Cronaca di un disastro annunciato: il 90% del debito pubblico è in mano alle banche ma lo Stato si accannisce contro imprese e famiglie

Il quadro generale del sistema Italia permane in condizioni di grave sofferenza nonostante le fumose chiacchiere del Primo Ministro ed i fantomatici apprezzamenti ricevuti al G20.

Al di là della posizione di netta contrarietà ad un intervento militare in Siria, per il resto, il Governo del “rimandare” si sta confermando ciò che purtroppo fin dall’inizio pensavamo che fosse; ovvero un gruppo di politici il cui unico scopo è quello di ottenere il plauso dai “mercati finanziari”. E vai quindi con le solite frasi retoriche ripetute al fine di giustificare qualsiasi cosa: “Ce lo chiedono i mercati!!... dobbiamo rassicurare i mercati!!... dobbiamo garantire stabilità per gli investitori esteri!!”

E mentre Letta & Co. rassicurano i mercati, proviamo domandarci cosa stanno facendo i mercati per noi?

Niente! Zero! Il nulla cosmico!

I mercati infatti si muovono non secondo giustizia ed equità, ma semplicemente secondo convenienza; vanno dove li porta il gain!

L’Italia, lo abbiamo già detto, da questo punto di vista ha un appeal formidabile nei confronti dei mercati: produciamo vagonate di titoli pubblici (BTP, CCT, BOT...) che collochiamo a tassi 4 volte superiori rispetto al debito giapponese, americano, tedesco. Ma non solo: rimanendo nell’euro e realizzando politiche di austerity, gli investimenti dei  nostri creditori sono al sicuro anche dagli unici rischi che potrebbero inficiarne il rendimento finanziario, ovvero il rischio di cambio e l’inflazione. Prima c’era Monti ed ora c’è Letta, ma il sistema complessivo non cambia di una virgola: dobbiamo ingrassare i nostri creditori.

Già, ma chi detiene il debito pubblico italiano? La tabella che segue è interessante per verificare sia le cifre in oggetto, sia le dinamiche sul debito stesso:

 

DEBITO MAGGIO 2012

DEBITO  MAGGIO 2013

VARIAZIONE 2012-2013  (IN MLD)

% SUL DEBITO TOTALE

DEBITO DETENUTO IN BOND

% IN BOND SUL TOTALE DEBITO

BANCHE 

931,55

1047,01

115,46

50,47%

776,86

37,45%

PRIVATI (FAMIGLIE E IMPRESE)

257,7

199,99

-57,71

9,64%

172,06

8,30%

BANCA D’ITALIA

92,948

98,46

5,509

4,75%

98,378

4,74%

TOTALE ITALIA

1.282,198

1.345,452

63,254

64,86%

1.047,299

50,49%

DETENTORI ESTERI

693,499

729,107

35,608

35,14%

693,552

33,43%

TOTALE DEBITO

1.982,177

2.074,558

92,381

 

1.740,851

83,92%

Fonte: Banca d’Italia (in miliardi di euro)

 

Osserviamo alcune cose. In primo luogo, il 64,86% del debito pubblico italiano è in mano a cittadini, banche ed istituzioni nazionali e solo il 35% è in mano ad investitori esteri.

In second’ordine colpisce il dato della quota di debito pubblico sottoscritto da privati (imprese e famiglie) che si attesta nel maggio del 2013 al 9,64% del totale, in netta riduzione rispetto all’anno precedente (-57,71 miliardi). Ridurre l’esposizione da parte dei privati sul debito è frutto di un ragionamento istintivo, dettato dalla paura del default, ma profondamente errato in termini di gestione del proprio portafoglio. Se facciamo due conti, osserviamo come il 90% del debito sia in mano a banche ed istituzioni finanziarie (italiane ed estere) e che dunque l’ipotesi del default creerebbe tali perdite al sistema bancario da essere irrealizzabile. Oggi sono invece i depositi bancari, quelli in cui è parcheggiata la liquidità di famiglie ed imprese, ad essere oggetto di attenzione da parte del Governo europeo e nazionale, prevedendo ipotesi di  prelievi forzosi dell’ordine del 15%!!

Ancora una veloce notazione: avendo compreso che il debito pubblico attuale è generato dagli alti tassi d’interesse pagati sullo stesso a partire dal 1981 (anno del divorzio tra la Banca d’Italia ed il Tesoro), che per onorare il debito lo Stato impone tasse e balzelli di varia natura arrivando ad una pressione fiscale insopportabile per la popolazione; avendo constatato come il 90% del debito non sia in mano a famiglie od imprese italiane, possiamo affermare che ogni 100 euro di tasse pagate solo 10 rientrano al settore famiglie-imprese, mentre 90 vanno ad ingrassare la rendita bancaria (che detiene i BTP). Il sistema IF (Imprese-Famiglie) paga 100 e ne rientra in circolo appena 1/10. E’ la fine. Il prolungarsi di questa condizione in cui il progressivo livello di moneta nel sistema Imprese-Famiglie decresce, porta alla situazione attuale di profonda depressione, mancanza di domanda (output gap), chiusura di attività produttive, disoccupazione crescente, povertà e miseria.

Chi potrebbe aiutare il sistema Famiglie-Imprese? Lo Stato spendendo in deficit (ma con il Fiscal compact ci siamo giocati questa possibilità per i prossimi 20 anni) ed il sistema bancario finanziando l’economia reale.

La tabella che segue mostra l’andamento del credito fornito dalle banche alle imprese e non credo necessiti di ulteriori commenti:

E mentre il credito scompare così com’è apparso, lasciando in agonia finanziaria migliaia d’imprenditori, artigiani, commercianti, l’impatto della mancanza di credito si ripercuote anche sulla profittabilità delle aziende, così come riportato nel seguente prospetto:

Che dire: 3 imprese industriali su 10 chiudono in perdita l’esercizio 2012!! Produzione che scenderà ancora, livelli occupazionali sempre più in crisi, incremento delle aziende in difficoltà nel reperire fonti di finanziamento (già, perché se l’impresa non produce utili, quale banca che gli presterà mai un centesimo?).

Almeno 5 imprese su 10 incontreranno grandi problemi a  finanziarsi e reperire risorse dal settore bancario, che invece come abbiamo visto, preferisce comprare dei sicuri BTP al 4% e realizzare senza sforzo generosi guadagni.

Questa è l’Italia del 2013. Ci sarebbe da vergognarsi.

La situazione è seria, grave e non se ne esce con le chiacchiere di Letta, Saccomanni, degli economisti pagati dalle banche che vanno in tv a dire che siamo fuori dalla crisi o che il problema è l’IMU, l’IVA , l’evasione fiscale o le pensioni d’oro (che restano comunque ignobili ed un insulto alla povertà). Le entrate fiscali scendono, il debito sale inesorabilmente, i tassi d’interesse sono al 4,5%, il PIL ben che vada sarà a -2% e l’inflazione è all’ 1,5%. Serve qualcosa di epocale per riuscire a rimettere in moto il sistema;

Saranno i prelievi sui conti correnti come a Cipro? Sarà la nazionalizzazione forzosa della previdenza privata per abbattere il debito come in Polonia? Sarà una Italian Tax sui depositi al 15% come vorrebbero i tedeschi?

Comunque vada, con questi figuri al Governo, ne usciremo con le ossa rotte!!