In altri paesi europei gli ammortizzatori sociali funzionano perché c’è il lavoro. In Italia non funzionano perché non c’è il lavoro. Ciò che manca all’Italia non è il reddito di cittadinanza, ma il lavoro

Buongiorno amici. Vorrei chiarire meglio la mia valutazione critica sulla proposta centrale del programma del Movimento 5 Stelle: il reddito di cittadinanza. In Italia chi è inoccupato (non è mai entrato nel mondo del lavoro, o disoccupato (chi aveva un lavoro e l’ha perso), o esodato (chi in età avanzata ha perso il lavoro ma non percepisce la pensione), o precario (che lavora con contratti a tempo determinato), o sfruttato (che lavora in nero sottopagato), o che comunque percepisce un reddito o anche una pensione di invalidità o di anzianità al di sotto della soglia di povertà, ebbene lo è perché manca il lavoro regolarizzato, ben retribuito e stabile, non perché mancano gli ammortizzatori sociali, i centri di collocamento, i corsi di formazione gratuiti o addirittura retribuiti, i sindacati preposti alla tutela dei lavoratori, dei precari o dei disoccupati, le leggi che garantiscono il diritto al lavoro e la corresponsione di una retribuzione congrua a una vita dignitosa. 

Ripeto: il problema dell’Italia è che manca il lavoro regolarizzato, ben retribuito e stabile, che consenta al lavoratore di vivere dignitosamente, di pianificare il futuro, di occuparsi adeguatamente della propria famiglia, di sentirsi soddisfatto realizzando un progetto di vita che dà un senso compiuto alla nostra esistenza. 

Ecco perché, in questo contesto, immaginare di risolvere la tragica realtà di circa 18 milioni cittadini poveri, di cui circa 7 milioni che per sfamarsi fanno la fila alle mense dei poveri, di 4 milioni cittadini che non hanno alcun reddito, del 40% dei giovani disoccupati o inoccupati, di un terzo dei pensionati costretti a sopravvivere con meno di 500 euro al mese, offrendo loro un reddito di cittadinanza, concepito come un sussidio temporaneo nell’attesa che si trovi il lavoro, è una pia illusione sul piano finanziario ed economico, ed è una presa in giro degli italiani sul piano politico.

In Italia esistono già gli ammortizzatori sociali preposti a soccorrere i lavoratori, i disoccupati, i pensionati, le famiglie o gli invalidi in difficoltà. Esiste il sussidio di disoccupazione (assicurazione sociale per l’impiego), la Cassa integrazione guadagni e indennità di mobilità, l’assegno sociale, l’assegno emergenziale, l’assegno integrativo, il Sostegno per l’inclusione attiva, l’assegno di solidarietà, il Fondo di integrazione salariale, il reddito di inclusione, il reddito di inclusione sociale, il sussidio contro la povertà, i corsi di formazione gratuiti e talvolta retribuiti, i centri di collocamento, i centri di orientamento professionale, i lavori socialmente utili, le pensioni di invalidità, i fondi comunali, regionali, nazionali e europei per l’aiuto dei giovani, delle famiglie e degli anziani bisognosi.   

In altri paesi europei gli ammortizzatori sociali funzionano perché c’è il lavoro. In Italia non funzionano perché non c’è il lavoro. Ciò che manca all’Italia non è il reddito di cittadinanza, ma il lavoro. In assenza del lavoro, il reddito di cittadinanza, alla stregua degli altri ammortizzatori sociali, si trasformano in un surrogato del lavoro che viene erogato per tutto il periodo contemplato e poi si ripiomba nella disoccupazione. 

Il problema di fondo da affrontare e da risolvere è il lavoro. Il lavoro che produce beni e servizi a beneficio della collettività, rivitalizzando il circuito virtuoso della produzione e dei consumi, occupando il lavoratore, gratificandolo adeguatamente e contribuendo a dare un senso compiuto alla sua esistenza. Bisogna investire per favorire le imprese, soprattutto le micro, piccole e medie imprese che hanno storicamente rappresentato il volano dello sviluppo in Italia, affinché siano messe nella condizione di creare milioni di nuovi posti di lavoro, che si traducano in stipendi reali sostanziati dalla produzione di beni e servizi. 

Viceversa, lasciar intendere a circa 18 milioni di italiani che la loro povertà, precarietà e sofferenza verrà risolta con il reddito di cittadinanza, in un’Italia dove manca il lavoro, significa illuderli che il reddito di cittadinanza diventerà un surrogato del lavoro, che potranno continuare a percepirlo illimitatamente. Hai voglia a precisare che dopo la terza offerta di lavoro rifiutata verrà tolto il reddito di cittadinanza. Se il lavoro non c’è, di quali offerte di lavoro parliamo? La proposta del Movimento 5 Stelle del reddito della cittadinanza come la bacchetta magica per risolvere la tragedia degli italiani disoccupati è sbagliata da tutti i punti di vista: finanziario, economico ed etico. Che sia stato il frutto di una ingenuità da dilettanti della politica o della spregiudicatezza di chi è assetato di potere, lo capiremo presto e saranno gli italiani a giudicare, a cominciare dal circa 33% di elettori che hanno riposto la loro fiducia nel Movimento 5 Stelle concependolo come l’unica vera alternativa alla classe politica che ha governato l’Italia della “Seconda Repubblica”.