Il giornalista saudita Khashoggi è stato assassinato, forse segato vivo e il suo corpo sciolto nell’acido. L’Europa sta zitta e gli Stati Uniti vogliono salvare l’Arabia Saudita

Cari amici, è ormai certo che il giornalista e dissidente saudita Jamal Khashoggi è stato assassinato dopo essere entrato nella sede del Consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul lo scorso 2 ottobre. Così come appare sempre più probabile che sarebbe stato barbaramente trucidato all’interno del Consolato da spietati torturatori e professionisti nell’occultamento dei cadaveri. 

La Turchia afferma di avere le «prove» che Khashoggi sarebbe stato segato mentre era ancora vivo e il suo corpo sarebbe stato sciolto nell’acido. Queste «prove» non sono state mostrate ed è pertanto doveroso usare il condizionale, anche considerando che la Turchia e l’Arabia Saudita sono ai ferri corti per il sostegno turco al Qatar, con cui i sauditi hanno rotto i rapporti diplomatici, e ai «Fratelli Musulmani», che i sauditi hanno messo fuorilegge.

Lo scorso 2 ottobre Khashoggi si era recato, entrando dalla porta principale,  nel Consolato saudita per ottenere un documento comprovante il suo divorzio, necessario per poter sposare la sua fidanzata Hatice Cengiz, cittadina turca, che l’ha atteso fuori dal Consolato tenendo con sé il cellulare di Khashoggi. Lui aveva con sé al polso un Apple Watch collegato al suo cellulare. Ed è quindi possibile che lei abbia potuto monitorare e forse registrare tutto ciò che è accaduto a Khashoggi all’interno del Consolato. Dopo la fine dell’orario di lavoro del Consolato, non avendolo visto uscire, la fidanzata ha avvisato la Polizia turca.

Khashoggi era stato direttore dei principali giornali sauditi, era ben introdotto nei palazzi del potere ed era a conoscenza dei segreti della famiglia reale, compresi i legami con Osama bin Laden e il terrorismo islamico. Aveva abbandonato l’Arabia Saudita nel 2017 e si era trasferito negli Stati Uniti dove, dalle pagine del Washington Post, ha criticato la politica del Re Salman e del Principe ereditario Mohammed bin Salman, considerato l’artefice di un «nuovo corso» modernista e liberale. 

Di fronte a questo orrore, l’Unione Europea finora non ha reagito. Il silenzio più assoluto. Gli Stati Uniti sono intensamente mobilitati per salvare l’Arabia Saudita, il primo Stato visitato da Trump dopo la sua elezione, sottoscrivendo uno stratosferico accordo da 130 miliardi di dollari per la vendita delle armi. Il segretario di Stato Mike Pompeo è arrivato a Riad per incontrare Re Salman e il principe ereditario Mohammed bin Salman. D’intesa con la Turchia, gli Stati Uniti chiederanno all’’Arabia Saudita di ammettere che Khashoggi sarebbe morto in «un interrogatorio andato male» durante un’operazione che aveva come scopo di rapirlo e riportarlo in Arabia Saudita, e che l’operazione sarebbe stata condotta senza avvertire i «massimi vertici» del Regno.

Emerge comunque l’assurdità del fatto che l’Arabia Saudita, che pubblicamente decapita i criminali e lapida le adultere nelle pubbliche piazze antistanti le moschee, ottemperando alla sharia, la legge islamica che recepisce ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto, sia stata eletta nel 2017 a far parte della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (Uncsw), l’organismo internazionale che promuove l’emancipazione delle donne, e addirittura nel 2015 l’Arabia Saudita abbia assunto la Presidenza del Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite.

Cari amici, la reazione internazionale all’atroce assassinio di Khasoggi ci fa toccare con mano la realtà di un mondo che sul rispetto dei diritti umani ha due pesi e due misure. Le Nazioni Unite e l’Unione Europea, che sono arrivati al punto di denunciare un presunto “razzismo” in Italia, tacciono sugli efferati crimini perpetrati dall’Arabia Saudita anche nello Yemen. Gli Stati Uniti, che pur di vendere armi devono mantenere in piedi l’ossessione per il nemico russo, arrivando a imporre sanzioni per la presunta responsabilità della Russia nelle morti oscure di alcuni dissidenti, viceversa nei confronti dell’Arabia Saudita tacciono su tutto e si ostinano a salvarla costi quel che costi. La ragione è ovvia: l’Arabia Saudita è il principale produttore ed esportatore di greggio al mondo, così come è il principale acquirente delle armi americane. È una tragica realtà che ci fa toccare con mano il degrado della democrazia e il declino della nostra civiltà.