Il Presidente palestinese “laico” parla come i terroristi islamici: Israele non ha diritto a esistere e l’Olocausto è colpa degli ebrei perché praticano l’usura

Israele non ha diritto ad esistere perché è un "prodotto coloniale" britannico. L'Olocausto è colpa degli ebrei perché è stato causato da alcuni "comportamenti sociali" tenuti dagli ebrei, come "l'usura, le banche e cose del genere". L’ha sostenuto ieri a Ramallah, in diretta televisiva, Mahmoud Abbas, noto con il nome di battaglia Abu Mazen, Presidente dell’Autorità Nazionale Palestina. Nella foto è ritratto in un abbraccio intimo con Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, accogliendolo a Bruxelles il 22 gennaio 2018, che tradisce non solo lo stretto rapporto personale, che a noi interessa relativamente, ma soprattutto la solida intesa politica. (Vi prego di non commentare la foto ma il tema del mio articolo. Grazie).

Intervenendo al Consiglio Nazionale Palestinese, il Parlamento dell’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), Abu Mazen ha negato che esista una relazione fra gli ebrei e la terra di Israele, definendo lo Stato ebraico un "prodotto coloniale" britannico.

Queste le parole di Abu Mazen in cui fa ricadere sugli stessi ebrei la colpa dell’Olocausto: "In Europa orientale e occidentale gli ebrei sono stati periodicamente massacrati nei secoli, fino all'Olocausto. Ma perché è accaduto? Loro dicono: 'È perchè siamo ebrei'. Vi porterò tre ebrei, con tre libri, che dicono che l'odio verso gli ebrei non è causato della loro identità religiosa, ma dalle loro funzioni sociali. La 'questione ebraica', che era diffusa in tutta Europa, non era diretta contro la loro religione, ma contro le loro funzioni sociali, legate all'usura, all'attività bancaria e simili".

Le affermazioni di Abu Mazen sono del tutto concordanti con ciò che Allah prescrive nel Corano e con ciò che ha detto e ha fatto Maometto. Il Corano è un testo profondamente ed esplicitamente anti-ebraico. Gli ebrei sono presentati come “i più feroci nemici di coloro che credono”, “coloro che Allah ha maledetto”, perché “uccidevano ingiustamente i profeti”, “praticano l’usura”, “con falsi pretesti divorano i beni della gente”, che Allah “ha trasformato in scimmie e porci”, che “somigliano a un asino”.

Per quanto concerne specificatamente la condanna degli ebrei per la pratica dell’usura, vi riporto due diverse Sure, o capitoli, del Corano. Dopo la fuga di Maometto dalla Mecca a Medina nel 622, Allah gli ordinò di fare la guerra agli ebrei perché praticavano l’usura, chiarendogli che qualora si fossero convertiti all’islam avrebbero potuto conservare i propri beni anche se erano stati acquisiti in modo fraudolento, a condizione ovviamente che pagassero la zakat, una tassa imposta ai musulmani non a caso sul valore dei loro beni, per «purificare» le loro ricchezze, e non sui proventi dal lavoro svolto.

«Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana. E questo perché dicono: “Il commercio è come l’usura!”. Ma Allah ha permesso il commercio e ha proibito l’usura. Chi desiste dopo che gli è giunto il monito del suo Signore, tenga per sé quello che ha e il suo caso dipende da Allah. Quanto a chi persiste, ecco i compagni del Fuoco. Vi rimarranno in perpetuo. Allah vanifica l’usura e fa decuplicare l’elemosina. Allah non ama nessun ingrato peccatore. In verità coloro che avranno creduto e avranno compiuto il bene, avranno assolto l’orazione e versato la decima, avranno la loro ricompensa presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno afflitti. O voi che credete, temete Allah e rinunciate ai profitti dell’usura se siete credenti. Se non lo farete vi è dichiarata guerra da parte di Allah e del Suo Messaggero; se vi pentirete, conserverete il vostro patrimonio. Non fate torto e non subirete torto.» (2, 275-279)

I suoi compagni domandarono a Maometto come fosse possibile, dal momento che Allah era lo stesso Dio adorato dagli ebrei, che Allah consentisse ai musulmani di mangiare la carne di cammello mentre il Dio degli ebrei la vietasse. Fu allora che Allah rivelò a Maometto che aveva vietato quegli alimenti agli ebrei per punirli, perché gli alimenti sono buoni e leciti, ma gli ebrei sono malvagi e hanno violato la legge di Allah praticando l’usura.

«È per l’iniquità dei giudei, che abbiamo reso loro illecite cose eccellenti che erano lecite, perché fanno molto per allontanare le genti dalla via di Allah; perché praticano l’usura – cosa che era loro vietata – e divorano i beni altrui. A quelli di loro che sono miscredenti, abbiamo preparato un castigo atroce.» (4, 160-161)

Il comportamento di Abu Mazen ci fa toccare con mano l’incompatibilità dell’islam non solo con i valori che sostanziano la nostra civiltà, ma con la stessa ragione. Perché nelle sue affermazioni c’è la negazione pregiudiziale della realtà storica relativa all’esistenza del Regno di Israele con capitale Gerusalemme ben tremila anni fa, del popolo ebraico che per duemila anni ha pregato per il ritorno in terra di Israele, della legittimazione internazionale del diritto di Israele all’esistenza espressa con la risoluzione 181 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1947. Di fatto Abu Mazen, che almeno formalmente viene considerato un laico, un “musulmano moderato”, si comporta come i terroristi e gli integralisti islamici che antepongono ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto alla ragione e al cuore. 

Cari amici, ecco perché dico, sottolineo e ripeto che l’islam è l’islam, l’islam è lo stesso nelle sue fondamenta, non esiste un “islam moderato” e un “islam radicale”. I musulmani possono essere moderati solo se sono autenticamente laici, ma l’islam non è moderato. Acquisiamo e diffondiamo informazione corretta, riscattiamo il nostro diritto e dovere di dire la verità in libertà anche nei confronti dell’islam come religione, senza mai discriminare o peggio ancora criminalizzare i musulmani come persone. Solo se saremo illuminati di verità e fortificati dal coraggio della libertà potremo essere pienamente noi stessi dentro questa nostra casa comune e tramandare ai nostri figli il loro diritto inalienabile alla vita, dignità e libertà.