L’austerità imposta dalla Troika ha ridotto in povertà tutti i Paesi del Sud Europa

Presentiamo un breve resoconto dei principali risultati delle politiche di austerity imposte col ricatto dalla Troika ai Paesi del Sud Europa.

Valuteremo gli esiti di dette politiche criminali partendo dalla Grecia, poi il Portogallo, l’Irlanda e la Spagna.

La Grecia nonostante sia tornata a collocare debito pubblico sul mercato finanziario, è in una condizione di profonda crisi. Il Paese non solo è ancora impantanato in una depressione senza precedenti, ma vede progressivamente deteriorasi tutti gli indicatori e quel che è peggio, il livello di benessere dei cittadini.

Le politiche della Troika UE (Unione Europea), FMI (Fondo Monetario Internazionale) e BCE (Banca Centrale Europea), rappresentano un fallimento epico che verrà studiato nelle scuole negli anni a venire. Il debito pubblico è ancora al 178% del PIL, nonostante un default parziale verso i creditori privati intorno al 70% in termini effettivi e nonostante o proprio a causa di una serie di pacchetti di prestiti UE-FMI , i "prestiti per l'occupazione", come vengono chiamati in Grecia. Debito che si somma ad altro debito, interessi che si cumulano ad altri interessi.

Sulla condizione della Grecia molto si comprende dalla performance del suo PIL:

L'economia greca ha riguadagnato un po’ di competitività con il doloroso metodo della "svalutazione interna", che è quello di rompere la resistenza dei lavoratori ai tagli salariali facendo aumentare la disoccupazione a livelli criminali. Oggi la Grecia potrà anche essere vicina al pareggio della bilancia commerciale (anche se ha ancora un deficit di partite correnti), ma lo ha ottenuto dopo sei anni di depressione. Ci è voluto un tasso di disoccupazione del 27,5%, uno giovanile del 58,3% , ed un crollo del PIL del 27% per raggiungere questo obiettivo.

Secondo una ricerca dell’Università di Portsmouth che cerca di mettere in luce il costo dell’austerità sulla salute, i tagli alla spesa in Grecia hanno causato un aumento del tasso di suicidio tra gli uomini. Secondo la ricerca, ogni 1% di riduzione della spesa pubblica in Grecia ha causato un aumento dello 0.43% nel tasso di suicidi tra gli uomini – dopo aver controllato altre caratteristiche che potrebbero aver condotto al suicidio, risulta che 551 uomini si sono uccisi “esclusivamente a causa dell’austerità fiscale” che significa quasi una persona al giorno.

Il Portogallo si avvicina al livello dei paesi meno sviluppati dell’Europa orientale. Il declino è diventato particolarmente rapido tre anni fa, quando il Paese ha cominciato a ricevere assistenza finanziaria da parte dell'Unione Europea. Il Portogallo riceve aiuti attraverso le tranche di prestiti da parte dell'UE (per un totale di 78 miliardi di euro). Il programma di assistenza è stato stanziato nel 2010, per favorire la ripresa economica e per pagare l'enorme debito pubblico. Tuttavia, sembra che nel corso dei tre anni la situazione non si sia stabilizzata, ma anzi sia peggiorata.

Come immediato effetto delle fallimentari politiche della Troika si è avuta una forte ripresa dell’emigrazione; gli esperti stimano che l'esodo dei portoghesi sia al livello di 100-120.000 persone all'anno. In alcuni settori, come quello medico, la situazione è catastrofica. Sia i medici che il personale ospedaliero stanno lasciando il paese. Questo è il settore in cui lo Stato spende una grande quantità di denaro nella formazione.

La maggior parte degli emigrati sono giovani in età riproduttiva, e questo provoca un calo della naturale crescita della popolazione: nel 2013 ci sono stati solo 90.026 neonati e le proiezioni per il 2014 sono negative.

Per comprendere l’abisso in cui è precipitato il Paese è necessario fornire alcuni dati. Fin dall’inizio degli aiuti da parte della UE, nessuno degli obiettivi fissati dai tre creditori(Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) è stato raggiunto. Il PIL è calato del 5,8%, il doppio del previsto. Ci si aspettava che la caduta degli investimenti sarebbe stata del 15%, ma nel corso dei tre anni di aiuti questo dato ha già raggiunto il 37%. Il numero di posti di lavoro è diminuito cinque volte più di quello che era stato annunciato, il che significa che sono stati distrutti 464.000 posti di lavoro. Il debito del paese nel 2010 era del 93% del PIL, ed era stato assicurato che non sarebbe salito sopra il 115%, ma oggi è al 130% del PIL ed è cresciuto di oltre 51.5 miliardi di euro.

