Il piccolo Alfie è volato in Cielo incarnando la sacralità della vita. Noi tutti moriamo dentro, sottomessi alla cultura della morte incarnata dal dio Denaro. Ed è la morte peggiore

Buongiorno amici. Al piccolo Alfie Evans sono spuntate le ali ed è volato in Cielo. 

Per i credenti vivrà in eterno in Paradiso tra le braccia del Padre. 

Per coloro che concepiscono la centralità della persona come depositaria di valori inalienabili nella nostra esistenza terrena, il piccolo Alfie è l’icona della sacralità della vita che va salvaguardata dal concepimento alla morte naturale. 

Per coloro che sono intellettualmente onesti, il piccolo Alfie è l’emblema dell’eutanasia di Stato per ragioni economiche, condannato a morte da medici carnefici e da giudici aguzzini perché tenerlo in vita sarebbe costato troppo al bilancio dell’azienda ospedaliera pubblica. 

Per tutti coloro, consapevolmente o meno, che hanno a cuore la sorte dei propri figli, il piccolo Alfie ci fa toccare con mano il collasso della civiltà decadente che ha rinnegato, disprezzato, violato, calpestato la cultura della vita che s’incarna nel primato della vita stessa costi quel che costi, ed è precipitata nell’Inferno della cultura della morte incarnata dal dio Denaro. 

Con il piccolo Alfie moriamo tutti noi. È la nostra morte interiore. Il piccolo Alfie ci ha lasciato ed è volato alto perché fino all’ultimo respiro ha fatto primeggiare la vita, dopo essere stato barbaramente condannato a morte. Noi tutti, che ci siamo auto-condannati alla sottomissione alla cultura della morte e ci siamo prostrati al dio Denaro, saremo costretti a sopravvivere fisicamente ma privati dei valori inalienabili della vita, della dignità e della libertà. Questa è la morte più grave. La morte peggiore.