Primo Maggio, non c'è nulla da festeggiare nell'Italia al collasso. Il Concertone rassomiglia ai festini nell'Impero romano decadente

Cari amici, la Festa dei Lavoratori che si celebra in tutto il mondo il Primo maggio, in Italia si identifica ormai nel Concertone di Piazza San Giovanni a Roma. Nel contesto di un'Europa dalla civiltà decadente e più specificatamente in un'Italia sempre più al collasso, il Concertone rassomiglia sempre più ai festini nell'Impero romano nella fase della sua decadenza. Un Concertone in cui si esibiscono personaggi di dubbia credibilità artistica con nomi a dir poco stravaganti, come Rancore, Ex-Otago, The Zen Circus, Ghemon, Gazzelle, Subsonica, Ghali, Motta, Negrita, Orchestraccia. 

La fine dell'Impero romano d'Occidente, che gli storici attribuiscono convenzionalmente al 476, anno in cui il barbaro Odoacre depose l'ultimo Imperatore romano d'Occidente Romolo Augusto, avvenne a causa del declino demografico, dell'apertura delle frontiere allo straniero, della concessione della cittadinanza romana  a tutti i sudditi dell'Impero, della perdita dei valori e il degrado dei costumi, della crisi economica per le tasse eccessive che gravavano sui ceti produttivi in particolare sui contadini. 

Ebbene nella nostra amata Italia si sta verificando uno scenario simile. La popolazione italiana si sta riducendo sempre più, nascono sempre meno figli, ci sono sempre più anziani, già ora sta esplodendo lo stato sociale perché scarseggiano le risorse per garantire a tutti le pensioni, la sanità, l'istruzione, il vitto e l'alloggio. L'ultimo dato dell'Istat che riguarda il 2018 parla di 90 mila residenti in meno, 128 mila nascite in meno, calano i cittadini italiani e aumentano gli immigrati stranieri, il saldo naturale (la differenza tra i nati e i morti) è di meno 187 mila, il 20% della popolazione ha oltre 65 anni, 285 mila italiani tra cui la metà giovani con meno di trent'anni sono emigrati all'estero per ragioni di lavoro.

Sul piano finanziario ed economico a febbraio 2019 il debito pubblico è cresciuto a 2.364 miliardi di euro, un miliardo in più rispetto al mese precedente, evidenziando il fatto che l'euro ci ha condannato a un debito inarrestabile e inestinguibile, essendo lo Stato costretto a contrarre nuovo debito per ripianare gli interessi sul debito. E siccome lo Stato non può fallire, fa fallire le imprese, le famiglie e i cittadini, gravandoli di tasse sempre più insostenibili, al punto che gli italiani hanno il triste primato di essere i più tassati al mondo, quasi il 70% tra tasse dirette e indirette. Tra il 2014 e il 2018 circa 100 mila imprese hanno chiuso. Quasi un terzo degli italiani (18.136.663 cittadini) sono a rischio povertà. Quattro milioni di italiani non hanno alcuna fonte di reddito. Sono 6 milioni gli italiani disoccupati o inoccupati, ovvero che non hanno mai avuto un lavoro. Almeno 4 milioni di italiani per sopravvivere ogni giorno si affidano alle mense dei poveri.

Cari amici, il fatto che i Sindacati e le forze politiche festeggino il Primo maggio in un'Italia ad un passo dalla fine come popolazione, come sviluppo e come civiltà, è un atto di assoluta irresponsabilità ed offensivo nei confronti di tutti gli italiani. A cominciare dagli italiani che resistono e che non si rassegnano alla sconfitta. I micro, piccoli e medi imprenditori che sopravvivono e compiono miracoli continuando a crescere e a primeggiare. Questi imprenditori, che lavorano 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno talvolta senza percepire nulla per se stessi, sono i veri eroi di quest'epoca buia. I sindaci dei piccoli Comuni che, a dispetto dello scellerato “Patto di stabilità” imposto dall'Unione Europea che sottrae loro le proprie risorse, riescono a garantire una buona amministrazione della propria comunità. Le forze dell'ordine, anche loro sempre più anziane, umiliate da compensi inadeguati e abbandonate da leggi che non le tutelano, ma che tuttavia danno il meglio di se stesse per garantire la sicurezza del territorio nazionale. Grazie a questi eroici italiani, a cui dobbiamo gratitudine e di cui siamo orgogliosi, l'Italia riesce a tenersi in piedi. Ma non c'è assolutamente nulla da festeggiare. Piuttosto dobbiamo rimboccarci le maniche per realizzare il miracolo del riscatto della nostra sovranità, del recupero della nostra libertà, della rinascita della nostra civiltà. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.