Perché dobbiamo dire “NO” alle moschee in Italia

Buongiorno amici. Questa mattina alle ore 11 terrò a Bologna, nel Parco del Velodromo, una conferenza su “Moschea a Bologna: le ragioni del NO”. Si tratta di un incontro culturale pubblico organizzato da Michele Facci, Consigliere Regionale del Movimento Nazionale per la Sovranità, nell’ambito della Prima Festa Regionale in Emilia-Romagna del Movimento Nazionale per la Sovranità, il cui Segretario Nazionale è l’amico Gianni Alemanno e il Presidente Nazionale è Roberto Menia. Li ringrazio per avermi invitato. Nella mia conferenza illustrerò le ragioni specifiche per il NO a una grande moschea a Bologna. Qui di seguito vi illustro le ragioni per cui in Italia non dovremmo consentire la presenza delle moschee.

Prima ragione del NO

Le moschee non sono l’equivalente delle chiese o delle sinagoghe. Non sono dei semplici luoghi di culto, ma sono innanzitutto luoghi di aggregazione della “comunità islamica” e di indottrinamento a un’ideologia che si fonda sulla divisione dell’umanità in musulmani e miscredenti, sulla convinzione che l’islam sia l’unica vera religione, che sia un obbligo combattere per sconfiggere i miscredenti e sottomettere l’umanità intera all’islam.

Seconda ragione del “NO”

L'islam non è una religione che ha stipulato un'intesa con lo Stato ed è incompatibile con le nostre leggi, conformemente a quanto prescrive l'articolo 8 della Costituzione che recita:

“Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [cfr. artt. 19, 20].

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”.

L'islam confligge con l'articolo 8 della Costituzione laddove, dopo aver premesso che “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”, si precisa che “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano”, e che “I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”.

Nel Corano e nella sharia, la legge islamica, ci sono centinaia di versetti che regolamentano i vari aspetti dell'esistenza dei musulmani, nonché pratiche imposte da Allah ai loro fedeli, che sono in totale contrasto con le leggi laiche dello Stato, in tema di diritto civile e penale, sui temi che concernono la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta religiosa.

Così come l'islam è una confessione che non ha regolato per legge tramite un'intesa il suo rapporto con lo Stato perché i musulmani non si mettono d'accordo né su una rappresentanza unitaria né su una piattaforma programmatica comune, in quanto sono profondamente divisi al loro interno e in quanto i contenuti del loro programma non sarebbero comunque compatibili con le leggi laiche dello Stato.

È pertanto veramente singolare che, mentre da un lato l'islam confligge con l'articolo 8 della Costituzione, le istituzioni pubbliche e locali operano come se l'islam fosse pienamente legittimato alla stregua delle altre religioni, accordando arbitrariamente all'islam il diritto di disporre di moschee e scuole coraniche. Se fossimo uno Stato di diritto che si rispetti, in Italia le moschee non dovrebbero proprio esserci.

È vero che l’articolo 19 della Costituzione afferma la libertà di culto del singolo “purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. Ebbene non è in discussione la libertà di culto del singolo, pur nel rispetto dei limiti del “buon costume”. Ma è in discussione la compatibilità dell’islam come religione, e che sulla base dell’articolo 8 risulta del tutto incompatibile con la nostra Costituzione.

Articolo 19

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume. 

Articolo 2

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Terza ragione del NO

Gran parte delle moschee in Italia sono abusive, illegali. Risultano essere sedi di associazioni culturali islamiche ma anziché svolgere una funzione "culturale", così come contemplato dall'oggetto sociale dello statuto, svolgano una funzione "cultuale", in modo del tutto arbitrario. 

Se un cittadino italiano dovesse adibire un locale per una finalità diversa da quella prevista legalmente, se ad esempio dovesse utilizzare un locale adibito a magazzino

come negozio per la vendita diretta delle merci, sarebbe costretto a sospendere l'attività e verrebbe sanzionato per aver violato la legge.

