Per il presidente dell’Abi Patuelli le banche sono vittime della crisi al pari delle imprese e delle famiglie

Mi è capitata tra le mani l’intervista rilasciata dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli a Massimo Rastelli de Il Giornale. Non che pensassi di trovarci particolari ragionamenti o intuizioni, ma francamente le risposte del presidente lasciano interdetti.

Patuelli chiede come prima cosa, udite udite, minori tasse e minori vincoli per permettere così alle banche nazionali di competere alla pari con le altre istituzioni europee. Roba da non credere.

Inoltre, continuando  a leggere il Patuelli-pensiero, vien fuori un qualcosa di assolutamente nuovo, espressione di un cinismo senza uguali che raggiunge l’apice della falsità laddove dice: “La crisi è sopportata da banche, imprese e famiglie. Sono coinvolti 1,2 milioni di clienti, è un fenomeno sociale. L’ingente numero di posizioni di credito deteriorate è la migliore testimonianza che le banche subiscono la crisi non meno di chiunque altro.”

Il resto del Patuelli-pensiero è poca roba se paragonato a queste affermazioni che appaiono ciniche, fasulle, derisorie ed offensive alla luce dei fatti, della realtà.

Dunque le banche sono le vittime della crisi, secondo Patuelli e non la causa della crisi stessa.

Non una parola di autocritica sul lavoro delle banche, ma autocommiserazione.

Il paragone con famiglie ed imprese poi lascia interdetti; non so voi, ma non ho notizia ad oggi di banche che siano state sfrattate per morosità o cui abbiano sospeso l’erogazione di luce, acqua e gas; nondimeno non sono a conoscenza di istituti di credito che abbiano portato i libri in tribunale, lasciato senza lavoro migliaia di dipendenti per colpa delle troppe tasse, troppi debiti ed una burocrazia asfissiante.

Forse Patuelli non sa che, quando già la crisi del settore immobiliare, epicentro del dissesto globale era già in stato avanzato e progrediva rapidamente, le banche italiane cosa facevano? Han continuato a foraggiare un settore in piena bolla speculativa fino al luglio 2011; poi loro sarebbero le vittime della crisi. Da non credere.

In Italia, tanto per capire, il trend degli impieghi nel settore delle costruzioni ha continuato a crescere fino al 2011 (cioè il settore edile è entrato in crisi nel 2008 in modo evidente, ma le banche hanno continuato a foraggiare un settore decotto fino al 2011).

Ad oggi, dopo aver spinto sull’immobiliare in modo ossessivo, rinunciando a finanziare attività produttive ed imprese, ci si chiede come mai crescano le sofferenze bancarie, giunte alla ragguardevole cifra di 155 miliardi di euro (10% del PIL!!!).

Che senso ha avuto far triplicare i costi delle abitazioni, indebitare fino al collo famiglie e privati con l’offerta di mutui a tassi bassissimi e per valori superiori a quelli dell’immobile, se non quello di creare una enorme bolla da cui le banche han tratto per lunghissimi anni enormi profitti.

Ma tutto ciò per Patuelli non esiste, non è reale. Invece chiede meno vincoli per gli istituti di credito, visto che han dimostrato di saper fare bene il loro mestiere. Certo  sono riuscite  ad indebitare la comunità come mai nella storia dell’umanità, rendendola insolvente e riuscendo pian piano ad appropriarsi della ricchezza reale prodotta dal sistema economico.

Dove era Patuelli quando le aziende di credito a partire dagli anni 90,  spingevano il credito al ritmo di crescita del 20% annuo, quando la Bce fissava invece il tasso al 4,5%?!

E questi ci vengono a chiedere meno vincoli?..loro sarebbero i buoni amministratori…

Sempre l’ardito presidente dell’Abi, fa poi notare come la recente ricapitalizzazione della Banca d’Italia non sia affatto un regalo per le banche visto che queste negli Anni ‘30 avevano sottoscritto il capitale della stessa, impegnandosi per una cifra enorme per l’epoca storica. Il buon Patuelli dovrebbe sapere però che negli Anni ‘30 le banche sia di credito ordinario, sia gli istituti a medio-lungo termine erano pubbliche e come tali i soldi erano dello Stato. Altro che regalo….una vera manna dal cielo!!

Infatti dal sito della Banca d’Italia leggiamo che: “In questo contesto di preparazione alla guerra (nel 1935 iniziò l’aggressione all’Etiopia) venne elaborata, in ambito IRI, la legge di riforma bancaria del 1936. Una prima parte (tuttora in vigore) della legge definì la Banca d'Italia “istituto di diritto pubblico” e le affidò definitivamente la funzione di emissione (non più, quindi, in concessione); gli azionisti privati vennero espropriati delle loro quote, che furono riservate a enti finanziari di rilevanza pubblica; alla Banca fu proibito lo sconto diretto agli operatori non bancari, sottolineando così la sua funzione di banca delle banche.”

Poi segue un brano che la dice lunga su come la Banca Centrale intenda la sua funzione non già  quale sostegno all’economia del Paese, quanto piuttosto arbitro in campo che gioca la partita a favore del sistema bancario e contro i cittadini: “Alla fine del 1936 la svalutazione della lira, lungamente attesa, favorì la ripresa economica e il riequilibrio dei conti con l’estero. Contemporaneamente, per effetto di un semplice decreto ministeriale, fu rimosso ogni limite alla possibilità dello Stato di finanziarsi per mezzo di debiti verso la Banca centrale: l’autonomia di quest’ultima toccò il punto più basso.

Con un solo semplice decreto la supponenza e l’arroganza del denaro e dei suoi creatori venne ricondotta al servizio della comunità, al servizio della persona e della crescita.

E’ stato fatto allora; dobbiamo rifarlo oggi. Basta un  decreto di due (2 ) righe per restituire dignità e speranza ad un Paese umiliato dalla finanza e vessato da uno Stato predatore. Cosa stiamo aspettando?