L’Italia è un paese per vecchi: anche cos’ì si spiega il declino del Paese

La clamorosa ingiustizia sociale, il vero  e proprio furto che si sta compiendo ai danni di una generazione di  lavoratori oggi sotto i 40 anni, a favore dei pensionati attuali, è un scempio che merita di essere evidenziato.

L’Italia si conferma dunque ancor’oggi un paese per vecchi pensionati, detentori di rendite di posizione che comprano BTP, al massimo qualche casetta per figli e nipoti, ma che non investono in alcun modo sul settore produttivo, finanziando aziende e progetti di crescita e sviluppo.

La colpa non è ovviamente la loro, ma quando si viene ad ingessare una componente cospicua della ricchezza totale in asset “improduttivi”, il risultato è un progressivo inevitabile processo di deterioramento del sistema economico. Al quale, se sommiamo le folli politiche governative di lotta senza quartiere all’evasione fiscale, del pareggio di bilancio e di repressione fiscale, abbiamo spiegato il perché di questa depressione che sta divorando il sistema produttivo italiano.

A beneficio di quanti non credono alla bontà del nostro sistema Paese nei confronti degli anziani ecco una tabella che da un’idea della situazione della spesa sociale in Italia e nel mondo:

 

In una conferenza stampa di qualche tempo fa, opportunamente silenziata dai media, il presidente dell’INPS, Antonio Mastropasqua pronunciò le seguenti parole:” Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale” ( i parasubordinati o precari  sono tutti coloro che  non hanno mai visto un contratto che non porti una data di scadenza ).

Malgrado la difficoltà nel produrre dati attendibili, in uno studio del Cerp di Torino (Center for Research on Pensions and Welfare Politics) si fa l’esempio di una pensione, di un uomo con un’età di pensionamento di 65 anni, che ha iniziato a lavorare a 25 anni, pari a 8.314 euro lordi all’anno.

Alle stesse condizioni una donna non supera i 5.300 euro lordi annui: poco più di 400 euro al mese. Rigorosamente lordi. Stando sempre alla ricerca del Cerp, una donna che ha studiato e non ha trovato subito un posto di lavoro, ma da precaria è sempre stata impiegata da 30 anni (è l’età presa come riferimento), anche se ha 35 anni di attività alle spalle otterrà una pensione di 4.695 euro l’anno, pari a 391,25 euro lordi al mese.

Che dire!! Un quadro sconfortante. Meriterebbe un qualche spazio sui media al posto della vicenda kazaka, delle offese di Calderoli, del perché quest’anno la Rai non trasmetterà Miss Italia. Ed invece no. Silenzio tombale.

Un ulteriore esempio di come l’intera impostazione dell’erogazione pensionistica sia da cambiare si evidenzia osservando la seguente simulazione: “Un 66enne che ha versato contributi per 25 anni (valutando una media di retribuzione annua di 12mila euro) andrà a prendere poco più di 300 euro lordi mensili. Il calcolo è presto fatto: 12mila euro (x 26%, percentuale attuale contributiva) fa  3.120 euro. Questa somma, moltiplicata per 25 anni, dà un totale di 78mila euro che, x 5,432%, fanno 4.237 euro lordi annui (cifra arrotondata in eccesso). I 4.237 euro in questione, divisi per 13 mensilità, portano appunto al raggiungimento di 326 euro lordi mensili di pensione. Che sia una miseria, dopo 25 anni di contributi pagati regolarmente, è dire poco.”

Non solo è una miseria ma è un trattamento ignobile, indegno di uno Stato civile.

Cosa ha prodotto il perdurare di un simil sistema? Lo osserviamo nel grafico sottostante:

 

Dal grafico si evidenzia come dal 1987 al 2008, vi sia stato un trasferimento di ricchezza netta a favore degli over 65 ed ai danni degli under 50. Detto trasferimento è di circa 950 miliardi di euro!!!

La ragione essenziale di questo trasferimento epocale di ricchezza da giovani ad anziani, sta nell’appesantimento fiscale operato sui lavoratori , mentre dall’altro lato, le riforme delle Pensioni hanno sempre e solo toccato significativamente i futuri pensionati e non coloro che erano già in pensione o che erano prossimi ad andarci ( i famosi diritti acquisiti).

Una nazione che massacra ed impoverisce in modo così marcato i giovani ed i lavoratori, ed avvantaggia pensionati ed anziani, ovviamente perde drammaticamente in dinamismo, forza e competitività economica.

Ecco dunque a mio avviso, dopo la riforma del settore bancario, un altro importante comparto, quello della spesa sociale, da riscrivere completamente, su basi nuove e maggiormente rispettose della dignità delle persone.

Che mondo è quello in cui per pagare le pensioni agli anziani si devono necessariamente impoverire le nuove generazioni, mentre  a livello globale si permette al  sistema bancario di moltiplicare le risorse in modo esponenziale, senza alcun limite e senza che altri, eccetto il sistema stesso ne traggano giovamento ed utile?

Come possiamo accettare senza batter ciglio che società come Morgan Stanley, nel breve volgere di alcuni anni, abbiano aumentato il proprio bilancio dai 5-10 miliardi del 1990 ai 1.500 miliardi attuali!! Come spiegare questa crescita se non con il fatto che “VENDONO DEBITO” creando moneta, un bene che tutti vorranno sempre, senza limiti.

Quale altra attività cresce a simili ritmi? Non la produzione di macchine, chips, telefoni,…nulla tiene il passo della crescita del settore bancario. E sapete perché? Perché il costo di produzione del debito per le banche è quasi zero; prestare 1.000 euro o prestarne 500.000 per la banca ha lo stesso costo. Nessuna attività imprenditoriale ha questa possibilità, ovvero aumentare la scala di produzione senza incrementare i costi di produzione.

Cosa ha portato questo potere bancario? Questa esplosione della finanza è stata utile e necessaria?

Nulla di buono; il reddito medio negli USA è diminuito per il 90% della popolazione; oggi un americano su quattro nella fascia di età compresa fra i 45 e i 64 anni e almeno il 22% di chi ha oltre 65 anni non dispone di alcun reddito per far fronte alla sua vecchiaia.

Circa il 33% di chi è già in pensione spesso dipende dai programmi sociali, ricevendo in media 1’200 dollari al mese.
Un altro 34% di anziani ricorre alle carte di credito (generando nuovi debiti) per pagare le spese di base come la rate del mutuo o gli alimentari. ; il numero di occupati è andato via via diminuendo e senza lavoro, non c’è reddito da lavoro.( ancora un applauso per la Globalizzazione!!)

 

E’ tutto da rifare!! Ed anche in fretta!!!