Nel caso della stragrande maggioranza dei luoghi di culto islamici lo Stato invece non esige la sospensione di un'attività non autorizzata e non sanziona chi compie un atto illegale, consentendo alle moschee di operare come se beneficiassero di uno stato giuridico speciale, come se i musulmani fossero al di sopra della legge.

Quarta ragione del NO 

Gran parte dei finanziamenti per la costruzione delle moschee provengono da Paesi islamici impegnati nell’islamizzazione dell’Europa e del mondo intero, così come risultano coinvolti nel finanziamento di organizzazioni terroristiche e radicali islamiche, da Hamas all’Hezbollah, da Al Qaeda all’Isis, dai Fratelli Musulmani al Milli Gorus. Tra questi Paesi primeggiano l’Arabia Saudita e il Qatar, poi la Turchia e gli Emirati Arabi, quindi l’Iran.

Quinta ragione del NO

Gli interlocutori dello Stato che si presentano come "imam" che vengono equiparati ai "ministri di culto",  i presidenti di sedicenti "comunità islamiche", sono degli impostori che ci raggirano confidando sulla nostra ignoranza e sulla nostra ingenuità. Sono tutte cariche auto-referenziali che non si fondano né su una legittimazione religiosa islamica né su una investitura democratica. È solo in Italia e in Europa che gli imam sono stati trasformati da funzionari religiosi, il cui ambito di competenza è limitato a una singola moschea, ad autorità religiosa dell’insieme di una città, provincia o Regione.

Sesta ragione del NO

Ciò che si predica nelle mosche è in flagrante contrasto con le nostre leggi, le nostre regole e i nostri valori. È un dato di fatto oggettivo che ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto legittimano l'odio, la violenza, la morte contro i miscredenti, a partire dagli ebrei e dai cristiani, contro gli apostati, gli adulteri, le donne, gli omosessuali.

 

 

L'islam è una ideologia che legittima l'odio, la violenza e la morte dei miscredenti, infedeli, apostati, adulteri e omosessuali. Ciò è prescritto da Allah nel Corano, che per i musulmani è il dio “incartato”, rivelato da Allah a Maometto attraverso l'Arcangelo Gabriele, i cui contenuti sono ordini da ottemperare letteralmente e integralmente. 

 

«Allah ha comprato dai credenti le loro vite e i loro beni dando in cambio

il Paradiso, poiché combattono sul sentiero di Allah, uccidono e sono uccisi.

Promessa autentica per Lui vincolante, presente nella Torâh, nel Vangelo e

nel Corano. Chi, più di Allah, rispetta i patti? Rallegratevi del baratto che

avete fatto. Questo è il successo più grande». (9, 111)

«Combattano dunque sul sentiero di Allah, coloro che barattano la vita terrena con l’altra. A chi combatte per la causa di Allah, sia ucciso o vittorioso, daremo presto ricompensa immensa». (4,74)

«Getterò il terrore nel cuore dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo

(…) Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi» (8, 12-17).

«Combatti dunque per la causa di Allah – sei responsabile solo di te stesso – e incoraggia i credenti. Forse Allah fermerà l’acrimonia dei miscredenti. Allah è più temibile nella Sua acrimonia, è più temibile nel Suo castigo». (4,84)

«Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. Ebbene, è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa, che invece vi è nociva. Allah sa e voi non sapete». (2, 216)

«Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti». (2, 191)

«Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati (...)”. (9, 5)

«[gli ipocriti e i miscredenti] Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte.» (33, 61).

«Combatteteli finché non ci sia più persecuzione e il culto sia [reso solo] ad Allah. Se desistono, non ci sia ostilità, a parte contro coloro che prevaricano». (2, 193)

«E non chiamare morti coloro che sono stati uccisi sulla via di Dio, anzi, vivi sono, nutriti di Grazia presso il Signore!». (3, 169)

 

Il Corano è un testo che legittima la condanna a morte degli ebrei e dei cristiani:

«Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo e siano soggiogati». (9,29)

(Il «tributo», in arabo la «jizya», è il tributo di capitolazione con il quale gli

ebrei e i cristiani si sottomettevano allo Stato islamico accettando lo status di «protetti», «dhimmi», ovvero cittadini di rango inferiore rispetto ai musulmani)

