Agli islamici che rifiutano di stringere la mano all’altro sesso, non solo non va concessa la cittadinanza, ma andrebbero espulsi per incompatibilità con la nostra civiltà

Buongiorno amici. Lo scorso 11 aprile il Consiglio di Stato di Parigi ha emesso una sentenza per cui si nega la cittadinanza francese a una donna algerina che al momento della cerimonia di naturalizzazione si era rifiutata di stringere la mano ai funzionari comunali uomini. Un fatto simile era accaduto nel 2016 a Grenoble. Anche in quel caso una donna si era rifiutata di dare la mano al funzionario locale del governo e al rappresentante delle istituzioni locali, entrambi maschi, adducendo motivazioni religiose. Il rifiuto di stringere la mano, hanno sentenziato i giudici del Consiglio di Stato, tradisce una mancanza di integrazione, per di più in un luogo e in un momento altamente simbolici.

Va benissimo. Ma allora a queste donne islamiche che rifiutano di stringere la mano agli uomini, o anche agli uomini islamici che rifiutano di stringere la mano alle donne, si dovrebbe non soltanto non concedere loro la cittadinanza, ma proprio perché incompatibili con la nostra civiltà andrebbero espulsi e rinviati ai loro Paesi d’origine. 

E se si volesse essere coerenti fino in fondo, dovremmo assumere un atteggiamento conforme alla nostra civiltà con tutti gli islamici che mettono piede dentro casa nostra. È inaccettabile che, ad esempio, le autorità iraniane, anche se sono in visita in Occidente, impongano a tutte le donne occidentali che incontrano di indossare il velo e si rifiutino di stringere la mano agli occidentali dell’altro sesso. 

Cari amici, il Consiglio di Stato di Parigi ha fatto benissimo. Ma se, dentro casa nostra, volessimo mettere al centro del sistema di convivenza la salvaguardia della nostra civiltà, dovremmo farlo sempre, non solo con i più deboli ma anche con i più forti. Così come dovremmo esigere che tutti coloro che scelgono di stare dentro casa nostra, perché evidentemente vi stanno meglio che a casa loro, lo facciano rispettando le nostre leggi, ottemperando alle nostre regole, condividendo i valori che sostanziano la nostra civiltà, a partire dalla sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta personale.