Papa Francesco ha nuovamente baciato i piedi di due carcerati musulmani. Mi auguro che capisca che per loro significa sottomettersi all’islam. Dovrebbe prodigarsi per salvare la civiltà cristiana su cui si è fondata l’Europa

Buongiorno amici. Scusatemi ma io non ce la faccio proprio ad accettare l’immagine del Papa che lava e bacia i piedi dei carcerati musulmani. C’è qualcuno tra i suoi collaboratori in grado di spiegargli che un Papa che bacia i piedi dei musulmani per loro significa che si sottomette all’islam? Ma soprattutto il Papa dovrebbe sapere che la sua missione è di convertire anche i musulmani alla fede cristiana, non di legittimare l’islam a prescindere da ciò che Allah prescrive nel Corano, da ciò che ha detto e ha fatto Maometto, da ciò che da 1400 anni i musulmani perpetrano per sottomettere anche l’Europa all’islam.

Ancora una volta ieri, nel rito della lavanda dei piedi del Giovedì Santo, Papa Francesco per la sesta volta dall’inizio del suo pontificato, ha lavato i piedi a dodici detenuti, questa volta del carcere romano di Regina Coeli, e tra loro c’erano due musulmani. 

Io non sono un teologo cattolico ma da cristiano per scelta, dopo essere stato musulmano per 56 anni, mi permetto di far rilevare a Papa Francesco cinque realtà. Le realtà si sostanziano di fatti. E i fatti sono fatti. 

Innanzitutto Allah nel Corano e Maometto nei suoi detti e nei suoi fatti condannano di miscredenza l’ebraismo e il cristianesimo, legittimano l’uccisione degli ebrei e dei cristiani, ordinano ai musulmani di combattere fino a quando l’islam non sottometterà l’intera umanità. Pertanto il Papa che va a baciare i piedi di un musulmano, dal loro punto di vista, è la conferma della sottomissione del cristianesimo all’islam. Nessun musulmano bacerebbe mai i piedi, ma neppure le mani, di un ebreo o di un cristiano perché sarebbe un tradimento dell’islam. 

«O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati è uno di loro. In verità Allah non guida un popolo di ingiusti...» (5, 51)

«Sono certamente miscredenti quelli che dicono: “Allah è il Messia, figlio di Maria!”. Mentre il Messia disse: “O Figli di Israele, adorate Allah, mio Signore e vostro Signore”. Quanto a chi attribuisce consimili ad Allah, Allah gli preclude il Paradiso, il suo rifugio sarà il Fuoco. Gli ingiusti non avranno chi li soccorra!..» (5, 72)

«Combatteteli finché non ci sia più politeismo e la religione sia tutta per Allah...» (8, 39)

In secondo luogo, sempre al riguardo del comportamento nei confronti dei nemici del cristianesimo, il Papa farebbe bene ad approfondire la realtà del comportamento di San Francesco d’Assisi, da cui ha preso il nome papale, che nel 1219 a Damietta incontrò il Sultano d’Egitto Malik al Kamil e gli chiese di convertirsi al cristianesimo. San Francesco era al seguito della Quinta Crociata indetta da Papa Onorio III per recuperare Gerusalemme caduta nelle mani degli islamici. 

In terzo luogo, Gesù lavò i piedi ai suoi dodici apostoli, non ai suoi nemici.  E lo fece per far loro comprendere che il migliore degli apostoli sarà il più umile.

« Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto Io, facciate anche voi. »   (Giovanni 13,12-15)

In quarto luogo, Gesù non esitò a impiegare la forza per cacciare i mercanti dal Tempio, concepiti come nemici della vera fede in Dio. Così come si sottomise alla condanna a morte tramite crocifissione ordinata dal Governatore romano Ponzio Pilato. L’insistenza con cui Papa Francesco immagina un’umanità affrancata dalla violenza, concepisce la pena detentiva come puramente rieducativa e non sanzionatoria di un reato perpetrato, sottintende l’immagine dell’uomo come naturalmente buono e prefigura un modello di società tollerante e comprensiva anche nei confronti dei crimini più efferati. Eppure lo stesso Stato del Vaticano adottò la pena di morte fino al 2001. 

In quinto luogo Papa Francesco dovrebbe sapere che l’islam è sempre stato il nemico storico dell’Europa da 1400 anni. Possibile che non sappia che persino le Mura che cingono lo Stato del Vaticano, che si chiamano Mura Leonine perché furono edificate dal Papa Leone IV nell’847, furono edificate un anno dopo la seconda invasione islamica di Roma e il secondo saccheggio della Basilica di San Pietro (la prima volta fu nell’830), perpetrando delle atrocità tra la popolazione romana? 

Concludo auspicando che ci sia qualcuno in seno ai vertici della Chiesa, che abbia l’onestà intellettuale e una fede cristiana integerrima, in grado di far capire a Papa Francesco di smetterla di lavare e baciare i piedi ai musulmani e, piuttosto, di prodigarsi per la loro conversione alla fede in Gesù Cristo. In ogni caso, in questa fase storica cruciale, in cui l’Europa decadente rischia di scomparire e di essere sottomessa all’islam, un Papa dovrebbe ergersi a difensore della civiltà cristiana su cui si è fondata l’Europa. Forse servirà un miracolo. Ma se si crede nella Resurrezione di Gesù, si deve credere anche nei miracoli.