«Dicono i giudei: “Esdra è figlio di Allah”; e i nazareni dicono: “Il Messia

è figlio di Allah”. Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Ripetono le parole

di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah (…)” (9, 30)

«O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati è uno di loro. In verità Allah non guida un popolo di ingiusti”. (5, 51)

«Sono certamente miscredenti quelli che dicono: “Allah è il Messia, figlio di Maria!”. Mentre il Messia disse: “O Figli di Israele, adorate Allah, mio Signore e vostro Signore”. Quanto a chi attribuisce consimili ad Allah, Allah gli preclude il Paradiso, il suo rifugio sarà il Fuoco. Gli ingiusti non avranno chi li soccorra! Sono certamente miscredenti quelli che dicono: “In verità Allah è il terzo di tre”. Mentre non c’è dio all'infuori del Dio Unico! E se non cessano il loro dire, un castigo doloroso giungerà ai miscredenti.  (5, 72-73)

«Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate. Non sceglietevi tra loro né amici né alleati». (4, 89)

 

I musulmani credenti e praticanti pregano 5 volte al giorno. La preghiera inizia con la lettura della prima Sura, i capitoli del Corano che sono in tutto 114, detta Al-Fatiha, L’Aprente, che viene successivamente ripetuta all’inizio delle complessive 17 «unità adorative», fatte di gesti e di invocazioni obbligatorie. Ecco perché la Sura L’Aprente, detta anche «Madre del Corano», è in assoluto la più recitata e la più nota tra i musulmani, paragonabile al «Padre Nostro» per i cristiani. 

 

«In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso

La lode [appartiene] ad Allah, Signore dei mondi

il Compassionevole, il Misericordioso, Re del Giorno del Giudizio

Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.

Guidaci sulla retta via, la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nella tua ira, né di coloro che vagano nell’errore». (1, 1-7)

 

Ebbene tutti i teologi islamici senza alcuna eccezione, basandosi sulla Sunna, la raccolta dei detti e dei fatti attribuiti a Maometto, concordano sul fatto che «coloro che hai colmato di grazia» sono i musulmani, «coloro che sono incorsi nella tua ira» sono gli ebrei, «coloro che vagano nell’errore» sono i cristiani. Da ciò si evince che, consapevolmente o meno, tutti i giorni, almeno 17 volte al giorno, tutti i fedeli musulmani che pregano condannano gli ebrei e i cristiani, a prescindere dal fatto che essi siano musulmani moderati, integralisti, estremisti o terroristi. Ed anche coloro che non pregano ma sono comunque credenti, sono tenuti per volontà di Allah a concepire gli ebrei e i cristiani come nemici e miscredenti. In particolare i cristiani sono condannati come politeisti, il termine coranico è “associatori”, perché associerebbero ad Allah altri dei per la fede nella Trinità.

 

 

Settima ragione del “NO”

Quando il 26 giugno 2015 un terrorista islamico tunisino dell'Isis fece una strage di turisti sulla spiaggia di Sousse in Tunisia, il governo tunisino reagì proclamando lo stato d'emergenza, reintroducendo la pena di morte e ordinando la chiusura di 80 moschee indicandole come “covi del terrorismo”. Le moschee sono state chiuse e prese d'assalto dall'esercito e dalle forze dell'ordine anche in altri Stati islamici, proprio perché trasformate in arsenali e covi del terrorismo islamico. 

Impariamo dagli Stati islamici che sicuramente conoscono meglio l'islam. Se sono loro stessi a chiudere le moschee, a indicarci che le moschee possono essere “covi del terrorismo”, che all'interno delle moschee si pratica il lavaggio di cervello che trasforma le persone in robot della morte, non possiamo in Italia e in Europa continuare a costruire nuove moschee illudendoci che l'islam sarebbe una religione di pace e di amore.

L'arma vera del terrorismo islamico è il lavaggio di cervello, che si pratica sia nelle moschee sia attraverso i siti che propagandano la guerra santa islamica.

Solo dove ci sono le moschee, solo dove ci sono le comunità islamiche, irrompe il radicalismo ed esplode il terrorismo islamico.