mondiali, che determina il pagamento di oneri elevatissimi ( in Italia sono il 14% del PIL). E’ per questo motivo che l’economia va in depressione, rallenta, c’è disoccupazione. Il pagamento degli interessi sul debito in Italia è di 220 miliardi di euro l’anno e  rappresenta un costo improduttivo  insostenibile per l’economia reale (famiglie ed imprese). La quantità di moneta presente nel sistema reale viene ridotta  sia attraverso le tasse che mediante il pagamento dei debiti. Riducendo la moneta, si riduce la spesa, calano i consumi ed i redditi e pagare i debiti diventa sempre più difficile.

Se a ciò sommiamo il fatto che le banche commerciali(Unicredit, Intesa, UBI,..) oggi preferiscono tenere la liquidità presso la BCE piuttosto che fare credito all’economia reale, perché è diventato estremamente difficile per loro trovare una controparte affidabile, in grado cioè di onorare il prestito, ecco spiegato il perché della crisi. Non è vero che non ci sono i soldi; semplicemente  non vengono immessi nel sistema reale.

I Paesi monetariamente sovrani (USA, Gran Bretagna, Corea, Turchia, Cina, Giappone, Svizzera,..) hanno potuto intervenire incrementando la quantità di moneta per tamponare la forte contrazione del credito attraverso vari programmi di sostegno al sistema bancario (QE); lo hanno fatto in modo sbagliato, ma nonostante ciò sono riusciti a limitare i danni della crisi ed i cittadini di questi Paesi non hanno conosciuto austerity e spending review.

Noi, in Italia, siamo con le mani legate, non abbiamo potuto e non potremo far nulla per le nostre imprese e famiglie fintanto che resteremo vincolati a questa follia chiamata euro, ai numeretti a capocchia fissati in modo naif  del rapporto 60% Debito /PIL, al limite del 3% Deficit/PIL ed altre amenità del genere. 

Non c’è altra alternativa alla Sovranità Monetaria. Fuori dall’euro, fuori dall’Europa delle banche, per tornare finalmente ad essere padroni del nostro destino.

Senza se e senza ma.