Il deficit di bilancio non si è mantenuto al 3% come promesso, e quest'anno sarà superiore al 5%, nonostante il forte calo della spesa per i servizi sociali e nel settore pubblico.

Avanti così verso la disfatta totale, immolati all’altare dell’ Euro e della UE.

Dal 2008 ad oggi in Irlanda ci sono state nove (9) manovre di bilancio di austerità. Secondo una serie di rapporti pubblicati di recente, le conseguenze sulla popolazione sono state devastanti. Tuttavia, in un universo parallelo, i media Irlandesi continuano a lodare il FMI e il primo ministro Enda Kenny, in articoli degni di concorrere al premio per il 'pezzo-propaganda dell'anno'.Tale propaganda basata sul diffondere notizie fasulle sta funzionando anche in Italia dove all’opinione pubblica viene fatto credere che fuori dall’Europa e dall’Euro sarebbe una catastrofe per il nostro Paese.

Guardando agli effetti della crisi economica e dell'austerità, in un rapporto si osserva che nei paesi dell'OCSE ci sono ora 48 milioni di disoccupati, con un incremento dal 2007 di 15 milioni, di cui oltre un terzo sono rimasti senza lavoro per più di un anno. Tre paesi dell'Eurozona - Irlanda, Grecia e Spagna - hanno visto un raddoppio del numero di persone che vivono in famiglie senza reddito da lavoro. Chi è stato colpito più duramente dalla crisi economica e dall'austerità? Sono i gruppi a basso reddito, giovani e famiglie con bambini. Il rapporto conclude dicendo che l'austerità "ostacola il progresso nella riduzione delle disuguaglianze e della povertà".

Livelli preoccupanti di povertà e deprivazione' sono presenti in Irlanda, Cipro, Grecia, Italia, Portogallo, Romania e Spagna. Quasi un quarto dei giovani in Europa sono disoccupati e l'Irlanda ha uno dei più alti tassi di giovani non occupati, che nemmeno studiano o seguono corsi di formazione. Il 'rischio di povertà' dei giovani adulti irlandesi tra i 18 e i 24 anni dal 2008 è quasi raddoppiato, arrivando a quasi il 27 %. Il tasso di disoccupazione complessivo in Irlanda è di circa il 12 %, ma contando anche l'emigrazione, arriverebbe intorno al 20 %, e includendo anche gli scoraggiati e i lavoratori a tempo parziale non per propria scelta, sarebbe al di sopra del 24%;un sorprendente 51% di giovani irlandesi hanno difficoltà di accesso all'assistenza sanitaria, perché troppo costosa.

Ricordiamo a quanti ancora credono alla favola che la crisi finanziaria sia stata originata dal debito pubblico, che nel 2007 il rapporto debito pubblico /PIL irlandese era del 25%.

Per la Spagna iniziamo riportando, per così dire, una nota di colore; il quotidiano El Pais scrive che la Corte Suprema ha deciso a febbraio che le banche dovranno comunicare al Tesoro i dettagli delle transazioni condotte con biglietti da 500 euro. Presto la stessa regola verrà estesa anche per le banconote da 200 euro. I dati del successo delle politiche di austerity in Spagna sono sotto gli occhi di tutti:

il debito pubblico è passato dal 36,1all’86% del PIL:

la disoccupazione è passata dal 9 al 27%;

il PIL pro capite è sceso da 27.000 a 25.000 euro;( -8%)

il tasso dalla capacità di utilizzo degli impianti è sceso dall’83% al 75.

Anche in Spagna , l’unica cosa che migliora è la bilancia commerciale (chissà perché!) come si nota dal seguente grafico.

Questi sono i risultati delle politiche della UE, questo è il nostro futuro se non sapremo reagire per tempo. Nell’euro siamo finiti.

L’Italia però, a differenza dei paesi di sopra elencati, è una grande potenza industriale, potrebbe sviluppare appieno le proprie enormi potenzialità se solo fosse lasciata in grado di realizzare politiche adeguate alla crescita e sviluppo dell’economia reale. Ma fintanto che resteremo ingabbiati nelle regolette, nei numeretti della UE, nulla di ciò potrà essere perseguito.

Riprendiamoci il nostro futuro.