Il manifesto gigante di Salvini per celebrare il Decreto Sicurezza. Si tratta di un fatto virtuale presentato come fatto reale. Cosa accadrebbe se l’esempio venisse seguito da tutti i politici?

Buongiorno amici. Lunedì 24 settembre alle ore 12,38 il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità un decreto legge sulla sicurezza e sull’immigrazione ribattezzato “Decreto Salvini”, dal nome del Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Simultaneamente, esattamente alle 12,38, sulla pagina Facebook di Salvini, tra le più seguite in Italia con oltre 3 milioni di “Mi piace”, Salvini ha pubblicato un post in cui scrive “Sono felice” e conclude “Dalle parole ai fatti, io vado avanti”. Nello stesso post Salvini ha pubblicato l’immagine di un manifesto gigante (3 metri di altezza per 6 metri di lunghezza), affisso in uno spazio pubblicitario rialzato con dei pali, con sullo sfondo e al lato un parco, in cui compare la sua foto sorridente e la scritta: “24 settembre 2018, approvato il #DecretoSalvini Sicurezza&Immigrazione - Dalle parole ai fatti! Poi la firma autografa di Salvini e in un riquadro lo slogan Prima gli italiani”. 

Ebbene cari amici, vorrei concentrare l’attenzione su quel manifesto gigante con alle spalle un parco. Apparentemente è reale. Ma se fosse reale, si dovrebbe ipotizzare che quel manifesto sia stato fatto e commissionato per l’affissione in precedenza, come minimo una o due settimane prima. Si dovrebbe dedurre che la riunione del Consiglio dei Ministri fosse stata programmata, che l’ordine del giorno e l’esito certo della votazione fossero scontati. 

Ma la verità è che quel manifesto gigante pubblicato sulla pagina Facebook di Salvini è l’unico in Italia. Non mi risulta che simili manifesti siano stati affissi nelle città italiane nella giornata di lunedì 24 settembre. Potrebbero essere stati affissi dopo, anche se al momento non mi risulta.

La deduzione è che quel manifesto gigante è virtuale, è un fotomontaggio, è una creazione grafica per dare maggiore impatto mediatico a un’iniziativa che sta particolarmente a cuore al Ministro dell’Interno. Siamo di fronte a un caso concreto di costruzione artificiale di un fatto, di un evento, di una realtà, che tuttavia esiste solo nell’ambito della virtualità mediatica. I lettori della pagina Facebook di Salvini sono stati indotti a credere che da qualche parte in Italia, di fronte a un parco, sia stato affisso un manifesto gigante per celebrare una sua importante vittoria politica. Il manifesto gigante, grazie alla sua straordinaria visibilità pubblica, lascia trasparire una notevole capacità di influenza dell’opinione pubblica e di crescita del consenso popolare. Quel manifesto gigante è un utile strumento per consolidare ed accrescere il carisma del leader della Lega.

Salvini ha confermato di essere il più straordinario comunicatore politico in Italia. Dopo essersi fatto le ossa stando in mezzo alla gente acquisendo una eccezionale capacità di empatia e di simpatia con la gente comune, Salvini si sta rivelando il più efficace fruitore dei mezzi di comunicazione per carpire il consenso delle grandi masse.

Cari amici, io mi pongo tuttavia una domanda che implica un dubbio e comporta una preoccupazione: è corretto oltreché  lecito, è giusto oltreché etico, creare un fatto virtuale presentandolo come un fatto reale? Fino a che punto un Ministro, preposto a operare concretamente per realizzare il bene degli italiani, può sostituire anche solo sul piano mediatico la virtualità con la realtà presentando un fatto virtuale come se fosse un fatto reale? Pensiamo cosa accadrebbe se l’esempio di Salvini venisse seguito da tutti i ministri e da tutti i politici. Immaginiamo le pagine dei Social Media piene di manifesti giganti posizionati nelle strade e nelle piazze delle nostre città, in mezzo a masse di gente, con messaggi finalizzati alla crescita del loro consenso. Ci rendiamo conto che milioni di italiani potrebbero essere raggirati immaginando campagne pubblicitarie di incredibile portata ovunque in Italia, alterando la valutazione del singolo politico e della sua specifica iniziativa. Ecco perché mi auguro che rimanga un caso isolato.