Domani a Roma manifestazione per ricordare l’atroce uccisione e squartamento di Pamela Mastropietro. La famiglia non può ancora celebrare i funerali e non ha ottenuto giustizia

Buongiorno amici. Domani, venerdì 13 aprile, si terrà una manifestazione a Roma (appuntamento alle ore 19 in via Saluzzo per raggiungere, in corteo, piazza Re di Roma), per ricordare Pamela Mastropietro, la giovane diciottenne uccisa e fatta a pezzi da uno o più nigeriani e il cui corpo sezionato è stato ritrovato in due valigie a Pollenza, in Provincia di Macerata, lo scorso 31 gennaio. A due mesi e mezzo dal più atroce crimine perpetrato dagli stranieri contro gli italiani in Italia, ancora non è stata emessa alcuna condanna e la famiglia non ha finora potuto celebrare i funerali.

Lo zio di Pamela e legale della famiglia, l'avvocato Marco Valerio Verni, a nome del Coordinamento delle Associazioni a Tutela delle Vittime Dimenticate che ha promosso l’iniziativa (tra i partecipanti l’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime fondato da Angelo Bertoglio e presieduto da Elisabetta Aldrovandi) ha detto: «La fiaccolata nasce per tenere alta l'attenzione sulla vicenda di Pamela, da intendersi come simbolo di tutte le vittime che sono state dimenticate e che stentano ad avere giustizia». Nel merito della condizione psico-fisica in cui versava Pamela, lo zio chiarisce: «Pamela non era una drogata come qualcuno si ostina a far credere per offuscare il giudizio delle persone. Pamela era ricoverata nella comunità terapeutica perché soffriva di un disturbo della personalità grave che, come effetto secondario, la portava a usare stupefacenti come automedicamento, che è cosa diversa».

In una intervista rilasciata lo scorso 10 aprile a Elena Barlozzari del Giornale, la madre di Pamela, Alessandra Verni, ha denunciato: "Quello di Pamela non è stato un femminicidio. È stato un atroce omicidio che rappresenta la sintesi del fallimento di certe istituzioni e di determinate politiche. Certo, tante associazioni femministe, che sono scese in campo per molto meno, questa volta hanno taciuto. Imbarazzante.” E a proposito di chi ha manifestato non contro l’atroce uccisione e squartamento del corpo di Pamela ma contro la reazione violenta ma isolata di un cittadino italiano, Luca Traini, che ha sparato e ferito sei stranieri, la madre di Pamela dice: “Ha sbagliato ad agire in quel modo e, sia io che la mia famiglia, abbiamo preso subito le distanze dai fatti di cui è stato protagonista. Ma certamente è stato il simbolo di tante persone esasperate, come detto, da certe politiche che hanno portato, oggi, ad un razzismo al contrario, ossia verso noi italiani. La recente vittoria della Lega nelle Marche, d’altronde, testimonia tutto ciò.” E aggiunge sulle manifestazioni contro il razzismo e il fascismo: “Lo hanno fatto per depistare l’attenzione da quanto accaduto. Non sarò una professoressa, ma da quel che ho studiato, il fascismo è finito il secolo scorso, più di cinquanta anni fa. Sul razzismo, già ho detto: oggi è al contrario, verso noi italiani.”

Cari amici, ho il timore che il potere politico e della magistratura stiano rallentando il più possibile le indagini e il corso della giustizia per smorzare il più possibile l’emotività degli italiani per quello che è indubbiamente il più atroce crimine perpetrato dagli stranieri contro i cittadini italiani. Sono sorte delle legittime preoccupazioni di fronte alla rapidità e alla precisione chirurgica con cui hanno sezionato il corpo di Pamela. Non è stato finora ufficialmente chiarito se mancano o meno alcuni organi, come il cuore e il fegato di Pamela, che potrebbero essere stati mangiati secondo una consuetudine presente in alcune aree della Nigeria. Gli italiani hanno il diritto di sapere e le autorità hanno il dovere di informare se in Italia si pratichi il cannibalismo e se questa atrocità sia stata perpetrata in passato. 

Noi tutti domani ci stringeremo con l’affetto, la preghiera e la solidarietà alla famiglia di Pamela che, due mesi e mezzo dopo l’atroce fine della loro giovane figlia, non possono celebrarne i funerali e non hanno ottenuto giustizia.